


L’Albero Borioso e il Contadino Operoso – Favola
L’Albero Borioso e il Contadino Operoso
Quel che riflette non sempre rimanda immagini corrette, non solo in uno specchio l’uomo si dovrà specchiar se alla sua vera natura si vorrà avvicinare.
Disse l’Albero al contadino intento a raccoglier l’uva proprio li vicino.
Albero il tuo parlar mi par scontato!
Disse il contadino trafelato, mentre dal suo lavoro non si era fermato. Quell’albero ormai elargiva da tempo parole di saggezza, nella presunzione che nessuno di ascoltarlo ne fosse all’altezza.
Scontato? Contadino tu pensa a fare il vino!
Disse con tono sgarbato. Il contadino continuò a raccoglier l’uva per fare il vino, mentre l’albero continuò a borbottare parole amare, si sentiva ribollir dentro da una tale rabbia che la sua ragione non seppe tener in gabbia:
Stupido contadino, proprio qui vicino dovevi venir a coglier l’uva per fare il tuo mediocre vino?
L’Albero inveì di nuovo contro il contadino, senza che nulla avesse detto o fatto il poverino.
Caro albero le tue parole per me non hanno peso, per questo motivo non mi sento offeso. Il dire pesante è frutto di un essere pensante che la sua rabbia ha saputo tenere chiusa in gabbia, mentre le parole figlie della boria sono aria che non fa Storia!
Disse il contadino nel posar la cesta che portava in testa, e nel prendere l’accetta con mano assai lesta, aggiunse:
Io non sono solo un contadino che raccoglie uva per farne del vino, ma sono anche il proprietario di un camino, l’inverno è freddo e il cor mi dice: Taglia a quell’albero la radice. Se oggi avessi dato meno fiato al dire, forse come legna da ardere non staresti per finire.
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___________________________________________________________________Spinta dalla fame, una volpe cercava di afferrare l’uva sotto un alto pergolato, saltando con tutte le sue forze. Visto che non riusciva neppure a toccare i grappoli, allontanandosi disse: “Non è ancora matura. Non voglio mangiarla acerba”. (La volpe e l’uva di Esopo)
Le Favole della Vita
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C’è molta psicologia in questa favola! L’avvicini alla favola di Esopo. E se fosse di Fedro? Sai, sugli antichi scritori non abbiamo certezze! Almeno della loro vera esistenza. Si copiano oggi, gli scrittori, si copiavano allora. Corsi e ricorsi vichiani? A me pare che ci sia poco di nuovo sotto il sole! Le favole di Cleonice? Sono archetipi naturali, prendono la storia da dentro. Poi la portano fuori e viene il nuovo.