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La terra era brulla, incolta e l’uomo aveva le mani dure ed incallite, era col sudore della fronte che da quella terra si riusciva a far nasce frutto, si doveva prima arare affinchè la terra potesse respirare, intanto dalla sterpaglia liberarla, dalle pietre alleggerirla, non era poi così semplice fare il contadino, molti pensano che basti andare sulla terra e buttar seme, mi sa che è meglio che non si avventurino lo dico per il loro bene.
Insomma tornando a noi, bisognava ararare, seminare, annaffiare ma non sempre tutto quel che si seminava poi frutto portava, ci si mettevano di mezzo sempre quei brutti uccellacci che rubavano i semi ma poveracci anche loro dovevan sfamar famiglia, e allora l’uomo che era contadino ma anche padre mise in buon conto anche il loro rubare, in qualche modo poveri uccelli si dovevan sfamare, e quindi imparò a seminare a due livelli, quello più profondo e quello più superficiale per ingannare gli uccelli.
I problemi da affrontare, ahimè non erano solo quelli, quando i semi incominciavano a germogliare ecco arrivare l’attacco più violento, da parte di esserini piccolissimi ma voracissimi, capaci di distruggere un intera piantagione. Il nostro eroe contadino aveva imparato a fare un unguento a base d’aglio, che sembrava dar molto fastidio a quegli esserini, forse sarà stata la puzza, chissà….ma bisognava cosparger l’intero campo più volte al giorno e nonostante la sua buona volontà, gli esserini riuscivano sempre a far dei danni, del resto si sa in guerra anche chi vince riporta perdite.
Il contadino aveva tanto lavorato per portare a buon fine quel che aveva seminato, e quell’anno raccolse davvero molto poco, ma anche se il raccolto era scarno sembrava avesse il cuore in festa, giunse a casa esausto ma felice. La moglie lo accolse con un grande sorriso e lui le mostrò il raccolto. Lo scorso anno i due poverini avevano perso tutto a causa di una brutta tempesta che aveva devastato il campo proprio nella stagione dei germogli e il loro inverno era stato davvero molto magro, ma quest’anno non sarebbe andata così, avevano qualcosa da vendere al mercato.
E’ andata bene quest’anno avremo qualcosa da vendere al mercato? Potresti comprare una caciotta e un fiasco di vino rosso e se ti va bene anche una sacca di fagioli?
Non ci sperare troppo moglie mia, tolto quello che servirà per la semina del prossimo anno e quel che necessita per noi, non resta poi molto.
Disse il contadino mestamente, la moglie gli si fece vicino, dicendo:
Non ti preoccupare c’è la faremo ugualmente!
Quella donna trovava sempre le parole giuste per tranquillizzarlo. Il contadino raccolse cinque ciotole di grano per la semina dell’anno dopo, riponendo il contenuto in una sacca più piccola e dieci ciotole per le esigenze della famiglia e si diresse al mercato col suo carro sgangherato.
Al mercato, il solito ciarlare di ogni anno, ogni contadino dava la voce alla propria merce ma avendo tutti troppo poco, nessuno si muoveva ad andar a comprare dall’altro, ed allora il contadino prese una ciotola di grano colma e andò dal fagiolaio, dicendo:
Per una ciotola di grano, una ciotola di fagioli?
Il contadino dei fagioli, gli sorrise prese la ciotola di grano la svuotò nella sua sacca e la riempì di fagioli secchi.
L’intero mercato guardava allibito, il contadino tornò alla sua sacca, svuotò la ciotola dai fagioli e la riempì di nuovo di grano, avvicinandosi stavolta al vinaio:
Una ciotola di grano per una bottiglia di vino?
Un altro scambio andato a buon fine, continuò così per tutta la notte, l’esempio del contadino accese l’ingegno di tutti e ben presto il baratto fu di uso comune in quel piccolo paesino.
Il contadino tornò a casa con il suo sgangherato carro, la moglie lo raggiunse con un sorriso dipinto ma quando vide il carro pieno di tanto ben di Dio, quel sorriso le si illuminò.
Come hai fatto? Mica avrai rubato?
Disse nel ridere, conoscendo perfettamente l’intrinseca natura del suo buon compagno di vita.
No, ho semplicemente scambiato il frutto del mio lavoro con quello del lavoro altrui. Mi sa che questo inverno sarà meno duro per tutti.
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