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Voce D’Angelo – Favola

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Voce D’Angelo

L’orchestra era al completo, un rumore assordante riempiva la sala, ogni strumento si accordava liberando suoni nell’aria, al passo leggiadro di Voce d’Angelo l’intero corpo di orchestra fermò per un istante il brusio, quasi a voler sottolineare con rispetto  la sua entrata.

Voce d’Angelo prese il suo solito posto, e dopo qualche istante il Maestro D’Orchestra fece la sua apparizione, e tutti presero ad applaudirlo, era cosa insolita che il Grande Maestro personalmente si occupasse delle prove di un orchestra, alle sue spalle uno strano quanto indefinibile coso, entrò nello stesso momento.

Lo sguardo di Voce d’Angelo quando lo vide si fece truce:

Mio Dio no!!!! Di nuovo qui quel coso, no!

Intanto il coso l’aveva raggiunta ed aveva immediatamente cominciato a mordicchiarle le caviglie, e Voce d’Angelo prese a saltellare per evitare i suoi piccoli ma dolorosi morsetti.

Vi prego cacciatelo via mi fa male, non riesco a cantare!

Disse tra le lacrime Voce D’Angelo.

Prova a cantare lo stesso?

Disse il Maestro.

Maestro vi prego è impossibile cantare, il dolore mi distrae?

Voce d’Angelo prova a cantare!!!

Ripetè il Maestro

Voce D‘Angelo si schiarì la voce, smise di saltellare e nonostante il coso continuasse a morsicarle le caviglie, intonò il suo canto. Ne uscì una melodia talmente sublime, contagiosa, pregna di armonia, che persino il Maestro ne restò commosso. L’intera orchestra si alzò all’impiedi per quella  interpretazione  indimenticabile.

Voce d’Angelo era incredula, la sua voce si era addolcita, era divenuta morbida vellutata, a tratti fatata. Intanto il coso le era sempre attorno e continuava a morsicala:

Va via!!!

Voce D’Angelo cercò di scacciarlo con una mano. Il Maestro d’orchestra l’aveva raggiunta per il baciamano, poi si inchinò  raccolse il piccolo coso che continuava a mordicchiare le caviglie di Voce D’Angelo, aprì la custodia della sua bacchetta e lo ripose dentro richiudendola immediatamente.

Voce D’Angelo lo guardò perplessa.

Maestro ma quel coso fastidioso era la sua bacchetta?

Si Voce d’Angelo, per poter imparare a cantare come tu adesso sai fare, col dolore il canto si deve intonare, e tu Voce d’Angelo di questo fastidio hai maturato in canto il grido.

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  1. Cleonice, la metafora è scontata. Certo, hai messo la sorpresa della bacchetta del direttore. Ecco, direi che la sorpresa sconfigge l’abitudine. Come tu diresti, credo: la sorpresa può essere una grande maestra. Dai, una maestra che non ci sorprende ci annaoia. Poveri studenti!

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