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Il tuo primo ruggito sarà come il tuo primo vagito

Il tuo primo ruggito sarà come il tuo primo vagito

“Nel naturale tragitto del nostro esistere riconoscere le vere nature di chi ci circonda porterà equilibrio alla nostra esistenza. Non tutti gli specchi umani riflettono la verità, molti specchi sono il diniego di ciò che sarebbero potuti essere.”

Un leone che non aveva mai ruggito con passo umile e silenzioso camminava tra gli altri leoni e nel sentirli ruggire non poteva fare a meno di chiedersi:

Sarò mai all’altezza di ruggire così?

E seppur appariva fiero e sorridente aveva solo quel pensiero in mente voleva diventare competente per saper ruggire saggiamente ma si sa il mondo non attende.
Il leone che non aveva mai ruggito fu aggredito e tradito e nel raccogliere il suo dolore prese a viaggiare a ritroso attraverso i tanti perché del suo esistere, sino ad approdare sulla spiaggia del suo primo vagito e lì con enorme meraviglia poté assistere al più grande spettacolo della vita il suo primo vagito. Una naturale pulsione che non aveva competenze ma che affondava le sue radici nel primordiale attaccamento alla vita, l’energia di quel vagito lo avvolse riportandolo alla realtà completamente cambiato.

Riprese a camminare nel mondo dei leoni stavolta libero dai preconcetti incominciando ad ascoltarli col cuore e si chiese mille volte:
Che razza di leoni fossero quelli che rinnegavano la verità senza alcuna dignità?

Quel giorno lì vide per quello che erano dei piccoli animali impauriti nascosti sotto pelli di leoni, c’erano gazzelle, topi, conigli e persino il capo branco colui che dettava legge era una pecora fuggita dal gregge. Se era falso il loro apparire vuoto era anche il loro ruggire.

Fu così che un leone che non aveva ancora ruggito comprese che ruggire era un moto primordiale che nasceva naturalmente e che non aveva bisogno di diventare competente.

Così come il primo vagito dal tuo cuore spontaneamente sarà uscito, allo stesso modo uscirà il primo ruggito quando di essere un leone avrai capito.

Cleonice Parisi

Cleonice Parisi – Workshop per bambini 4-7

All’interno dei Workshop “I Sabati dell’Arte…vivere a colori!”, si inserisce questa proposta per BAMBINI dai 4 i 7 ANNI:
lettura e drammatizzazione di una favola.

Perché leggere una favola?
Perché le favole parlano la lingua dei bambini, nelle favole è naturale che un pesciolino parli con il mare, che il sole sia un signore su un carro di fuoco, che la luna sia una donna pallida con una collana di perle e di queste “verità” il bambino non chiede mai il perché.
Usare l’immaginario per superare le “piccole grandi paure” dei bambini.
L’educatrice e favolista Cleonice Parisi attraverso l’ausilio di strumenti preziosi, quali la favola, il Dado Stravolgi Favola e il Dado Comanda, accompagnerà i bambini nello sviluppo della propria fiducia interiore.
Argomento trattato: La Paura del Buio.

Prenotazione NECESSARIA entro il 26 gennaio

Cleonice Parisi

Le giuste correnti

Tutti noi, talvolta, vorremmo affrettare gli eventi
ma a volte basta aspettare i giusti venti
e da sole in modo spontaneo si formeranno le giuste correnti.

Cleonice Parisi

Uomo senza catene

Se non riesci a cambiare la realtà in cui vivi,
ricorda che nessun uomo è legato da catene
alla terra da cui proviene,
fa che le “cose” non diventino ancore con le quali affondare,
zavorre che non ti facciano decollare,
quando le abitudini cedono il passo alla consapevolezza,
ogni legame materiale diviene leggerezza.

L’uomo libero ha in una mano la responsabilità delle sue scelte
e nell’altra la capacità di costruire ovunque il suo passo lo conduca.

