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I casino online

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I casino sono dei contesti di gioco in cui gli utenti hanno la possibilità di divertirsi, trascorrendo parte del proprio tempo libero scommettendo su diverse forme di intrattenimento, distinguibili in giochi da tavolo, macchinette elettroniche, giochi di carte.

Da oggi, non vi è la necessità di recarsi in un vero casino terrestre per avere il massimo del divertimento, in quanto, da luglio 2011, sono disponibili sulla rete tante piattaforme per il gambling on-line che offrono innumerevoli servizi di gioco che facilmente sono alla portata di tutti. Nei prossimi paragrafi, proveremo a scoprire insieme le principali proprietà di tali servizi di gioco.

All’interno delle piattaforme dei casino online con licenza Aams, che operano sul mercato del gioco a distanza italiano, gli utenti troveranno tante forme di intrattenimento di grande qualità, dotate di componenti grafiche sofisticate che riproducono, in modo perfetto, il contesto di gioco catapultando il giocatore in un ambiente sempre più avventuroso, ricco di emozioni e capace di regalare degli ottimi premi in denaro.

Il signor Liscio e il signor Ruvido

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Il signor Liscio e il signor Ruvido

Un bel giorno il signor Liscio decise di andare a vedere la città, lui viveva da sempre in un paesino di campagnia e non era per nulla abituato ai rumori della città, i motori delle macchine (brum brum), i clacson (pepi pepi), le voci dei bambini…. e fu così che distratto da tanti rumori urtò non volendo il signor Ruvido:

MI SCUSI NON L’HO FATTO APPOSTA.

Disse il signor Liscio con un sorriso e il signor Ruvido rispose:

STAI PIU’ ATTENTO, QUANDO SI CAMMINA PER STRADA BISOGNA AVERE GLI OCCHI BEN APERTI!

MI SCUSI ANCORA.

Disse il signor Liscio.

Il giorno dopo il signor Liscio decise di ritentare l’impresa, ANDARE IN CITTA’ e ricordando le parole del signor Ruvido aprì gli occhi tantissimo ma talmente tanto da sembrare due uova al tegamino, nonostante ciò urtò contro il signor RUVIDO.

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STAI PIU’ ATTENTO, QUANDO SI CAMMINA PER STRADA BISOGNA AVERE LE ORECCHIE BEN APERTE!

MI SCUSI ANCORA.

Disse il signor Liscio.

Il giorno dopo il signor LISCIO aprì le orecchie ma talmente tanto da sembrare due enormi megafoni e con gli occhi che sembravano due uova al tegamino  scese in città.

STAVOLTA STARO’ BEN ATTENTO A NON URTARE QUELL’ANTIPATICO  DEL SIGNOR RUVIDO.
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Disse parlando ad alta voce ma anche quella volta lo urtò.

STAI PIU’ ATTENTO, QUANDO SI CAMMINA PER STRADA BISOGNA AVERE LA BOCCA CHIUSA CON UNA CERNIERA!

MI SCUSI ANCORA.

Disse il signor Liscio.

Il giorno dopo il signor LISCIO andò in città, con gli occhi come due uova al tegamino, le orecchie come due grossi megafoni e la bocca chiusa con una cerniera e stavolta non urtò il signor RUVIDO.

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Il signor Ruvido nel vedere che il signor Liscio aveva accolto i suoi consigli, lo invitò a prende un caffè e da quel giorno divennero buoni amici.

Cosa occorre:

Cartoncini, pennarelli, spugnetta ruvida (cucina), materiale liscio, colla, scotch per plastificare; 

Attività tattile:

Liscio e ruvido;

Imparare ridendo.

Tentasuccosa – Favola

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Tentasuccosa

E mentre il mondo girava, in una vallata lontana una mela dormiva sul suo albero ed un serpente di passaggio disse:

Non esiste vita che non abbia nel cuore un sogno e nella mente un bisogno.

La mela aprì gli occhi e guardò chi era a parlare:

Mela: – Di te dicono che tu sia il male?

Serpente: – E di te dicono che tu sia la tentazione?

La mela prese lo specchio che aveva in tasca, perchè anche le mele hanno le tasche molto ben nascoste ma le hanno e nel guardarsi illuminata dal sole disse:

Mela: – Concordo sono assai tentasuccosa.

