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Alba e la sua fiaba – Fiaba

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Alba e la sua fiaba

Cristalli di rugiada cadevano dal cielo, insinuandosi nella folta chioma di Alba, il fruscio del vento sembrava giocasse a portaglieli via, mentre il suo incedere lento riecheggiava per quella strada stranamente silenziosa.
Ehi tu signorina deliziosa?
Alba si voltò alle sue spalle per vedere da dove provenissero quelle parole e vide seduto in terra un clochard.

Dico a te signorina deliziosa!
L’uomo aveva evidentemente notato l’espressione perplessa della ragazza.
Ditemi?
Rispose Alba.
Avvicinandosi anche se non troppo a quell’uomo dal lezzo maleodorante.
Volevo solo darti una cosa!
L’uomo aprì il pugno della mano, mostrando ad Alba un ciuffetto di capelli raccolti da un fiocchettino rosso.
Alba ebbe un immediato senso di disgusto, ma per non dispiacere l’uomo già tanto provato, allungò due dita nel prendere quel ciuffetto di capelli, ringraziò cordialmente e andò via letteralmente sconvolta.
Riprese a camminare stavolta con passo più veloce, i cristalli di brina non facevano neanche più in tempo a poggiarsi sulla sua voluminosa capigliatura, che vita scialba la sua, senza gioie, senza emozioni.
Alba definiva la sua esistenza sfortunata, a tre anni un brutto incidente le aveva portato via i genitori e lei era rimasta in coma per due giorni tenuta in vita solo dalle macchine, provvidenzialmente arrivò un cuore nuovo e la piccola Alba riprese a vivere. Fu accolta a casa di una zia, sorella della mamma, una zitella vecchia e acida che per puro senso di carità aveva raccolto quel piccolo relitto umano, e questo stato di cose glielo aveva sempre fatto pesare.

Alba scappò da quella misera vita non appena compì diciotto anni, trovò un lavoro presso uno studio privato, dove trascorreva interamente le sue giornate, senza riuscire a coltivare amicizie, rinchiusa tra quattro mura, tornando a casa solo all’imbrunire, allora consumava un frugale pasto, un po’ di televisione e a letto.
A soli venticinque anni si era rassegnata a dover condurre una vita scialba e senza colori, ma quell’episodio seppur fastidioso le aveva procurato un’emozione, qualcosa di diverso dalla solita dimensione che la intrappolava, che la teneva prigioniera come in una cappa soffocante. La sua vita era grigia, le persone erano grigie, il cibo era grigio, l’amore era grigio, il colore di Alba era il grigio e ora un ciuffetto di capelli raccolti da un nastrino rosso avevano saputo portare un po’ di colore.
Alba strinse il ciuffetto di capelli nel pugno e continuò a camminare distratta e incurante come sempre, ma qualcosa attorno sembrava stesse cambiando, improvvisamente una signora con un cagnolino quasi la travolse:
Mi scusi signorina.
Alba era raccolta nei suoi pensieri e dovette apparire sconvolta.
Che le succede si è spaventata?
Ninì sei una monella vedi hai spaventato la signorina!
Disse poi canzonando il suo piccolissimo barboncino color miele.
Ninì chiedi scusa!
La signora prese il cagnolino tra le braccia, che immediatamente allungò una zampetta verso Alba come per fare pace. Alba sorrise e raccolse la zampetta dicendo:
Non ti preoccupare Ninì tutto apposto, ero sovrappensiero.