Cleonice Parisi

I casino online

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I casino sono dei contesti di gioco in cui gli utenti hanno la possibilità di divertirsi, trascorrendo parte del proprio tempo libero scommettendo su diverse forme di intrattenimento, distinguibili in giochi da tavolo, macchinette elettroniche, giochi di carte.

Da oggi, non vi è la necessità di recarsi in un vero casino terrestre per avere il massimo del divertimento, in quanto, da luglio 2011, sono disponibili sulla rete tante piattaforme per il gambling on-line che offrono innumerevoli servizi di gioco che facilmente sono alla portata di tutti. Nei prossimi paragrafi, proveremo a scoprire insieme le principali proprietà di tali servizi di gioco.

All’interno delle piattaforme dei casino online con licenza Aams, che operano sul mercato del gioco a distanza italiano, gli utenti troveranno tante forme di intrattenimento di grande qualità, dotate di componenti grafiche sofisticate che riproducono, in modo perfetto, il contesto di gioco catapultando il giocatore in un ambiente sempre più avventuroso, ricco di emozioni e capace di regalare degli ottimi premi in denaro.

Cleonice Parisi

Il signor Liscio e il signor Ruvido

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Il signor Liscio e il signor Ruvido

Un bel giorno il signor Liscio decise di andare a vedere la città, lui viveva da sempre in un paesino di campagnia e non era per nulla abituato ai rumori della città, i motori delle macchine (brum brum), i clacson (pepi pepi), le voci dei bambini…. e fu così che distratto da tanti rumori urtò non volendo il signor Ruvido:

MI SCUSI NON L’HO FATTO APPOSTA.

Disse il signor Liscio con un sorriso e il signor Ruvido rispose:

STAI PIU’ ATTENTO, QUANDO SI CAMMINA PER STRADA BISOGNA AVERE GLI OCCHI BEN APERTI!

MI SCUSI ANCORA.

Disse il signor Liscio.

Il giorno dopo il signor Liscio decise di ritentare l’impresa, ANDARE IN CITTA’ e ricordando le parole del signor Ruvido aprì gli occhi tantissimo ma talmente tanto da sembrare due uova al tegamino, nonostante ciò urtò contro il signor RUVIDO.

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STAI PIU’ ATTENTO, QUANDO SI CAMMINA PER STRADA BISOGNA AVERE LE ORECCHIE BEN APERTE!

MI SCUSI ANCORA.

Disse il signor Liscio.

Il giorno dopo il signor LISCIO aprì le orecchie ma talmente tanto da sembrare due enormi megafoni e con gli occhi che sembravano due uova al tegamino  scese in città.

STAVOLTA STARO’ BEN ATTENTO A NON URTARE QUELL’ANTIPATICO  DEL SIGNOR RUVIDO.
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Disse parlando ad alta voce ma anche quella volta lo urtò.

STAI PIU’ ATTENTO, QUANDO SI CAMMINA PER STRADA BISOGNA AVERE LA BOCCA CHIUSA CON UNA CERNIERA!

MI SCUSI ANCORA.

Disse il signor Liscio.

Il giorno dopo il signor LISCIO andò in città, con gli occhi come due uova al tegamino, le orecchie come due grossi megafoni e la bocca chiusa con una cerniera e stavolta non urtò il signor RUVIDO.

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Il signor Ruvido nel vedere che il signor Liscio aveva accolto i suoi consigli, lo invitò a prende un caffè e da quel giorno divennero buoni amici.

Cosa occorre:

Cartoncini, pennarelli, spugnetta ruvida (cucina), materiale liscio, colla, scotch per plastificare; 

Attività tattile:

Liscio e ruvido;

Imparare ridendo.

Cleonice Parisi

“Un pesce fuor d’acqua” – Associazione Culturale Hermes Academy Onlus – Arcigay Taranto

Lo Stesso Sì

Per la rubrica “FaVoliamo – Taranto e i bambini”, in apertura, l’attore Luigi Pignatelli, presidente dell’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus – Arcigay Taranto e fondatore della ReteIsolArcobaleno, proporrà la lettura drammatizzata de “Un pesce fuor d’acqua” tratto dal libro “La piccola voce” di Cleonice Parisi.