Serpente: -Che termine ti sei inventata?

Mela: – Un nuovo vocabolo è vietato?

Serpente: Non esiste! Affinchè esista lo devi presentare all’Accademia della Crusca!

Disse il serpente disturbato e la mela prese a ridere:

Mela: Caro mio sii un pò più elastico. L’essere tentasuccosa non fa di me un oggetto del male, io sono quel balcone che permette l’affaccio. Se non scorgi cosa c’è oltre non potrai mai fare scelte consapevoli, non credi? Vedi perciò io stimo quella ribelle della tua amica?

Serpente: – Chi?

Mela: – La pecora nera s’intende! Lei ha deciso di guardare oltre il recinto, si è ribellata al cammino insapore ed incolore del gregge ed è scappata via. Certo anche lei ha subito la tua stessa sorte, da bianca l’uomo l’ha dipinta di nero, perchè tutto ciò che ti rende libero per chi ti vuole schiavo è male, ricordalo sempre.

Serpente: – E di me che ne pensi, la storia dell’uomo ormai mi ha condannato.

Mela: – Di te? Tu non esisti davvero sei un invenzione.

Serpente: – Ora stai esagerando! Attenta a te che ti faccio cadere dall’albero.

La mela riprese a ridere stavolta la sua risata era ancora più riecheggiante:

Mela: – Mio caro tu sai quanto l’uomo sia “piccino” non riesce ancora ad assumersi la responsabilità delle sue scelte ed ha costruito un fantoccio a cui attribuire le colpe di tutte le sue aberrazioni. Tu non hai nessuna colpa, sei la maschera che ogni essere umano indossa quando non si riconosce umanità.

La mela richiuse gli occhi e il silenzio scese in tutta la vallata.

Si ringrazia per l’immagine Marco Montalto

Un pesce fuor d’acqua – Favola per bambini sulla diversità

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Un pesce fuor d’acqua

tratto dal libro “La Piccola Voce”

Sal era un pesciolino alquanto anomalo, amava nuotare a pelo d’acqua, a differenza di tutti gli altri pesci della sua comunità che nuotavano ad una certa profondità. Gli abissi del mare per Sal però erano troppo bui ed egli aveva sempre cercato di raggiungere quella luce chiara che fievolmente filtrava attraverso la superficie dell’acqua. A causa di questo suo modo d’essere, il pesciolino era da tutti considerato un “diverso” e per questo isolato. Talvolta Sal correva tra le lacrime dalla sua mamma, che lo amava più di ogni altra cosa e che era solita dirgli:

Tesoro  la diversità non è un difetto ma è il secondo nome della normalità, quello che siamo soliti non usare. La regola che governa il nostro mondo si basa sul principio della promiscuità o diversità. Non esiste in natura nessuna cosa identica all’altra, anche ciò che all’apparenza sembra appartenere a un gruppo omogeneo è a sua volta composto da individui diversi gli uni dagli altri.

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Prendi per esempio quel gruppetto di alghe laggiù e osservale, vedrai che seppur ti appariranno tutte identiche, prese singolarmente saranno una diversa dall’altra. Tutto in natura segue la stessa legge, pertanto che tu sia diverso non mi fa meraviglia perché siamo tutti diversi. Anche se talvolta preferiamo guardare la diversità negli occhi degli altri piuttosto che riconoscerla in noi stessi e questo solo per paura.

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E’ molto più facile sentirsi parte integrante di un gruppo, perché in questo modo ci sentiamo meno fragili, e le nostre paure più profonde trovano in questa illusione un’oasi di pace.

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Pertanto non te la prendere più di tanto figlio mio, coloro che ti giudicano oggi non hanno ancora osservato bene se stessi, e sono molto indietro rispetto a te sulla scala dell’evoluzione personale. Quando un dì riusciranno ad osservarsi con lo stesso senso critico che oggi usano per giudicare te, capiranno di non essere infine tanto diversi da chi giudicavano.

Nonostante le sagge parole della mamma il povero Sal si sentiva sempre più triste, forse se fosse stato un’alga invece che un pesce avrebbe sofferto molto meno di come invece soffriva. Nel suo cuore c’era una fiammella eternamente accesa, ed era quella luce che lo spingeva ad uscire da quel buio degli abissi in cui viveva, ma nessuno lo avrebbe mai potuto capire.