Alba prese a fissare l’anziana signora, doveva essere una persona speciale emanava una luce bellissima, era la prima volta che le accadeva di vedere una persona tanto luminosa, sembrava che la luce le provenisse da dentro.
Cara qualcosa non va?
Chiese la donna preoccupata nel sentirsi fissata.
No, è solo che in lei c’è una luce talmente luminosa.
Alba e l’anziana signora e la piccola Ninì restarono a parlare per ore, ma Alba sarebbe rimasta su quella panchina un’eternità era talmente bello ridere scherzare coccolare Ninì, che ricambiava il suo affetto. Si salutarono come due vecchie amiche scambiandosi il telefono e ripromettendosi che si sarebbero riviste quando prima. E riprese la strada per tornare a casa, che straordinaria serata diceva tra se Alba, e mentre avanzava la sua attenzione fu attirata da una piccola voce che gridava:
No, no, no!
Alba strinse di nuovo in pugno quel ciuffetto di capelli e si diresse verso la fonte di quelle urla, una bambina di non più di quattro anni stava facendo disperare la sua mamma, dinanzi a una bancarella di dolciumi:
Li voglio!
No ti fanno male!
Diceva la mamma cercando di trascinarla via, ma niente da fare quella bambina impuntava i piedi e la povera donna non riusciva a spostarla di un centimetro.
Alba si avvicinò sorridente:
Ciao bellissima principessa.

La bambina la guardò con uno sguardo interrogativo dicendo:
Chi sei?
Un’amica della mamma, ma lo sai che in quei dolci ci sono dei coloranti che fanno male al pancino?
La bambina guardò Alba con un sorriso, poi allungò la manina e disse:
Vieni con noi?
Piacere mi chiamo Teresa e questa monellina è Vanessa, a proposito grazie.
Disse la mamma della piccola con un senso di sollievo. Alba fece un bel tratto con Teresa e Vanessa poi si salutarono come se si conoscessero da sempre.
Allora a domani?
Si prendo Vanessa alle diciannove a scuola di danza e ci vediamo di fronte alla bancarella dei dolciumi.
Ok!
Rispose Alba sorridente, ma cosa stava succedendo? Era possibile che quel ciuffetto di capelli avesse cambiato il mondo? O forse erano i suoi occhi che erano cambiati? Si chiese Alba ma la serata non era ancora finita per lei altre sorprese l’aspettavano dietro l’angolo, una bambina le si mise dinanzi dicendo:
Alba ora ridammi i miei capelli!

Alba chiuse istintivamente il pugno nel quale teneva stretto il ciuffetto di capelli, e vide uscire da quella bambina una luce talmente abbagliante da farle perdere l’equilibrio. Quando si riprese, la bambina era ancora lì con una manina aperta, in attesa che Alba le restituisse il ciuffetto.
Ma sono tuoi?
Si sono i miei!
Alba glieli restituì dicendo:
Me li ha regalati un vecchio clochard!
Lo so quello è il mio papà”
Il tuo papà, ma era tanto anziano tu non hai più di quattro anni?
Si ho quattro anni ma come lo sai? Da quando io e la mamma siamo andate in cielo solo papà invecchia!
Disse ridendo la piccina, improvvisamente Alba cominciò a risentire di nuovo quel lezzo nauseabondo si voltò e vide il vecchio clochard guardare la bambina tra le lacrime:
Piccola mia!
Disse l’uomo cadendo in ginocchio.
Papà è ora di andare ti sono venuta a prendere.
Disse la bambina.
Alba non ci capiva niente, chi era quella bambina, chi era quel vecchio, ma tutti i nodi furono sciolti dal breve racconto dell’anziano barbone. Il cuore che aveva salvato la vita di Alba, ne aveva portato via una altra quella di Lucia, la sua piccola bambina. L’uomo non si era mai rassegnato alla morte della figlia ne alla repentina dipartita della moglie, e aveva preso a vagare come un clochard per la città, alla ricerca disperata di chi aveva nel petto il cuore di sua figlia, convinto che l’avrebbe riconosciuta nello stringere tra le mani il ciuffetto di capelli che le aveva tagliato il giorno che era volata via. Da vent’anni aspettava quel momento e quel giorno il miracolo era avvenuto e il cuore di Alba aveva ripreso a splendere.
Lucia prese per mano il suo papà dicendo:
Vieni papà, la mamma ci aspetta.
Sparirono così com’erano apparsi nella notte di una comune giornata invernale, lasciando nelle mani di Alba una ragazza dalla vita piatta e scialba una bellissima fiaba.
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  1. Trama perfetta, fantasia e realtà si intrecciano così bene! Alba ora nelle mani ha finalmente qualcosa. Io sono solo un bambino che sa leggere. Brava.

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