Con lo stomaco vuoto, cervello e cuore non si mettono in moto IO MI RIBELLO E TU???? – Le favole della vita su RAITRE



L’Ospedale delle Bambole – Favola
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fotografie di Sergio Siano dal 30 giugno al 10 settembre 2011
L’Ospedale delle Bambole
Bimbe mie, solo alle cose preziose si presta cura affinchè non soccombano sotto il peso dell’usura! Ecco fatto! Ora con questo nuovo abitino sei davvero bellissima Susanna.
Disse Michele mentre accomodava la bambolina in un angolo di uno scaffale già troppo affollato. Erano ormai anni che nessuno metteva più piede nella sua piccola bottega, l’insegna in ferro battuto tinta di rosso e bianco era ormai sbiadita ma ancora si poteva leggere: “Ospedale delle Bambole”.
Oggi mi sento insolitamente stanco!
Disse l’anziano bottegaio nel togliersi il camice bianco, che ogni mattina indossava, era pur sempre un Ospedale il suo ed anche se in un modo del tutto speciale lui ne era il medico. Si sedette dietro il tavolo da lavoro e riprese il suo dialogo unilaterale con le bambole, non pensiate che il nostro bottegaio avesse perso qualche rotella, il suo era un modo per tenere sotto controllo la solitudine che a volte sembrava stringersi a nodo attorno al suo cuore. Quelle bambole erano le depositarie dei suoi sogni, erano il sorriso per il suo cuore triste.
In quella bottega sembrava che il tempo non fosse mai passato, persino la luce elettrica era stata bandita, Michele la considerava fredda e statica, non avrebbe mai potuto sostituire la luce calda e vibrante di una lampada ad olio o di una candela.
Bimbe mie vi racconterò una storia per accompagnarvi nel sonno:
Un giorno il Tempo bussò alla mia porta, ed io risposi:
Ti aprirò solo se tra le braccia mi porterai una bambola rotta.
Vecchio non sei al passo col Tempo, oggi una bambola rotta non si aggiusta ma si butta!
Ed io risposi:
Allora resta fuori dalla mia porta!
Un sorriso si dipinse sul suo volto rugoso di Michele, che incominciò a sentire la palpebre pesanti e si lasciò andare al sonno appoggiando la testa sul tavolino da lavoro, non aveva nemmeno fatto in tempo a chiudere gli occhi, o per lo meno a lui così sembrò, che la porta della bottega si aprì improvvisamente con il solito gracchiare, una bambina di circa sei anni entrò con passo frettoloso mentre stringeva a se un fagottino e con voce accorata si rivolse a l’uomo dicendo:
Siete voi il dottore?
Si piccola mia, cosa ti è successo?
Rispose Michele sgranando gli occhi incredulo nel vedere qualcuno entrare nella sua bottega.
La bambina per l’agitazione farfugliava parole incomprensibili, Michele si alzò dalla sedia e le andò incontro, la piccola scoppiò in un pianto liberatorio allungandogli il fagotto che sino a quel momento aveva tenuto a se stretto, stretto.
Si chiama Otto!
Disse tra i singhiozzi.
Michele appoggiò il prezioso fagottino sul tavolo da lavoro, lo aprì e dentro vide un bambolotto bellissimo con un braccino rotto. Immediatamente prese i suoi attrezzi da lavoro ed incominciò ad operare il piccolo paziente ed in brevissimi momenti il bambolotto tornò apposto.
Tieni piccola il tuo Otto è tornato come nuovo.
Grazie, Grazie!
Disse la bambina pazza di gioia.
Michele intanto inforcò gli occhiali, per guardare meglio la piccola, era vestita in modo alquanto strano, un grosso fiocco sulla testa, tantissime sottogonne tutte inamidate, bottoncini in madre perla che le chiudevano l’abitino sino al collo.
Mia cara ma il tuo vestito è una meraviglia, sei stata a una festa in maschera?
Improvvisamente la porta della bottega si riaprì.
Eccoti qui monella, era sicura che fossi corsa all’ospedale! Dottore quanto le dobbiamo per il disturbo, sa per mia figlia Otto è tutto!
Michele non riusciva a proferire parola, la donna che era appena entrata sembrava provenire dal passato gli abiti che indossava, il suo cappellino, le movenze e alle sue spalle una grossa carrozza con il cocchiere l’aspettava. L’uomo uscì di corsa dalla bottega e vide che il paesaggio era cambiato, uno strano omino accendeva i lampioni per strada, si guardava attorno stranito e rivolgendosi alla donna disse:
Ma in che anno siamo?
Nel 1815!
Rispose la donna più sorpresa di lui, nel sentirsi fare quella ovvia domanda. Michele capì di non trovarsi più nel suo tempo, per qualche strano motivo che neanche lui sapeva spiegarsi era tornato indietro nel tempo, e volendo mantenere un contegno agli occhi della signora si affrettò nel dire:
Sa mi ero addormentato, chissà cosa avrò sognato!
Hahahahahahhahaha!
Rise la donna.
Sa una volta mi capitò di sognare di vivere nel futuro? Anche io mi risvegliai come disorientata!
Disse la donna sorridente.
Il futuro?
Rispose Michele mentre i suoi occhi si accendevano di una gioia profonda.
Mi creda signora è molto meglio qui!
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Sergio Siano
E’ nato il 4 aprile 1969 in un quartiere popolare di Napoli. Figlio d’arte, proviene da una famiglia di fotoreporter specializzata nella cronaca, ed è a sua volta un fotoreporter di strada, attento osservatore dei cambiamenti storici, politici, culturali, sociali e di costume di Napoli. Esordisce nel 1985, con il fratello Riccardo a Il Giornale di Napoli e nel 1987 con il padre Mario a Il Mattino.
Artista dell’obbiettivo, ha partecipato a varie mostre collettive e personali, come «Ultima dimora» che gli conferì il premio Lamont Young e «Minori di città» un racconto fotografico sui bambini dei quartieri popolari. Ha molte collaborazioni editoriali nel mondo culturale e artistico. Molte immagini sue si ritrovano in diversi libri e nei volumi sulla storia fotografica di Napoli.
Il premio Cosimo Fanzago 2010 gli è stato riconosciuto proprio per il suo attaccamento alla città dimostrato attraverso le sue immagini e i tanti reportage, alcuni di questi raccolti in un suo progetto con Annalisa Milone, “leggenda di un bacio” una denuncia romantica sulle memorie della città che scompaiono.
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