Un giorno particolarmente buio il giovane pesce salutò idealmente il suo mondo, al quale ormai non si sentiva più legato, e incominciò a nuotare verso quella luce che filtrava sopra il mare. Giunto a pelo d’acqua si fermò per un attimo e gli ritornarono alla mente le parole degli anziani :

Salomone ascolta, solo pochi sprovveduti hanno superato il confine tra il mondo inferiore e il mondo superiore, e chi lo ha fatto non è più tornato a raccontarlo!

Ma Sal era disperato e senza pensarci su due volte saltò fuori dall’acqua, trovandosi a volare leggero nell’aria limpida e luminosa del giorno. Pochi istanti di quella visione di luce e cielo gli diedero un’energia mai provata prima, si sentì immerso completamente nell’amore. Nel ricadere in mare con gli occhi colmi di lacrime di gioia, Sal decise di raccontare agli anziani cosa aveva visto, e con entusiasmo descrisse tutte le bellezze che aveva potuto osservare, raccontò che al di sopra del mare c’era un altro mondo pieno di luce e aria respirabile, e che bastava solo crederci per rompere il sottile velo che divideva i due mondi. Gli anziani lo ascoltarono e poi decretarono che il giovane pesce era impazzito completamente, nessuno era mai tornato da lì per poterlo raccontare e poi dissero, ma giusto per accontentarlo:

Portaci un segno e ti crederemo!

Sal si sentì ancora più solo, in effetti si era sempre sentito come un pesce fuor d’acqua anche nel suo mondo, e ora che lo era davvero nessuno gli credeva. Risalì di nuovo sopra il livello del mare, voleva portare agli abitanti degli abissi un segno tangibile della sua scoperta. Emerse con la testa dal mare e rivide quel meraviglioso panorama, un cielo immenso e luminoso tagliato di tanto in tanto dal volo di coloratissimi uccelli, e un sole splendente. La bellezza di quel luogo lo incantava ma non vi era nulla che potesse portare via, ciò che aveva trovato lì era l’armonia dell’anima. Mentre era preso e compreso dai suoi pensieri un uccello dalle larghe ali gli venne incontro chiedendogli perché fosse tanto triste, e il giovane pesce gli raccontò il suo dilemma. L’uccello sorrise dicendogli:

Se ho ben capito devi portare lì giù da Voi un segno dell’esistenza di questo mondo, altrimenti non ti crederanno mai. Ebbene non è poi tanto difficile, ci penserò io!

Il variopinto uccello si allontanò qualche minuto e poi tornò portando nel becco un ramoscello che consegnò a Sal dicendo:

Questo frutto cresce solo in questo luogo, nessuno potrà mai obiettarti la sua origine, perché loro sanno che il ramo che porti nasce da un grande albero.

Sal sorrise felice e chiese all’uccello di che frutto si trattasse e l’uccello:

Il ramoscello che ti ho dato è di un albero di ulivo simbolo di pace, e di questa pace tu sarai messo. Va’ dagli anziani, loro sapranno riconoscerne il valore.

Il giovane pesce scese negli abissi portando con sé il ramoscello d’ulivo e lo consegnò agli anziani i quali, così come aveva detto l’uccello, non poterono più dubitare della sua buona fede. Sal non si sentì mai più come un pesce fuor d’acqua e neanche la sua comunità lo considerò più tale e da quel giorno nessuno più usò la parola “diverso”, che venne abbandonata in luogo del suo secondo nome “normale”.

SAL HA PARTECIPATO AL PROGETTO INTEGRAZIONE ANNO SCOLASTICO 2012/2013

SAL HA PARTECIPATO  AL PROGETTO VALEO

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Progetti

Scuola media statale “G. Bianco-G.Pascoli” Fasano 72015 (BR)
La storia “Un pesce fuor d’acqua” è stata tratta da:”La
piccola voce” di Cleonice Parisi.

Leggi la sceneggiatura

Scuola Primaria “Cardinal Ferrari”
A.S. 2014/2015
Progetto Exploriamo il mondo

Leggi il progetto

Dodò vola via dal Nido – Favola continuità Nido/Scuola dell’Infanzia 3-5 anni

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Dodò vola via dal Nido

(Favola continuità Nido/Scuola dell’Infanzia 3-5 anni)

Era finalmente arrivato il momento per Dodò di volar via dal nido.

