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Proverbi sugli uccelli e le “bestie”

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Alla zampa di ogni uccello che vola

è legato il filo dell’infinito.

(Victor Hugo)

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A San Mattè (21 settembre) l’uccellator salta in piè (in piedi).

Il 21 di settembre si apre la caccia, i cacciatori di uccelli (l’uccellator) si preparano  (salta in piè) quasi a mettersi sugli attenti a questo “evento”.

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Uccello che non canta non dà augurio.

Il canto degli uccellini, si sa allieta il cuore, quando un uccellino non canta sembra che la giornata non ti arrida (sorrida).

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Sul più bello dell’uccellare muore la civetta

Per uccellare, s’intende cacciare gli uccelli, e molti cacciatori per ingannare le allodole si servono del richiamo delle civette, ma se ti muore la civetta durante una partita di caccia, hai finito di cacciare.

CREMONA – Per ingannare le allodole aveva escogitato un sistema tanto semplice quanto efficace: portava con sé al guinzaglio una civetta e la usava per i richiami. Ma l’ impiego di animali vivi per cacciare è rigorosamente vietato e inoltre la civetta è un esemplare protetto. Per tutto questo un cacciatore bresciano è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Cremona dalla polizia provinciale. Gli agenti hanno fermato il cacciatore a Stagno Lombardo, nella campagna cremonese. Il fucile del bresciano è stato sequestrato.

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Ogni uccello, d’agosto è beccafico

Il beccafico è un uccello dei passeriformi di colore grigiognolo, dal becco fine, di passo nella stagione in cui da noi maturano i fichi, dei quali in preferenza si nutre è piuttosto grosso e dannoso per l’agricoltura, questo proverbio vuole sottolineare la vitalità estrema e pertanto l’appetito che si risveglia in tutti gli uccelli nel mese di agosto.

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Tanto caca un bue, quanto un uccellino

Nel senso che sotto al cielo siamo tutti uguali, sia gli uomini “grandi” che i “piccoli” hanno le stesse esigenze incluse quelle corporali, ed è una cosa che può sembrare banale, ma invece non lo è, perché talvolta nel nostro ridimensionarci  attribuiamo agli altri caratteristiche “superiori”, questo pensiero ci riporta alla realtà.

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Chi va per uccellar resta impaniato

Impaniato o invischiato, i cacciatori usano catturare gli uccelli col vischio o pania, e nel preparare la trappola è facile restarne invischiati.

* Pania. Detta anche vischio, consiste in una bacchetta di legno, tradizionalmente cosparsa con la sostanza collosa difficile a seccarsi ottenuta dalle bacche di vischio, o con un’altra sostanza adesiva, bacchetta che viene impiegata per catturare piccoli uccelli. Si dispongono le panie presso punti di abbeveraggio oppure in appostamenti fissi con l’impiego dei richiami.

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Chi non piglia uccelli, mangi la civetta

Il cacciatore che esce per uccellar (catturare uccelli) si consoli con la civetta che si era portato appresso come richiamo per  le allodole, se non riesce a catturarne.

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A ogni uccello suo nido è bello

Ogni uccello ama la sua dimora, prendiamone esempio, la semplicità insegna e ci disegna i passi.

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Cattivo è quell’uccello che rivela il proprio nido

L’uccello che rivela dove ha nascosto il nido mette in pericolo le sue uova, ed è pertanto un disattento genitore.

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Gli uccelli che sono nel suo nido a tutti si rivoltano

I piccoli uccellini dopo la schiusa delle uova sono ciechi e completamente inconsapevoli dei pericoli della vita, ad ogni vibrazione del nido affamati e fiduciosi, si voltano col becco aperto, ugualmente accade ai nostri bambini quando da piccoli hanno slanci d’affetto verso tutto e tutti, ma la vita insegna che non di tutto e tutti si può aver fiducia.

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L’uccello in gabbia è come un uom sposato

Questo proverbio mi fa tornar alla mente quest’altro: L’uccello in gabbia non canta per amor, canta per rabbia.

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La bella gabbia non nutrisce l’uccello

Una gabbia seppur bellissima per l’uccello resta sempre una prigione, e non lo renderà pertanto felice.

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Una passera non diventa falco, anche se vola in alto

Il passero resta passero anche se fa voli altissimi, la natura profonda delle persone non cambia anche quando cercano di apparire diverse.

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Il peccare è da uomini, l’ostinarsi è da bestie

Il commettere errori (lo sbagliare) è concesso all’uomo, ma chi si ostina nel cadere sempre nello stesso errore, in questo proverbio  è paragonato alle “bestie”, che non sanno far degli errori commessi insegnamento, cosa di cui l’uomo  invece dovrebbe essere capace.

La soma, la bestia doma

Il lavoro nello stancare, calma le bollenti intemperanze degli uomini

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L’ingrato colle bestie si conviene,
che non sa se non render mal per bene

Le persone ingrate alle stregua degli animali, non sono riconoscenti.

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L’umiliarsi è da uomo, l’avvilirsi è da bestia

L’umiliazione presuppone la dignità della persona, può calare il capo solo chi lo ha avuto alto,  l’avvilirsi in questo caso presuppone l’aver perduto ogni contatto con la propria divinità interiore.

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Perdonare è da uomini, scordarsene da bestia

Il  perdono è il prezioso dono che l’uomo consapevole fa a se stesso e al suo prossimo, lo scordarsi è il frutto malevole di chi vive senza soppesare minimamente gli eventi belli o brutti del suo quotidiano esistere, in questo caso chi scorda (dimentica con faciltà) vuol dire che non da importanza agli altri ed è pertanto  paragonabile alle bestie.