Per la rubrica “Maturandi – Taranto e gli adolescenti”, il giovane tenore Manuel Amati, maturatosi qualche giorno fa presso il liceo musicale “Archita” di Taranto, discuterà la tesina presentata agli esami orali, incentrata su una concezione positiva dell’alienazione, che rappresenta quella che Schopenhauer definisce la prima via di liberazione dal dolore: l’arte e, nella sua forma più elevata, la musica. “Una sorta di estraniazione, che coincide perfettamente con il mio essere artista. Quando canto mi alieno ossia divento estraneo da me stesso, ma questo coincide con l’osmosi perfetta tra me e il mio essere, il mio io. Alienarsi nella musica, per me, indica un palliativo temporale, una pausa dal mondo in cui posso sentirmi vivo e cancellare le sue brutture dalla mia mente.”

Per la rubrica “ARTicolando Emozioni – Taranto e i suoi artisti”, Grazia Rebecchi illustrerà le attività dell’associazione Free Fly, mentre la diciottenne fotoamatrice Alessandra Zarri esporrà ed introdurrà alcuni suoi scatti.

La partecipazione è libera e gratuita.

Cleonice Parisi

Il pianeta del silenzio – Progetto ARPAV

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Raccontiamoci le favole…

ARPAV è da sempre attenta all’importanza di sviluppare, fin dalla prima infanzia, interesse e responsabilità nei confronti del mondo che ci circonda. E’ infatti fondamentale far comprendere, precocemente, gli effetti che i nostri stili di vita producono sull’ambiente in modo da intervenire positivamente sulla formazione ed interiorizzazione di piccoli e grandi comportamenti. “Raccontiamoci le favole…” è una proposta educativa che presenta una pluralità di percorsi teorici e di attività pratiche, tra loro complementari, da integrare con il lavoro svolto in classe. Partendo dal naturale interesse e curiosità che i racconti, le fiabe e le filastrocche esercitano sui bambini e dall’importanza che hanno come strumento di crescita, vengono presentati sei itinerari didattici che permettono di approfondire alcuni temi ambientali. Gli itinerari sono stati pensati all’insegna della flessibilità, in modo da consentire di sviluppare le proposte presentate e di individuarne modalità adeguate per l’utilizzo degli strumenti suggeriti. Forniscono utili indicazioni metodologiche per motivare gli alunni e stimolarne la capacità di collaborazione, di osservazione, di riflessione, ma anche le capacità creative. Propongono alcuni suggerimenti pratici su come impostare le lezioni senza voler nulla togliere alla professionalità, creatività e competenza che gli insegnanti possiedono e già dimostrano in classe. La raccolta non vuole essere un percorso obbligato da seguire, ma un efficace, agile e flessibile supporto didattico da cui partire per sviluppare le attività nel modo che l’insegnante riterrà più opportuno. “Raccontiamoci le favole…” è un “viaggio” alla scoperta dell’ambiente attraverso la fantasia e quindi, ricordando la frase di Walt Disney “Se lo puoi sognare, lo puoi anche fare!”, vi auguro un “viaggio fantastico”. Il Direttore Generale Carlo Emanuele Pepe

Raccontiamoci le favole…

Cleonice Parisi

Tentasuccosa – Favola

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Tentasuccosa

E mentre il mondo girava, in una vallata lontana una mela dormiva sul suo albero ed un serpente di passaggio disse:

Non esiste vita che non abbia nel cuore un sogno e nella mente un bisogno.

La mela aprì gli occhi e guardò chi era a parlare:

Mela: – Di te dicono che tu sia il male?

Serpente: – E di te dicono che tu sia la tentazione?