Vola Dodò, vola!!!

Diceva la sua sorellina Dudù che era già volata tra i rami lassù. Dodò guardava giù nell’erba e poi guardava su nel cielo ma non apriva mai le ali.

Non voglio venire, sto tanto bene qui nel nido!

Dodò ma è così bello quassù, vieni anche tu!

Disse Dudù.

Non mi piace!

Come fai a saperlo se non ci sei mai venuto? Qui c’è tanto spazio per giocare, nuovi amici, tante cose bellissime da scoprire.

Scoprireeeee

Scoprireeeee

Scoprireeeee

 

Davvero?

Disse Dodò che incominciava ad essere interessato.

Giochiamo tutti insieme e ci sono tantissimi posti da esplorare.

 

Esplorareeee

Esplorareeee

Esplorareeee

Quelle parole accesero l’interesse di Dodò che anche nel nido era sempre stato il più curioso. Prese a muoversi un pochino di qua ed un pochino di là ed improvvisamente con un salto veloce fu sul bordo del nido. Incominciò a sporgersi, barcollando un pochino per guardare meglio cosa accadeva lassù, dove volava felice la sua sorellina Dudù.

Come si divertivano, quante risate, doveva essere proprio bello.

Pensò Dudù.

Fu così che aprì le ali, prese a muoverle prima pian pianino e poi sempre più forte ed in pochi momenti accadde qualcosa di meraviglioso Dodò si alzò in volo trovandosi anche lui lassù insieme a Dudù. Che meraviglia, quanti posti da esplorare, quanti nuovi colori e nuovi amici. Dodò era felice, Dudù lo raggiunse e gli presentò tutti i suoi amici.

Dodò però qualche volte era un poco triste, gli mancava il nido ed un giorno ci tornò con Dudù, fece per entrarci e notò che ormai non c’entrava più.

Il nido deve essersi rimpicciolito.

Disse Dodò.

Sei semplicemente cresciuto!

Rispose Dudù che anche nel nido era sempre stata la più saggia. Dodò e Dudù ridendo tornarono felici dai loro nuovi amici.

Il negozio di scarpe

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Il negozio di scarpe

Cercare l’Amore e come cercare un paio di scarpe in negozio assortitissimo, strutturato su più piani, forse se ci avessero proposto uno scambio “l’ago nel pagliaio” al posto delle “scarpe giuste” sono sicura che avremmo avuto più chance.

Entriamo in questo negozio affollato, dove ogni donna cercherà di accaparrarsi un paio di scarpe, sembrano ingorde, inferocite, avide, le loro mani sono veloci, più veloci delle tue, loro prendono quelle più belle, quelle più eleganti, quelle con i tacchi più alti e tu non sai cosa fare, senti solo la fretta stringerti alla gola.
Cosa può fare? Non le puoi misurare tutte? Ed allora capisci che bisogna tentare, tentare e tentare ancora cercando di non farsi troppo male, perchè esistono scarpe in grado di non farci camminare mai più.

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Ti lanci nella mischia, non sai che tipo di scarpa possa andarti bene, ancora non conosci neppure che numero porti ma devi avere anche tu un paio di scarpe, ti senti disperata.

In questo strano negozio ogni angolo di muro ti mostra un orologio, che scandisce istante dopo istante la vita, sembra quasi fare da eco al tuo “orologio biologico” …..corri…corri non hai tempo.

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Sei in uno stato di confusione, prendi le prime scarpe che ti capitano sotto le mani, le indossi ….sei felice ora anche tu puoi sfoggiare un paio di scarpe, anche se dopo qualche passo ti accorgi che qualcosa non va, forse il tacco è troppo alto o forse troppo basso, o il colore è troppo acceso o troppo cupo, o forse è la misura che è troppo grande o troppo piccola, quanti “troppo”, troppi “troppo”.

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Questa è la vita figlia mia, non passarla a cercare un paio di scarpe, anche io un giorno mi persi in quel negozio, gli orologi appesi al muro mi toglievano l’aria, mentre cercavo disperatamente un paio di scarpe da indossare per tutta la vita, inutilmente.

