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La claustrofobia e il disamore

La claustrofobia e il disamore

Le storie di Bianca
“Quando la vita ti svita e ti riavvita”

Primo capitolo

“La claustrofobia e il disamore”

Potrà sembrare la cosa più facile del mondo prendere il proprio bambino per mano ed insieme al suo papà accompagnarlo al cinema per vedere l’ultimo cartone animato, ridere insieme e poi andare a mangiare un panino da McDonalds ma per alcune persone le cose normali non lo sono affatto ed io appartenevo a quella categoria di persone sfortunate.
Non ricordo la prima volta che incominciai a sentirmi male negli spazi chiusi, penso sia stata una cosa graduale, inizialmente non sapevo cosa fosse la claustrofobia ma quando entravo in un supermercato il brusio delle persone diventava devastante, troppa folla mi creava disagio e agitazione il cuore cominciava a palpitare in fretta, sudavo, i pensieri si cancellavano l’unico pensiero che avevo era quello di uscire da lì, e fare in fretta la spesa, ed eccomi correre letteralmente per le corsie del supermercato buttando le cose nel carrello prima quelle necessarie, mi sembrava di essere in guerra con la corsa agli approvvigionamenti, e quando tornavo a casa mi rendevo conto di non aver preso molte delle cose della lista, che in verità non avevo avuto neanche la forza di tirare fuori dalla borsa e mentre svuotavo le buste iniziava la mia personale autoflagellazione perché non c’è giudice più impietoso di quello che abbiamo dentro. Se avessi avuto occhi per quella bambina impaurita che viveva nella mia anima, l’avrei abbracciata ed incoraggiata ne aveva già passate tante quel giorno le palpitazioni, l’ansia ed ora la mia mente onnipresente, vigile, dura ed impietosa non mancava di far sentire il suo devastante richiamo, lei era come una mamma cattiva e la mia anima la sua bambina sbagliata, ma ancora non bastava al rientro mio marito finì il lavoro, “bastonandomi” con le sue parole dure come il cemento, finendo di calpestare quel che restava della mia anima. Ma la cosa più grave su tutte era che le sue parole venivano gravemente avallate e avvalorate dalla mia mente: “Certo ha ragione! Ti aveva chiesto i biscotti al cioccolato, le sue salsine, le patatine aromatizzate” insomma la spesa del sabato per me era devastante, il pomeriggio sentivo la necessità di stendermi e dormire, perché dormire era l’unico rimedio che avevo per far tacere la mente, se la mia mente dormiva la mia anima avrebbe avuto tregua. Quanto ho dormito nella mia vita ma quando è vitale è meglio dormire.
Al risveglio però cercai una soluzione a quel sentirmi devastata perché seppur non mi fosse ancora evidente la dualità dell’anima e della mente, sentivo che qualcosa non andava e presi a cercare delle soluzioni per migliorare la mia qualità di vita. Decisi che se mio marito non comprendeva la mia angoscia era colpa mia non avevo saputo renderlo partecipe, empatizzare con il suo cuore, ed ecco un’altra bastonata all’autostima. Comunque anche se faceva male riconoscerlo, forse era la soluzione per renderlo mio alleato e non un nemico in questa guerra dove in gioco c’era la mia esistenza.
Comprensione quella parola mi girava per la testa, lui non aveva comprensione perché non “sapeva”. Quindi un giorno raccolsi i miei pensieri, le mie sensazioni, quel senso di angoscia che mi devastava dentro ed i sintomi che avevo, per dargli il termometro reale di come mi sentivo, poi l’amore che aveva per me avrebbe fatto il resto.

Mi ascoltò con grossa incredulità mista a sufficienza e alla fine cambiò discorso parlando di un film che era uscito da poco ed io capì che la cosa non gli interessava minimamente. E l’amore? L’amore che doveva fare da carrozza alle mie parole dove era andato a finire? Quel giorno incominciai a domandarmi quanto amore quell’uomo nutrisse per me o se invero nutrisse amore o altro.

Quello fu l’inizio di un lunghissimo calvario che sarebbe peggiorato giorno dopo giorno ma prenderne coscienza era stato anche l’inizio della mia guarigione.