La mela prese lo specchio che aveva in tasca, perchè anche le mele hanno le tasche molto ben nascoste ma le hanno e nel guardarsi illuminata dal sole disse:

Mela: – Concordo sono assai tentasuccosa.

Serpente: -Che termine ti sei inventata?

Mela: – Un nuovo vocabolo è vietato?

Serpente: Non esiste! Affinchè esista lo devi presentare all’Accademia della Crusca!

Disse il serpente disturbato e la mela prese a ridere:

Mela: Caro mio sii un pò più elastico. L’essere tentasuccosa non fa di me un oggetto del male, io sono quel balcone che permette l’affaccio. Se non scorgi cosa c’è oltre non potrai mai fare scelte consapevoli, non credi? Vedi perciò io stimo quella ribelle della tua amica?

Serpente: – Chi?

Mela: – La pecora nera s’intende! Lei ha deciso di guardare oltre il recinto, si è ribellata al cammino insapore ed incolore del gregge ed è scappata via. Certo anche lei ha subito la tua stessa sorte, da bianca l’uomo l’ha dipinta di nero, perchè tutto ciò che ti rende libero per chi ti vuole schiavo è male, ricordalo sempre.

Serpente: – E di me che ne pensi, la storia dell’uomo ormai mi ha condannato.

Mela: – Di te? Tu non esisti davvero sei un invenzione.

Serpente: – Ora stai esagerando! Attenta a te che ti faccio cadere dall’albero.

La mela riprese a ridere stavolta la sua risata era ancora più riecheggiante:

Mela: – Mio caro tu sai quanto l’uomo sia “piccino” non riesce ancora ad assumersi la responsabilità delle sue scelte ed ha costruito un fantoccio a cui attribuire le colpe di tutte le sue aberrazioni. Tu non hai nessuna colpa, sei la maschera che ogni essere umano indossa quando non si riconosce umanità.

La mela richiuse gli occhi e il silenzio scese in tutta la vallata.

Si ringrazia per l’immagine Marco Montalto

Cleonice Parisi

Un pesce fuor d’acqua – Favola per bambini sulla diversità

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Un pesce fuor d’acqua

tratto dal libro “La Piccola Voce”

Sal era un pesciolino alquanto anomalo, amava nuotare a pelo d’acqua, a differenza di tutti gli altri pesci della sua comunità che nuotavano ad una certa profondità. Gli abissi del mare per Sal però erano troppo bui ed egli aveva sempre cercato di raggiungere quella luce chiara che fievolmente filtrava attraverso la superficie dell’acqua. A causa di questo suo modo d’essere, il pesciolino era da tutti considerato un “diverso” e per questo isolato. Talvolta Sal correva tra le lacrime dalla sua mamma, che lo amava più di ogni altra cosa e che era solita dirgli:

Tesoro  la diversità non è un difetto ma è il secondo nome della normalità, quello che siamo soliti non usare. La regola che governa il nostro mondo si basa sul principio della promiscuità o diversità. Non esiste in natura nessuna cosa identica all’altra, anche ciò che all’apparenza sembra appartenere a un gruppo omogeneo è a sua volta composto da individui diversi gli uni dagli altri.

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Prendi per esempio quel gruppetto di alghe laggiù e osservale, vedrai che seppur ti appariranno tutte identiche, prese singolarmente saranno una diversa dall’altra. Tutto in natura segue la stessa legge, pertanto che tu sia diverso non mi fa meraviglia perché siamo tutti diversi. Anche se talvolta preferiamo guardare la diversità negli occhi degli altri piuttosto che riconoscerla in noi stessi e questo solo per paura.

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E’ molto più facile sentirsi parte integrante di un gruppo, perché in questo modo ci sentiamo meno fragili, e le nostre paure più profonde trovano in questa illusione un’oasi di pace.