Oggi però so che non ero io a non saper scegliere, era impossibile trovare delle scarpe che mi calzassero come un guanto, che mi facessero sentire elegante, comoda, sportiva, frizzante, insomma me stessa in ogni occasione.

Ogni scarpa copriva un pò di me,  mortificava un pezzettino della mia essenza e pertanto decisi di scappare dal negozio e di andare sulla spiaggia a camminare a piedi nudi.

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E’ da quel giorno che cammino senza scarpe su questa immensa spiaggia chiamata vita, oggi ho capito che amo vivere libera come la pioggia, come la neve, come le onde del mare, oggi io sono colomba e aquila, sono il solco di quel piede nudo che il mare non cancellerà. E chissà che un giorno passeggiando liberamente io non possa trovare altri due piedi nudi come i miei. Vivi scalza figlia della luna.

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Un cigno sporco

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Un cigno sporco

“Il maligno ed il benigno sono i due volti di questo cigno”

 

Un cigno sporco giunse sulla riva di un luminoso lago, che al suo sopraggiungere parlò:

Chiedi pure?

Il cigno guardò le sue piume sporche e poi disse:

Potrei bagnarmi nelle tue acque, vorrei lavare le mie piume dalla fuliggine?

Il lago aprì le braccia per accoglierlo e il cigno si fece cingere dalle sue fresche e limpide acque.

Tu cigno hai combattuto il maligno, ne sei consapevole?

Chiese il lago.

Il maligno?

Rispose sorpreso il cigno.

Caro lago non esiste nulla oltre la nostra essenza, oltre la nostra arresa, oltre il nostro accettare incondizionatamente il dettame della mente.

E’ vero cigno ma tutto ciò tu non lo chiami il Maligno?

Caro lago, il nostro essere è abitato da sentimenti ed è mediando tra l’aggressività e la bontà che plasmeremo la nostra  verità. Il maligno ed il benigno sono i due volti di questo cigno. Nessuna forza giunge dall’esterno a distruggere la vita, se non la stessa vita che non si è ben compresa.

Bene Cigno non mi ero sbagliato questo lago è tuo, vivi la vita, ora che ne hai conosciuto il vero valore.

Il cigno sporco si tuffò in quelle acque limpide e il suo piumaggio divenne dapprima candido e poi lentamente prese ad accendersi di una luce sempre più intensa, sino al giorno in cui schiuse le ali per volare verso un lago ancora più grande.

 

La lumachina

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La lumachina

Questa è davvero, davvero, davvero, la fine del mondo

Una lumachina passeggiava lentamente su di un prato sconfinato quando improvvisamente una pioggia violenta fece cadere dei goccioloni più grandi di lei in terra, la lumachina si rinchiuse nella sua chiocciolina impaurita e pensò: Questa è la fine del mondo.

Quel giorno scese davvero tanta pioggia tale da formare dei piccolissimi fiumi in grado di trascinare una lumachina e di portarla lontana dal suo prato abbandonandola su una strana terra.

Quando la lumachina trovò il coraggio di tirar fuori la testa dalla sua chiocciolina, si accorse di non essere più nel suo prato ma in un luogo sconosciuto ed inospitale, senza erba, senza fiori ed al posto della morbida terra c’era una terra ruvida e dura come la pietra. La povera lumachina si rinchiuse di nuovo nella sua chiocciolina e pensò: Questa è davvero la fine del mondo.

Fu così che disperata e piena di paura prese a scivolare lentamente, diversamente non sapeva fare, ma qualcosa di ancora più terribile le stava per accadere, dei mostri immensi incominciarono a sfrecciare a poca distanza da lei, rischiando di essere schiacciata. La lumachina si richiuse di nuovo nella sua chiocciolina e pensò: Questa è davvero, davvero la fine del mondo.

Il cielo era nero e le nuvole piene di acqua, il vento prese a soffiarle lontane ma una nuvoletta resisteva:

Io soffio e tu resisti.

Disse il vento.

Io.. io.. io…non posso andar via.

PERCHE’?????

Tuonò il Vento.

Pe… perché…voglio aiutare qualcuno.

Qualcuno? E chi?

Voglio aiutare quella lumachina laggiù.

Il Vento allungò l’occhio sino a terra ed a stento riuscì a vedere chi volesse aiutare la Nuvoletta.

Una lumachina? Aahahahhahahahhaha!

