
Lo Specchio di Dio
Portami con te, portami con te!
Gridava un Sasso da un fosso, ed un vecchio saggio di passaggio, che anche dei sassi aveva imparato il linguaggio, disse:
Sasso non stai bene dove sei adesso?
No!
Rispose il Sasso.
Vorrei seguirti nel passo, ma ahimè sono solo un povero sasso. Ti prego sollevami da questo fosso!
Il vecchio saggio si chinò e raccolse il Sasso dal fosso.
Eccoti qui piccolo Sasso! E adesso?
Portami con te!
Insistette il Sasso.
Ma sei un peso da portare addosso, sono vecchio e mi stanco sempre più spesso.
Portami con te lo stesso anche se non ti sono utile adesso, un giorno potrebbe esser diverso?
Il vecchio saggio ascoltò il consiglio del Sasso e accettò di portarlo con se a spasso. Vi praticò un piccolo forellino con uno scalpellino, da dove fece passare poi una sottile cordicella e se lo appese al collo.
Nell’avanzare sempre più durante il suo cammino, il vecchio saggio incominciò a sentire il desiderio di liberarsi da ogni peso, abbandonò lungo il sentiero, prima la sua sacca, poi su un ramo lasciò il cappello, sulla riva di un fiume il mantello, poi venne la volta delle scarpe, si liberò di ogni cosa e nudo giunse al lago detto: Lo specchio di Dio.
Il vecchio saggio ora era pronto a specchiarvisi senza alcun timore, aveva vissuto una vita moralmente ineccepibile, e si era liberato di ogni bene materiale. Fece per guardarsi e restò folgorato dalla magnificenza che rimandava la sua essenza. Rimase a specchiarsi ore e ore come in preda ad un delirio di onnipotenza, lo Specchio di Dio era l’ultimo inganno, ma haimè non tutti lo sanno. In quel momento la cordicella con cui teneva legato il sasso si spezzò, facendolo cadere nello specchio d’acqua che nell’infrangersi lo liberò dal delirio. E il vecchio saggio capì che quel Sasso che aveva portato svogliatamente addosso, gli aveva fatto scansare l’ultimo fosso.
Se per le vie del mondo cerchi il tuo io profondo,
non ti incamminare
se prima un sasso al collo non avrai saputo legare.
Il divinismo è l’ultimo inganno,
ma non tutti lo sanno.
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Cleonice, diceva Lacan che l’inconscio è strutturato come il linguaggio, solo che non sappiamo niente né dell’uno, né dell’altro. Il domani potrebbe essere diverso, dice il sasso al saggio, è vero e Dio ne è sempre testimone. Solo che non sappiamo niente neanche di Lui. Infatti il divismo è l’ultimo inganno, ma non tutti lo sanno.La favola abbonda di significati profondi, molto profondi, secondo me.
In quel momento la cordicella con cui teneva legato il sasso si spezzò, facendolo cadere nello specchio d’acqua che nell’infrangersi lo liberò dal delirio.