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Pertanto non te la prendere più di tanto figlio mio, coloro che ti giudicano oggi non hanno ancora osservato bene se stessi, e sono molto indietro rispetto a te sulla scala dell’evoluzione personale. Quando un dì riusciranno ad osservarsi con lo stesso senso critico che oggi usano per giudicare te, capiranno di non essere infine tanto diversi da chi giudicavano.

Nonostante le sagge parole della mamma il povero Sal si sentiva sempre più triste, forse se fosse stato un’alga invece che un pesce avrebbe sofferto molto meno di come invece soffriva. Nel suo cuore c’era una fiammella eternamente accesa, ed era quella luce che lo spingeva ad uscire da quel buio degli abissi in cui viveva, ma nessuno lo avrebbe mai potuto capire.

Un giorno particolarmente buio il giovane pesce salutò idealmente il suo mondo, al quale ormai non si sentiva più legato, e incominciò a nuotare verso quella luce che filtrava sopra il mare. Giunto a pelo d’acqua si fermò per un attimo e gli ritornarono alla mente le parole degli anziani :

Salomone ascolta, solo pochi sprovveduti hanno superato il confine tra il mondo inferiore e il mondo superiore, e chi lo ha fatto non è più tornato a raccontarlo!

Ma Sal era disperato e senza pensarci su due volte saltò fuori dall’acqua, trovandosi a volare leggero nell’aria limpida e luminosa del giorno. Pochi istanti di quella visione di luce e cielo gli diedero un’energia mai provata prima, si sentì immerso completamente nell’amore. Nel ricadere in mare con gli occhi colmi di lacrime di gioia, Sal decise di raccontare agli anziani cosa aveva visto, e con entusiasmo descrisse tutte le bellezze che aveva potuto osservare, raccontò che al di sopra del mare c’era un altro mondo pieno di luce e aria respirabile, e che bastava solo crederci per rompere il sottile velo che divideva i due mondi. Gli anziani lo ascoltarono e poi decretarono che il giovane pesce era impazzito completamente, nessuno era mai tornato da lì per poterlo raccontare e poi dissero, ma giusto per accontentarlo:

Portaci un segno e ti crederemo!

Sal si sentì ancora più solo, in effetti si era sempre sentito come un pesce fuor d’acqua anche nel suo mondo, e ora che lo era davvero nessuno gli credeva. Risalì di nuovo sopra il livello del mare, voleva portare agli abitanti degli abissi un segno tangibile della sua scoperta. Emerse con la testa dal mare e rivide quel meraviglioso panorama, un cielo immenso e luminoso tagliato di tanto in tanto dal volo di coloratissimi uccelli, e un sole splendente. La bellezza di quel luogo lo incantava ma non vi era nulla che potesse portare via, ciò che aveva trovato lì era l’armonia dell’anima. Mentre era preso e compreso dai suoi pensieri un uccello dalle larghe ali gli venne incontro chiedendogli perché fosse tanto triste, e il giovane pesce gli raccontò il suo dilemma. L’uccello sorrise dicendogli:

Se ho ben capito devi portare lì giù da Voi un segno dell’esistenza di questo mondo, altrimenti non ti crederanno mai. Ebbene non è poi tanto difficile, ci penserò io!

Il variopinto uccello si allontanò qualche minuto e poi tornò portando nel becco un ramoscello che consegnò a Sal dicendo:

Questo frutto cresce solo in questo luogo, nessuno potrà mai obiettarti la sua origine, perché loro sanno che il ramo che porti nasce da un grande albero.

Sal sorrise felice e chiese all’uccello di che frutto si trattasse e l’uccello:

Il ramoscello che ti ho dato è di un albero di ulivo simbolo di pace, e di questa pace tu sarai messo. Va’ dagli anziani, loro sapranno riconoscerne il valore.

Il giovane pesce scese negli abissi portando con sé il ramoscello d’ulivo e lo consegnò agli anziani i quali, così come aveva detto l’uccello, non poterono più dubitare della sua buona fede. Sal non si sentì mai più come un pesce fuor d’acqua e neanche la sua comunità lo considerò più tale e da quel giorno nessuno più usò la parola “diverso”, che venne abbandonata in luogo del suo secondo nome “normale”.