La Nuvoletta prese a premersi con tutte le sue forze ma riuscì a creare solo un piccolo lampo seguito da poche gocce. Guardò poi speranzosa in basso per vedere se era riuscita a riportare la lumachina nel suo prato ma niente avevano potuto con quelle poche gocce.

Fu così che il ventò ordinò alle sue sorelle di aiutarla ed in brevissimo tempo un temporale si abbattè giù in terra, l’acqua prese a scorrere e la lumachina fu trascinata via mentre urlava terrorizzata: Questa volta è davvero, davvero, davvero la fine del mondo.

E quando ebbe il coraggio di uscire dalla sua chiocciolina si ritrovò di nuovo nel suo amato prato.

La vita ci offre giornate di sole e di pioggia ma non sempre la pioggia giunge per recarci danno a volte giunge per riparare ad un errore, per offrirci una seconda opportunità, l’importante è trovare sempre il coraggio di tirare la testa fuori dalla nostra chiocciolina.

La vita non finisce, sino a quando non finisce davvero, ma davvero, davvero, davvero.

Un povero chiattolone – Favola

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Un povero chiattolone

 

C’era una volta una bambina di nome Carolina che amava molto giocare e correre in giardino ma anche esplorare, cercare tra le foglie, sentire il profumo delle ghiande, dell’erba e dei fiori.

Un giorno mentre passeggiava vide un gruppo di bambini tutti in cerchio a guardare qualcosa.

Incuriosita si avvicinò e vide Sergio un suo amichetto con in mano un curioso animaletto appena trovato.

Carolina si fece spazio tra i bambini per osservarlo meglio.

Sergio che animale è?

Sergio si schiarì la voce e poi disse col tono di chi ne sa di più:

Trattasi di un chiattolone!

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Tutti i bambini alla rivelazione del nome di quello strano animale ne restarono ancora più incuriositi e Carolina cercò di vederlo ancora più da vicino.

Un chiattolone? Sei sicuro? A me sembra una specie di scarafaggio/ragno.

No!

Disse Sergio guardandola dall’alto del suo sapere scientifico.

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Trattasi di un Chiattolone me lo ha detto la mamma.

Mentre tutti erano assorti a guardare questo strano esserino passò Romeo il più piccolo del gruppo e al grido di PUGNO ROTANTE schiacciò il povero chiattolone tra le mani di Sergio e scappò via ridendo.

Carolina prese a piangere, lei avrebbe voluto difendere quell’animaletto indifeso ed invece non era riuscita a fare niente.

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Sergio era rimasto immobile come una statua ancora con la mano aperta, non riusciva a credere a ciò che era successo. Carolina raccolse i resti del povero chiattolone e lo portò sotto un grande albero dove scavò un piccolo fosso.

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Cosa fai?

Chiese Luisa.

Lo seppellisco.

Rispose Carolina.

La mamma dice che tutto quello che viene dalla terra deve far ritorno alla terra.

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I bambini seppellirono il Chiattolone e da quel giorno tutte le volte che trovavano qualche animaletto in giardino, facevano molta attenzione al pugno rotante di Romeo.

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Un fiore speciale – Scuola comportamento

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Un fiore SPECIALE

C’era una volta un grande giardino con tanti fiori appena sbocciati dai bellissimi e variegati colori e tra tutti quei fiorellini vi era un bocciolo che non si era ancora schiuso.

A guardia di questo giardino c’erano i Girasoli, dei fiori altissimi che potevano osservare dall’alto tutto quello che accadeva.

Spesso quell’unico bocciolo non fiorito veniva additato ed allora i Girasoli intervenivano prontamente rispondendo a quel dito puntato: Lui è SPECIALE.

Gli altri fiorellini lo guardavano senza capire cosa volesse dire essere SPECIALE, cosa aveva di diverso quel fiore che i Girasoli chiamavano SPECIALE?

Aveva uno stelo come tutti!

Aveva le foglie come tutti!

Era colorato come tutti!

Intanto la vita nel giardino trascorreva serena, i fiorellini cantavano con il sole e danzavano con il vento, mentre quel fiorellino speciale sembra cantare una canzone diversa e danzare al suono di un’altra musica.

Perché non canti la nostra canzone?

Chiese un giorno un fiorellino assai vivace.

