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La storia di Lucia – I mini libri

La storia di Lucia

“Quando sono venuta alla luce ho lasciato tutti al buio”

Prefazione a cura di Cleonice Parisi

La vita cos’è se non uno scrigno degno di essere portato alla luce, ed ecco che  Lucia riuscendo ad elaborare la propria esistenza, ha racchiuso in questo scrigno l’essenza di tutta la sua vita.
Lucia dice: “Quando sono venuta alla luce ho lasciato tutti al buio”, nascere con labbro leporino doppio con palatoschisi, non è certo una bella cosa, ma prima che fosse Lucia a rendersene conto, furono i suoi genitori che accettarono e crebbero questa creatura, cercando a loro modo, di non farle pesare la diversità, ma Lucia ancora dice e non s’inganna:  I bimbi sono crudeli nella loro sincerità, i grandi sono cattivi nella loro ignoranza.
Nonostante le precauzioni prese dai suoi genitori, alla piccola Lucia la vita non  evitò il confronto con il mondo. Un mini libro che raccoglie l’ esistenza, caparbia, vivace e intraprendente,  di una persona che ha affrontato  le vicissitudini della vita, con il sorriso stampato nel cuore e sul viso.
Pagine intrise di un dolore, che oggi raccontato ha il sapore della comprensione, Lucia è una donna che della pazienza ne ha fatto un arte per sostenere il peso della vita, ed oggi con la saggezza degli anta ci regala la sua grande ricchezza.
L’ignoranza non è una colpa, specie se è figlia dei tempi,  Lucia col senno di poi  ha perdonato e compreso, che le parole non dette dalla sua mamma, non erano riuscite ad arrivare alla bocca, perché le restavano incatenate nel cuore, oggi Lucia sa cos’è l’Amore, comprensione e perdono.

Una grande gioia tramutata in dramma

Sono nata il nel dicembre del 1946, nella via dove abitavo c’erano miriadi di donne col pancione, i mariti erano tornati chi prima chi dopo dalla guerra. Avevo già un bellissimo fratello di cinque anni. La nascita di una femminuccia, doveva essere il massimo della gioia, anche se in casa c’era molta povertà. Quando sono venuta alla luce e ho messo tutti al buio più completo, labbro leporino doppio con palatoschisi, i tempi, la povertà, l’ignoranza e la disinformazione misero la mia famiglia nella completa disperazione.
Vivevamo con i genitori, due sorelle e un fratello di mio padre, i miei zii all’insaputa dei miei genitori, chiesero alla levatrice se poteva fare qualcosa perché non vivessi, ovviamente si rifiutò. Cominciò così per i miei genitori un calvario, cercare il latte di capra, cercare un biberon con annesso il palato. Il palato schisi, è quando nel neonato il palato non si è chiuso e pertanto non può succhiare il latte dalla mamma.
Da due mesi di vita a dieci anni, ho avuto tra Milano e il Mayer di Firenze, sette operazioni. La sfortuna mi perseguitava, a ogni operazione mi veniva la broncopolmonite e mi si strappavano i punti messi. Avrei dovuto subire solo un’operazione da piccola, poi mi avrebbero rimessa a posto allo sviluppo, ed invece…
Immaginate di cucire uno strappo una volta e poi ricucirlo per bene quando sarebbe stata l’ora, invece adesso immaginate lo stesso strappo cucito e ricucito per ben sette volte, comunque il mio problema più grande era che in casa l’argomento era tabù, nessuno ne parlava, non sapevo né  perché ero diversa, né che cosa mi aspettasse in futuro.
Cos’ì loro stavano zitti, io tantomeno raccontavo i dispetti e gli sbeffeggiamenti che subivo, non volevo rattristare chi era già triste per me.
I bimbi sono crudeli nella loro sincerità,
i grandi sono cattivi nella loro ignoranza.
Asserisco questo perché vissuto in prima persona.

Dall’infanzia all’adolescenza

Non ho voluto continuare gli studi perché con la scuola elementare ho avuto esperienze negative, in 1^ e 2^ eravamo tutte femmine, io per le maestre sciupavo la classe, non è come adesso che gli handicappati ricevono il doppio d’amore.
In cinque anni ho cambiato cinque o sei maestre/i finita la scuola sono andata a cucire. Avevo un’amica della mia età che era stata adottata, era un handicap anche quello a quei tempi. Per un mio bisogno forse, mi sono erta a sua paladina, la difendevo da tutti e contro tutti, era un modo per spostare l’attenzione dal mio problema. Ho avuto amiche e amici meravigliosi, che non facevano caso al mio aspetto, ma ci sono due episodi che non riuscirò mai a dimenticare, e che ancora mi fanno male:
Nel primo mi rivedo bambina piccolissima in ospedale nel lettino a cancellini che con la manina nella rete offrivo un biscotto a un’infermiera scorbutica, a mio parere guardava solo i bimbi belli.
Nel secondo, anche se ne avrei moltissimi, giocavamo a marito a moglie, senza malizia, mi allontanavo sempre perché non volevo assistere alla formazione delle coppie. Una volta nel tornare in anticipo, ascoltai un ragazzo che era venuto ad abitare da poco, dire:
Io non voglio fare il marito di quella lì!
I miei amici non mi rividero per un giorno intero. Verso i quindici anni, andai a lavorare in una fabbrica, eravamo 150 ragazze rimpiango ancora quei tempi, allora non seppi apprezzarli, lì conobbi mezzo paese. Poi arrivò il mio 16° anno di età, dovevo operarmi, le condizioni economiche dei miei genitori non erano cambiate e dovetti accontentarmi di ciò che offriva Firenze.
“Io avrei sposato anche un gatto se me lo avesse chiesto,
dovevo dimostrare che ero come le altre.”

