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Il Vincente – Favola

 

Il Vincente

La mano aveva buttato a terra una carta, i due occhi che gli erano di fronte la fissavano  silenziosi,  le sue mani ferme immobili sul tavolo, i piedi fissi in terra non accennavano ad alcun tipo di scalpitio, quell’uomo era una tomba sembrava possedesse il totale controllo delle sue emozioni, non per niente era da tutti soprannominato “Il Vincente”, quando improvvisamente da un movimento quasi impercettibile della sua bocca si udì una parola:

Carta!

L’avversario prese dal mazzo la prima carta e gliela lanciò sul tavolo,  fu raccolta velocemente dalla mano che con professionalità l’unì alle altre aprendole poi a ventaglio e nel mantenere quel muto contegno, che  sapeva bene  gelare il sangue agli avversari,  mise a terra dicendo:

Scala Reale!

Al fianco di Carlo c’era Vanessa a tenergli una mano sulla spalla come per sostenerlo, ma alla vista della scala reale, capì che il gioco era finito e sussurrando alle orecchie di Carlo disse:

Ti avevo avvisato lo chiamano “Il Vincente”, peccato che il tuo occhio non vede e il tuo orecchio non mi sente!

Disse la giovane donna.

Una mano fortunata! Ne facciamo un altra?

Chiese Carlo con falsa tranquillità.

No ho da fare! Sarà per la prossima volta!

Rispose il Vincente, raccogliendo dal centro del tavolo un mazzo di chiavi e una mazzetta di banconote fruscianti. I soldi li mise nella tasca interna della giacca da dove li aveva tirati fuori qualche minuto prima e le chiavi fischiettando prese a farle girare attorno ad un dito e mentre un sorriso di compiacimento gli si dipinse in volto, disse:

Scusa Carlo dove hai parcheggiato la Ferrari?

Appena esci sulla tua sinistra!

Rispose Carlo tra i denti, mentre con le mani si sosteneva la testa che sembrava subisse una strana  attrazione gravitazionale verso il  tavolo da gioco.

Su dai è andata così, la prossima volta andrà meglio! Il Vincente è sempre il Vincente!

Disse Giacomo avviandosi verso l’uscita del bar, tra applausi e pacche sulla spalla ed aggiunse:

Offro da bere a tutti!

Lasciando una banconota da cinquecento euro alla cassa.

Solo una mano sfortunata!

Disse  Carlo mentre Vanessa gli scompigliava i capelli con le sue candide e affusolate manine. Il bar era gremito di gente, tutti bevevano e festeggiavano la vittoria di Giacomo detto il Vincente, ed ogni brindisi in suo onore sembrava fosse una pugnalata nello stomaco di Carlo,  quando un grosso boato interruppe bruscamente la festa. Tutti si diressero fuori di corsa la Ferrari di Carlo  era in fiamme tutta accartocciata vicino ad un muro,  l’autista del camion che si era fermato a bere nel bar, ci aveva dato un pò troppo dentro  con gli alcoolici quella sera, e la Ferrari non l’aveva proprio vista era partito in quarta spiaccicandola dentro al muro. Quel giorno finì la vita di Giacomo detto il Vincente e da quel giorno Carlo incominciò a sentirsi l’uomo più fortunato sulla faccia della terra, perchè  su quella Ferrari, che aveva perso maldestramente al gioco, ci doveva essere lui.

Venire al mondo è già una grossa vittoria, l’uomo che nasce alla vita ha la possibilità di costruirne la storia. Il gioco è un passatempo che se diventa vizio, dell’uomo segnerà la fine, cancellandone il vittorioso inizio.