Ed il girasole dall’alto, rispose:

Lui ha la musica dentro, canta la sua canzone e danza semplicemente al suono della sua musica perché è ancora in boccio, tu invece sei già sbocciata, ogni cosa nella vita per maturare vuole il suo tempo.  Quando vorrai ascoltare la sua musica ti basterà intrecciare con lui le tue foglie e come per magia ascolterai la sua musica.

Il fiorellino vivace da quel giorno tornò molte volte ad intrecciare le foglie con il fiore SPECIALE e riuscì così ad ascoltare e a danzare la sua musica, e quella danza fatta di tanta semplice innocenza fece sbocciare più in fretta il fiore SPECIALE e aggiunse un colore in più ai petali di quel fiorellino assai vivace.

Il bambino di pietra – Scuola comportamento

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Il bambino di pietra

C’era una volta un bambino fatto tutto di pietra, i suoi occhi erano di pietra, la sua bocca era di pietra, persino le sue corde vocali erano di pietra, le mani e i piedi e così via e come si poteva mai chiamare un bambino così se non BAMBINO DI PIETRA?

Lo si poteva sentire arrivare anche da lontano, tanto erano pesanti e rumorosi i suoi passi e tanto era graffiante la sua voce, quando passava era solito buttare tutto per l’aria senza accorgersene ma nonostante tutto si trattava sempre di un bambino esattamente come tutti gli altri bambini della sua età.

Lui era sì grosso ma anche fortissimo e non sapendo misurare la sua grande forza, quando giocava con gli altri bimbi gli faceva male senza volerlo, per questo motivo i bambini uno ad uno per paura incominciarono ad allontanarlo, lasciandolo completamente solo.

Ma nessun bambino può rimanere solo a lungo, ogni bambino ha diritto ad avere amici, a giocare, a saltare, a cantare, a ballare e qualche volta anche a litigare, logicamente senza farsi del male e il bambino di pietra sentendosi solo ma davvero tanto solo, decise di scappare via.

Mentre si allontanava dai suoi grandi occhi di pietra preso a scendere delle grosse lacrime e laddove cadevano incominciarono a crescere dei bellissimi e colorati fiori, del resto le lacrime di dolore e di gioia nascono tutte dal cuore e tutto quello che viene dal cuore fiorisce, questo ognuno lo sa anche un bambino.

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Quando i bambini si accorsero che il Bambino di Pietra era scomparso si sentirono tanto in colpa per averlo lasciato solo e presero a cercarlo, gridando:

BAMBINO DI PIETRA!

BAMBINO DI PIETRA!

BAMBINO DI PIETRA!

Seguirono incuriositi un lungo sentiero fiorito, dove le lacrime del Bambino di Pietra erano cadute e lo trovarono alla fine del sentiero rannicchiato e singhiozzante, lo presero per mano lo invitarono ad alzarsi riportandolo con loro a casa.

Fu così che da quel giorno il Bambino di Pietra non fu mai più solo, imparò a misurare la sua forza per non fare più del male ai suoi amici. Prese a camminare più lentamente, per non urtare nessuno e smise di gridare rendendo la sua voce graffiante, dolce e melodiosa come quella degli uccellini e visse per sempre felice con i suoi amici.

Un cerbiatto invadente

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Un cerbiatto invadente

C’era una volta un cerbiatto invadente che in ogni questione era sempre più che presente, egli parlava, parlava, parlava  e nessuno mai ascoltava.

Quel cerbiatto proprio non riusciva a capire che con quel suo modo di fare gli altri faceva allontanare. Un giorno la comunità stanca decise di punirlo e tutti fecero finta di non vederlo e sentirlo, affinchè capisse che quel suo imporsi in ogni cosa lo faceva risultare una presenza fastidiosa.

Come ogni mattino il cerbiatto si destò e nel saltellare prese a parlare, parlare e ancora parlare ma poichè era solito dare ascolto solo a se stesso, ci mise molte ore prima di capire che nessuno lo ascoltava e vedeva.

A quel punto disperato pensò che l’intera comunità fosse vittima di un incantesimo  e decidendo di beffare il maleficio continuò  a parlare con se medesimo.

La morale: La vita è un palcoscenico dove ad ognuno verrà offerta una parte ma chi solo il protagonista vorrà fare, prima o poi  da solo si troverà a recitare.