SAL HA PARTECIPATO AL PROGETTO INTEGRAZIONE ANNO SCOLASTICO 2012/2013

SAL HA PARTECIPATO  AL PROGETTO VALEO

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Progetti

Scuola media statale “G. Bianco-G.Pascoli” Fasano 72015 (BR)
La storia “Un pesce fuor d’acqua” è stata tratta da:”La
piccola voce” di Cleonice Parisi.

Leggi la sceneggiatura

Scuola Primaria “Cardinal Ferrari”
A.S. 2014/2015
Progetto Exploriamo il mondo

Leggi il progetto

Cleonice Parisi

Costruisci (Favola per grandi)

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Costruisci
(Favola per “grandi”)

Breve favola a sfondo metaforico, tra sogno e realtà.

Un giorno un uomo si trovò le mani sporche di cemento ed incominciò con un lungo lamento.

Ho del cemento tra le mani, odio avere sempre le mani sporche!

Quel lamento giunse sino alle orecchie del vento che lo raggiunse in men di un momento.

Di cosa ti lamenti? Fai presto costruisci qualcosa o quel cemento ti si solidificherà tra le mani.

Così di “punto in bianco” non saprei cosa costruire?

Rispose l’uomo.

Non importa, qualsiasi cosa purché tu lo metta a “terra”.

L’uomo mise il cemento in terra cercando di dargli una forma gradevole.

Ed ora?

Chiese al vento.

Aspetta, semplicemente, aspetta e ricorda che ogni uomo se vorrà costruirsi un solido domani dovrà avere cemento tra le mani.
In molti c’è l’hanno ma invece di considerarlo un dono lo considerano un danno.

Costruisci, costruisci, inconsapevolmente, tra la stanchezza del corpo e della mente ma costruisci e il tuo domani avrà la forma di quello a cui ambisci.

Cleonice Parisi

Il nome dato e quello sussurrato (Favola per “grandi”)

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Il nome dato e quello sussurrato
(Favola per “grandi”)

Breve favola a sfondo metaforico, tra sogno e realtà.

Una bambina piangeva sul ciglio di una strada, una donna le si avvicinò e le chiese:

Cara qual’è il tuo nome?

Elisa.

Rispose la bambina e la donna aggiunse:

Non il nome di fuori, vorrei conoscere il tuo nome di dentro.

La bambina la guardò stranita dicendo:

Il mio nome di dentro?

Si il nome del tuo cuore, quando si nasce alla vita ci vengono dati due nomi, il nome di fuori e il nome di dentro.
Guarda il tuo cuore e leggimi il tuo nome.

La bambina si guardò il cuore e poi prese a leggere:

C’è scritto “Occhi per piangere”.

Che brutto nome che ti hanno dato? E’ questo il motivo per cui piangi tanto.

Davvero?

Piccola mia un nome ci viene consapevolemnte dato ed un altro ci viene inconsapevolmente sussurrato. Il nome sussurrato è quello del cuore. Chi ci mette al mondo c’è lo trasferisce vuole o non vuole.

Capisco.

Disse la bambina abbassando tristemente il capo.

Pertanto sono destinata ad una vita infelice.

Assolutamente no, chi può leggere il nome del proprio cuore può anche cambiarlo.

La bambina prese il suo cuore e laddove c’era scritto “occhi per piangere” cancellò la parola “piangere” e scrisse “ridere”.  Da quell’istante smise di guardare il mondo attraverso una tendina di lacrime e prese a guardarlo attraverso la luce di un sorriso.

Ogni persona ha due nomi, il nome di fuori e il nome di dentro, sono doni della nascita, sono un eredità dei nostri genitori ma se un genitore ha un cuore sofferente, il nome sussurrato non potrà mai essere differente.

Cleonice Parisi