Se non prendi coscienza di una “malattia” non potrai mai cercarne la cura, io pensavo di essere sfortunata o forse nella sfortuna ero stata fortunata. Perché la vita mi aveva colpita con quella saetta e aveva ferito nel cuore la mia interiore bimbetta, perché me? Gli altri sembravano felici ed io non riuscivo a vivere un attimo di pace, non chiedevo gioia ma solo un po’ di pace, cosa c’era in me che non andava? Quante domande e quante risposte da dare, nessuno mi poteva aiutare ed allora presi a scrivere e gli sfoghi divennero favole perché quando scrivevo a tenere la penna in mano non era la mia mente ma la mia anima ma allora io ancora non lo sapevo. Voi direte ma l’anima non parla ed io vi risponderò si invece parla, a volte piange, grida, si dispera ma non riesce ad arrivare sino a noi, se abbiamo una mente dura, rigida, imperniata su delle errate convinzioni, preconcetti ma l’anima però trova sempre un canale per poterci parlare e chiederci aiuto, la mia anima mi raggiunse tanto tempo fa attraverso la scrittura e da allora di cammino insieme ne abbiamo fatto tanto.

La bimbetta, la saetta e l’Alta Vetta

Il Seme Cattivo e il Seme Buono viaggiavano a cavallo di un tuono e sotto forma di Saetta che dappertutto svetta diffondeva nel mondo fortuna e disdetta. Una bimbetta che nella vita si era sempre contraddetta, notò la saetta che svetta e decise di fermarla in fretta, salì perciò sulla più alta vetta dicendo:
– Voglio che tu la smetta!
La saetta ascoltò la voce della bimbetta e chiese:
– Perché vuoi che la smetta?
– Saetta tu svetti troppo in fretta e semini poco di quel che è buono e tanto di quel che è tuono, portando scompiglio e frastuono, chi vive laggiù non ne può più, voglio che tu la smetta e voglio che tu lo faccia in fretta!!!
– Bimbetta la mia natura è quella d’esser saetta che svetta anche se al mondo porto disdetta.
Detto ciò la saetta riprese a correre in tutta fretta, diffondendo nel mondo fortuna e disdetta. La Bimbetta non era riuscita a fermarla e neppure a placarla e allora le venne in mente di cavalcarla:
– Saetta aspetta porteresti con te un piccola bimbetta?
– Sali pure Bimbetta che in alto si svetta a a a a ….
Disse la Saetta…e la Bimbetta prese a girare il mondo in un vorticoso e frettoloso girotondo e un giorno chiese:
– Saetta perché lanci pochi semi della fortuna e tanti della disdetta?
– Lancio al mondo quello che raccolgo dal suo profondo non c’è causalità il mondo mangia e mangerà solo di quello che invero produrrà!
– Con questo vuoi dirmi che produce molto male e poco bene? E cosa lo trattiene dal far del bene?
– Nulla lo trattiene sta solo imparando a capire cos’è il bene ma per riconoscerlo dovrà patir le pene, il buono è figlio del tuono!
– Fermati Saetta il mondo impara in fretta, aspetta, aspetta…non lanciare altra disdetta…dammi retta.
Implorò la bimbetta.
– Bimbetta non si ferma una saetta, io semino nel Mondo quel che raccolgo dal suo profondo, più ne mangerà e prima buono diverrà!
– Noooooooo!!!
Si mise a piangere la Bimbetta.
– Smettila in fretta non puoi farlo ASPETTA, ci sono i bambini son piccini, fallo per i loro cuoricini.
La Saetta al grido disperato della bimbetta fermò per un attimo il suo operato, dicendo:
– Bimbetta io lancio al mondo quello che raccolgo nel suo profondo, il seme buono e quello immondo, e se ho raccolto anche te un motivo invero c’è?
La Bimbetta guardò la Saetta interdetta.
– Spiegami in fretta!
– Tu nella vita sei salita fin su la più alta vetta ed ora racconta come dall’immondo si sale fin sopra la cima del mondo.

Questa è la storia di Bianca che aveva un’anima ammalata e stanca e della sua mente rigida, spocchiosa, negativa e ansiosa e del cammino fatto insieme per trovarsi insieme su una sola strada felice.

 

Cleonice Parisi

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