I miei sogni s’infransero in uno specchio

OK! Sono arrivati i miei sedici anni!
Mi operai tre volte, una ogni due mesi. Sognavo che nessuno mi avrebbe riconosciuta dopo l’ultima operazione, e invece i miei sogni s’infransero in uno specchio. Svenni per la delusione, certamente non c’era confronto con la Lucia di sei mesi prima, ma la testolina di una 16enne, che ha sempre sofferto per il suo aspetto, viaggiava nelle nuvole.
I miei anni di speranza si aspettavano un miracolo!
A volte la notte mi addormentavo pregando con le dita sul labbro, ma la mattina il miracolo non c’era e non ci fu nemmeno allora. Insomma la vita è andata avanti, ho avuto quattro o cinque ragazzi, allora erano solo baci e niente più, ma restano per me i ricordi più belli, i baci.
A diciotto anni e mezzo mi sono fidanzata, per i miei genitori era finalmente finito l’incubo, avevano una figlia come tutte, però nessuno si è mai preoccupato di come stavo dentro.
Quello che rimprovero ai miei genitori e parenti è di non avermi mai infuso, coraggio, speranza, fiducia in me stessa, mia madre mi avrebbe dovuto spiegare e chiedere tante cose, parlare con me di tutto, chiedermi di questo ragazzo, se gli volevo veramente bene. Doveva aiutarmi a riflettere, e dirmi di non avere fretta, che forse ne avrei trovati altri, se non mi sentivo sicura. Probabilmente non l’avrei ascoltata, ma consigli da lei non ne vennero mai.
Quel ragazzo adesso è mio marito dal 1967, era un bel giovane e adesso è un bel settantunenne, ma io avrei sposato anche un gatto se me lo avesse chiesto, dovevo dimostrare che ero come le altre.

Il sesso

Mia Madre che non parlava mai del mio difetto, mi raccontava cose tremende sul sesso, mi parlava di donne morte per emorragie la prima notte di nozze, oppure di coppie rimaste incastrate che erano state portate in ospedale per essere divisi.
Questo era il suo modo per dirmi di non farlo, mettendomi timore. Dopo un mese di fidanzamento, anche con tanta paura l’ho fatto in macchina.
Fra il male, gli occhi fissi al finestrino  per paura dei guardoni, cosa avrò provato?
In seguito devo dire che non è stato molto migliore, io ero ingenua e lui pensava solo a se. Dopo un anno e mezzo ci siamo sposati, ma le cose andavano sempre peggio. Lui è stato un gran lavoratore, il resto non gli interessava. Non so perché mi abbia sposata? Anche se adesso siamo maturati e senza di me sarebbe perso e mi vuole molto bene. Con una donna di oggi, il matrimonio sarebbe naufragato prima ancora di essere nato.
Usciva tutte le sere, tanto abitavamo in famiglia e non mi lasciava sola, vivere con la famiglia è lo sbaglio più grosso che una coppia possa fare. Penso che finisca tutto prima, perché devi reprimere certe effusioni che invece accenderebbero la miccia.
Insomma bene o male sono passati sette anni, per me il sesso era un martirio e mio marito era uno che lo voleva fare tutti i giorni.
Finalmente è nato Mirko, l’amore della mia vita, cinque anni dopo Marina i miei due gioielli. Mio marito non si è mai interessato all’educazione dei figli e dell’andamento della famiglia, da qui la mia disistima era tutto sulle mie spalle, capisco che non sono stata la sola con quell’onere anzi ce ne saranno a milioni.
Il guaio per me che il sesso passava dalla testa e per un lungo periodo stringevo le lenzuola fino a farmi male, dalla repulsione che avevo quando mi toccava, la fortuna è che durava un minuto o poco più. Adesso questo è superato. Abbiamo discusso, ho pianto, ho urlato, ma se non facevo sesso, ci rimetteva tutta la famiglia, perché s’innervosiva con tutti. Adesso gli anni attenuano le cose, qualche volta si lamenta perché io non partecipo, gli rispondo che ha ciò che si merita.
Forse io non ho mai fatto l’amore.
Lui non ha mai pensato ai miei bisogni ha sempre preteso e basta, con gli anni ho capito che lui mi ha solo usata l’amore non è così. Adesso non m’interessa più, anzi sono contenta che capiti rarissimamente.
Dal 2007 gli hanno tolto un polmone, sta bene per fortuna, ma il sesso se l’è dimenticato ed io non devo più far finta di dormire o dire di no. Il resto della vita è stata come per tutti alti e bassi, bassi e bassi. Ho due figli in gamba e questo mi fa dire che non ho sofferto invano, Marina mi ha reso nonna di Alessia  4 anni, il 22 febbraio scorso, e Manuel due anni l’ottobre scorso, due bellissimi bambini.
Mirko si è sposato l’ottobre scorso e intorno al 25 aprile saremo di nuovo nonni. Io e mio marito ci vogliamo più bene di sempre, siamo amici, confidenti, complici, fratelli, sono arrivata alla conclusione che l’affetto è più forte e durevole dell’amore.

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Prefazione a cura di Cleonice Parisi
Una grande gioia tramutata in dramma
Dall’infanzia all’adolescenza
I miei sogni s’infransero in uno specchio
Il sesso