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Il mio nome è Umiltà – Favola

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Il mio nome è Umiltà

La Superbia indossò il mantello dell’Umiltà, è uscì per il mondo a quell’ora ogni giorno si divertiva a prendere in giro l’umanità. Camminava ricurva e lenta, nei panni di una vecchia stracciona,  quando fu fermata da una bambina:
Prendi!
La bambina aveva tra le dita una monetina. La Superbia travestita di Umiltà, non accettò la monetina dicendo:
Tieni pure la tua monetina, generosa creaturina, anche quando i tempi erano oscuri io mai tolsi, mai sottrassi e soprattutto mai chiesi, io ho sempre e solo dato.
Qual’è il tuo nome signora?
Chiese la bambina.
Il mio nome è Umiltà!
E ciò dicendo andò via di la. Nel camminare si fece incontro ad un uomo dal far giocondo che voleva solo il sorriso del mondo, era seduto su un angolo di panchina, che di gente era piena:
Dolce vecchina  vieni a sederti su questa panchina, di spazio non c’è ne, ma io mi alzerò per far spazio a te.
Buon uomo resta pure seduto, mi è caro il tuo invito, ma io mai tolsi, mai sottrassi  e soprattutto mai chiesi, io ho sempre e solo dato.
E ciò dicendo fece per andare via:
Vecchina aspetta qual è il tuo nome?
Il mio nome è Umiltà!
La vecchina andò via col suo passo trascinato e stanco,  e sotto quel falso manto si faceva vanto di aver ancora una volta raggirata l’umanità.
Anche oggi ho raggirato l’umanità che ha scambiato la Superbia per Umiltà.
Se la rideva la vecchina, quando si ritrovò letteralmente davanti ai piedi la bambina, modulò la sua voce acre e spigolosa, rendendola dolce come il miele su un petalo di rosa e poi disse:
Piccola creatura, tu di nuovo qua?
Si!
Disse la piccola impettita.
E cosa vuoi da una povera vecchina?
Chi non ha mai chiesto la carità, non può sapere cos’è l’umiltà. L’uomo umile è un seme tra le braccia del vento che vola portando nel cuore il suo tormento,  lui bene sa, che quello che oggi dona, domani chiederà, e per questo il suo gesto ha il sapore dell’ umiltà. Tu sei la Superbia, il tuo freddo dono è offerto dall’alto di un trono, la tua superiorità è viva anche in un gesto di apparente umiltà.
Creatura insolente spostati davanti i miei piedi immediatamente!
Disse la Superbia sentendosi scoperta, ma improvvisamente il suo mantello le venne sfilato dalla testa, e il suo vero volto fu svelato in non molto. La Superbia si girò rabbiosa, e vide l’uomo giocondo che voleva solo il sorriso del mondo, trattenere tra le mani la sua mantella.
Maledetto che ti venga sempre a mancare sulla testa un tetto!
Superbia il tuo inganno è ormai alla luce, chi dona bene sa, che quello che oggi da, domani chiederà,  e solo questa consapevolezza che rende al dono luce e bellezza, chi altresì offre dono dall’alto del suo trono, alla Superbia ha il cor prono.
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  1. Cleonice hai messo il dito sulla piaga dell’uomo nella storia. Lo hai fatto sempre con quella ” vocina” che ti contraddistingue da sempre, per me. Pensa alla strega di Biancaneve, ha la stessa radice antropologica. Pensa al potere che si logora mentre si logor. Questa è pedagogia vera, lo spirito si riprende la sua vera vocazione. Bella favola e sensibilità profonda.

  2. E’ sempre la vocina…che spiega alla mente…:))))

  3. Isabella iacovissi says:

    L’umilta, un dono da coltivare e da dosare ai tempi d’oggi.
    Ma se e’ autentica si vede ancor prima che poi.
    “L’uomo umile e’ un seme tra le braccia del vento che vola portando
    nel cuore il suo tormento”,
    …e se e’ naturale e autentico, si riconosce come si riconosce il vento.

  4. Ma se e’ autentica si vede ancor prima che poi.

    Sante parole Isabella :) ))

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