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La Pecorella e il falso altare – Favola

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La Pecorella e il falso altare

Un lupo antico dalla pelliccia argentata, ingannava le pecorelle nel continuare a chiamarle sorelle, si aggirava nei sottoboschi tra le ombre di alberi secolari e alzava sempre immensi altari, sui quali saliva senza calzari, per cercare vittime da sacrificarsi, e ancora di più ai suoi occhi innalzarsi,  ci sarebbe sempre stata un ignara pecorella a cascare sotto il peso della sua arguta favella.

La selva era oscura e faceva a tutti paura, una pecorella camminava guardinga, quando si trovò dinnanzi un grande altare, sul quale troneggiava una indefinibile figura.

Avvicinati sorella.

Disse il Lupo alla Pecorella.

E la Pecorella col capo chino all’altare si fece  più vicino.

Cosa cerchi?

Conforto!!!! In questa selva oscura il mio cuore è prigioniero della paura, possiedi tu la cura?

Non sarei su questo altare, ti pare? Avvicinati di me ti puoi fidare.

Rispose il Lupo celato dall’oscurità.

La pecorella dovette convenirne, in effetti lei camminava scalza in quella selva oscura, col cuore colmo di paura, ma quella alta figura sembrava  della notte non aver paura e si ergeva su un alto altare , doveva essere proprio uno spirito esemplare.

Alto signore, ti prego dammi la cura per il mio cuore?

Sorella, tu sei un anima bella inchinati a questo altare, solo così ti potrò aiutare.

La pecorella si avvicinò all’altare, ma dalle parole non si fece incantare, voleva anche guardare e con mano toccare, perciò i suoi occhi dalla falsa luce non si fecero abbagliare e riuscì veramente a vedere con chi aveva a che fare,  ovunque c’era sangue sparso di chi l’aveva preceduta nel passo, e quindi indietro si fece nel passo, dicendo:

Alto signore, vorrei guardarti il cuore, questo alto altare non mi da la misura del tuo saper amare.

Il Lupo s’incominciò ad agitare, una insulsa pecorella osava contrastare la sua favella.

Pecorella, sali le scale dell’altare fatti ben bene guardare…

Scendi tu se vuoi vedermi!

Disse la Pecorella, ora in allarme.

Il Lupo sapeva che se fosse sceso dall’altare la pecorella avrebbe visto chi era, e allora per non svelare la sua natura, disse:

Piccola creatura, continuerai  a vivere nella tua paura, quest’altare la cura a te non potrà dare, perché non ti sei saputa affidare. Continua a camminare prima o poi, su un altro altare ti potrai inchinare e troverai allora la cura alla tua paura.

La pecorella intanto approfittando del buio si era messa alle spalle dell’altare e di quello strano figuro aveva scorto la lunga coda da lupo e aveva capito, anche le pecorelle talvolta hanno fiuto.

Lupo, le pecorelle puoi ingannare perché parli dall’alto di un altare, ci vuole fiuto per essere a se stessi di aiuto, in questa selva oscura ogni vita ha paura, ma è in quella stessa paura che ci avvelena il cuore che presto nascerà il più bel fiore, il fiore dell’amore. Ogni pecorella nel suo cuore scorgerà il suo altare, ed è lì che ogni vita si dovrà inchinare. Solo chi la propria esistenza ha saputo davvero amare, il  cor al cielo potrà elevare. Io non sacrificherò il mio cuore su un altare che professa falso amore.

Il Lupo era stato scoperto ma non scese dall’altare, per una pecorella perduta altre mille ne avrebbe potute ingannare, quel vecchio lupo ci sapeva davvero fare, ma la Pecorella non smise di parlare anche lei con le parole ci sapeva fare.

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  1. La selva oscura è quella che introduce la Divina Commedia, come sai. Ma quante pagine! Inferno, purgatorio, paradiso e alla fine il riso di Beatrice. Questa è una metafora della divina e, per fortuna, è breve, ma sei sta brava a dirci che, in fondo anche la pecorella, se vuole, ci sa fare.

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