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Una stanza chiamata cuore – Favola

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Una stanza chiamata Cuore

E fu così che la donna che abitava in una sola stanza, incontrò l’uomo che abitava in più stanze, e quel giorno cominciarono tra di loro le danze. La donna consegnò all’uomo la chiave della sua stanza dicendo:

L’amore è una danza, questa è l’unica circostanza in cui concedo di veder la mia stanza!

L’uomo vi entrò cullando la calda speranza di poter trovare albergo in quella stanza. Si aprì ai suoi occhi un enorme sala al centro della quale vi erano un letto, una tavola e una culla. L’uomo si fece al letto vicino, toccò le fresche lenzuola, i morbidi cuscini, e vide la donna nel suo saper giocar ad amare, nel suo dolce sapersi accoccolare, e pensò che in quella stanza avrebbe potuto di sicuro restare. Poi anche se a malincuore rimise a posto il copriletto e prese a guardarsi intorno circospetto, si avvicinò incuriosito alla culla, dentro vi era un bambino che faceva serenamente il suo pisolino, e al suo fianco la mamma a cantargli la ninna nanna.

Passò al terzo elemento che faceva bella mostra al centro di quella stanza, e scorse la tavola più bella che i suoi occhi avessero mai visto, bicchieri di cristallo, posate lucenti, piatti, piattini, sottopiatti, bicchieri, bicchierini, tovaglioli ricamati, candele accese dal profumo delicato incominciarono a carezzargli il palato, accrescendo in lui un insaziabile appetito, si accomodò per godere del banchetto, e la donna prese a servirgli ad uno ad uno ogni suo manicaretto. Quando ebbe mangiato a sazietà, l’uomo decise che non si sarebbe più spostato da là.

Non ebbe neppure finito di parlare, che improvvisamente le mura della stanza presero a tremare, l’uomo corse con lo sguardo al letto e lo trovò divelto, guardò verso la tavola imbandita e la trovò improvvisamente sparecchiata, si girò allora verso la culla e vide la donna stringere il bambino al petto stretto stretto, e con una mano sostere il tetto.

L’uomo uscì dalla stanza molto impressionato, non aveva capito perché quella meravigliosa armonia fosse andata tanto velocemente via, e riconsegnò la chiave alla donna con mano tremante:

Cosa ti succede non ti piace quel che hai visto?

L’uomo guardò la donna negli occhi e poi disse:

Non capisco la tua bellissima stanza, tanta armonia, tanta beltà, tanta serenità e per un non nulla ogni cosa ha perso luce e vitalità, in un istante il letto è stato divelto, dalla tavola hai tolto tutto e tuo figlio in un abbraccio soffocante hai stretto. Per te ogni terremoto fa crollare il tetto. Tu alla vita non sai giocare, dovresti qualche mura alzare affinché ogni cosa non ti possa poi turbare, così potresti girare indisturbata nelle stanze chiudendo la porta in faccia a talune circostanze.

La donna lo guardò con occhi tristi e bassi, conosceva bene il limite della sua stanza, quello di essere toccata sul vivo da ogni circostanza.

Queste sono le chiavi delle mie stanze, fa un giro e osserva come gioca alla vita un Uomo.

La donna si trovò ad avere tra le mani tantissime chiavi tutte etichettate con molta cura, scelse la prima, la camera da letto e vi entrò con fare circospetto. Vide un bellissimo letto di legno molto raffinato, candele accese un po’ dappertutto diffondevano essenze profumate, si avvicinò al materasso era morbido accogliente e caldo, lì vide l’uomo che con grande passione esprimeva il suo maschile entusiasmo, si sentì avvolta da un calore intenso, brividi presero a percorrerle la schiena, un senso di profonda appartenenza prese ad alimentare la sua essenza. In quel silenzio ascoltò il loro ansimare, il loro sapersi amare, ma questo non le poteva bastare, doveva anche altrove guardare.

Scelse la seconda chiave quella che l’avrebbe introdotta nella stanza del lavoro, vi entrò vide una scrivania piena di carte e l’uomo completamente immerso nel suo mestiere, che svolgeva con competenza, sapienza e diligenza. Richiuse anche questa porta con un sorriso. Poi prese la chiave della stanza della casa, aprì la porta e con passo lento ci fu dentro, vide un ambiente trasandato dove niente era curato e l’uomo su un letto buttato.

Aprì poi la stanza dei figli, lì vi trovò una culla e a dondolarla c’era seduto il nulla, improvvisamente le mura divennero trasparenti, e vide l’uomo impegnato altrove a fare sesso o comunque a far qualcosa per se stesso. Uscì da quella stanza, ora davvero non aveva più pazienza di visitare nessuna altra stanza.

Tornò dall’uomo e gli riconsegnò in fretta le chiavi…

Uomo la mia stanza si adombra per ogni circostanza, invece la tua per ogni aspetto ha un luogo protetto, sarai anche un gran amatore, un instancabile lavoratore ma questo non basta a renderti un uomo migliore, se per ogni cosa poi non dimostri amore. Quella stanza chiamata cuore vive d’amore di pace e luce, e quando qualcosa la sua serenità mette in croce, si spegne la sonorità di ogni voce.  Vivere come vive una donna è faticoso, bisogna portar addosso un peso assai gravoso, spesso la tempesta ci entra nella testa,  ma al suo passar bisogna saper rivestire la tavola a festa, rimettere diritto il letto divelto, riporre il bambino nella culla, e a te tutto questo sembra nulla? Prova ad abbatter le mura innalzate dalla tua paura, solo nel viver con coraggio tutte le circostanze, potrai abbattere le mura delle tue infinite stanze, non basta che tu sia perfetto sul lavoro e in camera da letto, devi per ogni aspetto della vita portar rispetto.

L’uomo si guardò nel petto e per quella donna trovò un immenso rispetto.

Aiutami, tu che sai viver senza paura.

Ti sbagli io non vivo senza paura,  per questo tremano spesso le mie mura, ma sono una DONNA che sente di voler fortemente amare, e nel cuore le mura non riuscirà mai ad innalzare.  Mi assumo consapevolmente la responsabilità dell’errore, a volte mi sento quasi un gladiatore che mille volte muore, tenendo sempre alta la spada e la bandiera del cuore. Scegli gladiatore o muratore? Dipenderà dalla forza del tuo Amore.

Insegnami!

Disse l’uomo aprendo le braccia per accogliere la donna.

Sarà la trasparenza delle mura, a farti trovar per la paura, la cura.

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  1. Un cuore che si apre per dare e ricevere, ma anche un grido per la reciprocità e il confronto. Questo può evitare sempre lo scontro che è comunque dietro l’angolo, nella differenza in una scietà maschilista, ma che non sa vedere la ricchezza che può venire solo dai sentimenti: quello che chiamiamo cuore che non è né maschile né femminile, è il cuore e basta. Una bella metafora quella della stanza!

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