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Ci vuole acqua per un fiore che sboccia – La Favola del Natale

Ci vuole acqua per un fiore che sboccia

In un cielo lontano viveva una Goccia, che aveva tanta paura di cader dal cielo con la Pioggia…

Figlia mia la fantasia è la via. Nelle favole è nascosta la saggezza delle nuvole.

Le ripeteva spesso sua madre la Pioggia, stringendola forte tra le braccia:

Ora ti racconto la Favola del Cavaliere Pazzo:

C’era una volta cavaliere pazzo che girava di palazzo in palazzo, nel cercar un terrazzo da cui spiccar il volo con il suo arazzo. Quando finalmente l’ebbe trovato, stese in terra l’arazzo e vi saltò sopra come un razzo. Il cavaliere la sua spada sguainò e nell’incitar il suo destriero l’arazzo davvero si sollevò. Quel giorno un cavaliere su un arazzo, volò via dal tetto del palazzo, e il mondo capì che non era poi così pazzo.

La piccola Goccia intanto appollaiata su una nuvola candida, era preoccupatissima nel guardare quanta distanza ci fosse tra lei e la terra, sapeva che quando sarebbe arrivato il momento di cadere si sarebbe schiantata frantumandosi in mille piccolissime particelle così come era accaduto a tutte le sue sorelle. La sua grande paura alzò altissime e insormontabili mura, e la fantasia divenne davvero la sua unica via.

Io non mi schianterò!

Disse improvvisamente un giorno rompendo il suo lungo silenzio.

Davvero e perché?

Chiese il Sole.

Perché io so volare!

Il Sole sorrise alle parole di quella piccola Goccia.

Vola allora!

Le mie ali aprirò, il giorno che come pioggia dal ciel cadrò.

Il Sole l’accarezzò con un suo raggio  rivestindola di luminose scintille.

Goccia ci vuole acqua per un fiore che sboccia, perciò è preziosa la Pioggia.

E giunse il tempo della pioggia per quella Goccia, il Sole era lontano e sua madre le teneva stretta, stretta la mano.

Figlia mia, ricorda è nella fantasia la via!

Disse la Pioggia.

La piccola Goccia chiuse i suoi occhietti stretti, stretti, aveva tanta paura, ora che dei suoi sogni vedeva crollar le mura. Un tuono, un lampo, e giù la pioggia…

La goccia si trovò a cadere giù, ora sola soletta, non c’era più sua madre a tenerle la mano stretta, stretta, scivolava veloce attraverso l’aria fredda e scura, che accresceva istante dopo istante la sua già grande paura. La speranza aveva ormai lasciato del suo cor la stanza, quando riascoltò l’eco delle sue parole in lontananza:

Le mie ali aprirò, il giorno che come pioggia dal ciel cadrò.

La terra era ormai vicina e lei prese gridare con la sua piccola vocina:

Io so volareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!

Sembrava non fosse accaduto nulla, ma improvvisamente la sua caduta incominciò a rallentare:

Che accade? L’aria mi culla e sento che il mio cuore non ha più paura di nulla.

La goccia non capiva cosa stesse accadendo, ora scendeva lentamente non si sarebbe più schiantata ma in terra sarebbe lentamente planata. La goccia si depositò sul palmo di una mano schiusa:

Giuseppe guarda il primo fiocco di neve, e sembra che dentro abbia la luce del sole!

Giuseppe sorrise a Maria, mentre conduceva l’asinello al riparo in una grotta. Intanto il fiocco di neve sulla calda mano di Maria era ridiventata goccia:

Ci vuole acqua per un fiore che sboccia!

Disse Maria bevendo la Goccia. Poi con una risata cristallina attirò di nuovo l’attenzione di Giuseppe:

Gesù scalcia.

E Giuseppe sorridente rispose:

Gli sarà piaciuta la goccia!

Intanto erano arrivati alla grotta, Giuseppe fece scendere Maria dall’asinello, faceva davvero tanto freddo si strinsero in un abbraccio per darsi calore e in quella gelida notte nacque Nostro Signore, e al suo primo unguè una goccia cadde dagli occhi del santo bebè.

Questa non è la storia di una goccia che aveva paura di cadere nella pioggia, ma quella di una lacrima che non voleva scivolar nel pianto, e nella fantasia aveva infin trovato la sua via, e quando venne il tempo di cadere  finì nel cuore del divin redentore.