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L’Apocalisse o Caduta del Velo – Favola

L’Apocalisse o Caduta del Velo

Come una barca alla deriva, così il Mondo navigava nell’Universo senza trovare mai un buon verso. Dal suo manto era più facile ascoltare il lamento che il canto, ed era proprio questa la ragione per cui le sue vele non si gonfiavano più della vita al vento. Quel senso profondo di smarrimento, quel vivere senza guardar più al sentimento, avevano l’occhio umano spento, iniziò così quello che a tutti sembrò un “brutto momento” mentre in verità si trattava di un benefico mutamento. La grande porta del 2012 era ormai vicina ma l’uomo la interpretò come una dolorosissima spina, tutti si sentirono avvolti dallo sconforto:

Il Mondo non troverà mai porto!

Gridava l’uomo visibilmente sconvolto, che a quel passaggio guardava come ad un cattivo presagio. Terremoti, alluvioni e zumami sembravano che all’Apocalisse facessero reclami. L’inferno ai cattivi e il paradiso ai buoni, ma intanto lampi e tuoni non facevano distinzioni, ne di razze, ne di religioni colpivano tutte le nazioni.

…si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie, pestilenze, e terremoti in vari luoghi. .. Ma tutte queste cose saranno solo l’inizio delle doglie di parto.

Guardate questi sono i segni dell’Apocalisse!

Qualcuno subito disse, qualche altro ricordò che la parola apocalisse derivava dal greco (apokalypsis), composto di apó (separazione) e kalýptein (nascosto), dunque significava: gettar via ciò che copre, far cadere il velo.

E mentre le lacrime cadevano copiose, nell’uomo la voglia di vivere come non mai esplose, ognuno la mano dell’altro prese, e quel sentimento gonfiò le vele del mondo di vento. In realtà questo cambio di rotta era già stato previsto dal tempo in cui l’uomo viveva nella grotta, la terra era un essere unico dal cuore caldo e profondo, e anche lui aveva diritto di vivere come ogni essere al mondo, così come l’umanità si era preservata attraverso ere di bestialità, legandosi alla paura che di lei ebbe invero cura, ora era il mondo che esigeva un cambiamento profondo, chiedeva che s’intonasse tutti un solo canto e che finisse finalmente quel lamento. Ma come far a metter d’accordo tante teste, ci sarebbero voluti milioni di maestri d’orchestre e fu così che anche il mondo usò la paura affinché l’umanità incominciasse della terra ad averne cura:

Così non si può continuare, dobbiamo per forza di cose cambiare, togliamo il nucleare, smettiamo la natura di devastare, i mari di inquinare, i cieli di sporcare. Per dare al mondo continuità dobbiamo investire in nuove abilità, le risorse della terra non dureranno un eternità!

Le guerre erano tragedie manovrate da dita inquiete che di materie prime avevano sete e furon messe a tacere solo quando non ci fu più niente da bere.

Intanto l’umanità tutta per la paura di essere distrutta, prese a cantare e alla vita a inneggiare, le vele del mondo furono gonfie di sentimento, e finalmente quella zattera alla deriva riprese a navigare e quando fu in mezzo al mare, l’umanità non smise più di cantare. Fu così che quella catastrofe annunciata fu finalmente svelata era solo un cambio di rotta, era quel velo che copriva del cielo la volta.

La paura era stata di nuovo la cura e l’uomo da quel giorno i suoi feticci stipò in un museo senza troppi capricci.

Il diavolo e le sue ambiguità con cui tanto facilmente si era infettata l’umanità, gli alieni grigi, rossi e verdi, le potenti caste che schiacciavano dall’alto le teste, angeli e santoni, divinità e punizioni, la chiesa ed i suoi greggi, pecore bianche nere e grigie, cartomanti e burloni, entità di ogni sorta, amuleti, filtri e magie, maghi, maghetti, fate turchine, verdine e gialline, gnomi e gnometti, santuari e cimiteri, fantasmi e misteri, eran tutte cose per distrarre i pensieri… cosa non aveva saputo costruir la mente per sfuggire alla responsabilità abilmente,  ma ora a tutti era nota la verità e quel canto pieno di sentimento, del mondo non avrebbe mai più smesso di gonfiare le vele al vento.

 

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3 Comments

  1. peppino fieni martedì 8 novembre 2011

    Questa favola sembra una cronaca attuale, invece è il torto che l’uomo ha subito per essere stato cacciato dal paradiso, dove spera di tornare. Il detto la speranza è l’ultima a morire ha forse questo significato.

  2. Cleonice Parisi martedì 8 novembre 2011

    Infatti noi donne potevamo stare buonine e non prendere quella maledetta mela, ora non partoriremmo nel dolore, non lavoreremmo, ma staremmo lì nel paradiso terrestre senza fare nulla a goderci il sole eterno, il cibo sempre disponibile, senza fare alcunchè…lì …ferme, in silenzio senza molto da dire e da fare, di cosa si può parlare e poi quando hai consumato tutti gli argomenti…lo sai Peppino ora che mi ci fai pensare sarebbe una palla eterna, ecco perchè la donna tentò l’uomo con la mela, perchè sai gli uomini sono poltroni hanno sempre bisogno di una spintarella…

  3. peppino fieni martedì 8 novembre 2011

    Se sempre Cleonice, concordo!

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