
La Cenere e il Narratore
Ardeva un fuoco da talmente tanto tempo, che nessuno ricordava più da quando fosse acceso, ma quel giorno precisamente il 31 di marzo, quel fuoco si spense. Era una fine annunciata, quel fuoco era lentamente calato sino a diventare un piccolissima ma costante fiammella, che poi si era spenta come fosse la cosa più naturale del mondo. Al posto del fuoco solo delle fumanti ceneri, che se avessero potuto parlare chissà quante cose avrebbero potuto raccontare…
Certo che parlo! Cosa vuoi sapere?
Disse la Cenere al Narratore, che per poco non fu colto da un malore tale l’emozione.
Bhè penso sia naturale chiedersi un fuoco che ha bruciato per tanto tempo da cosa fosse motivato?
Domanda lecita mio caro narratore! Era motivato da uno sbagliato sentore ed ora ha semplicemente trovato un giusto dottore.
Uno sbagliato sentore, un giusto dottore? Cosa c’entra con una fiamma che tutto brucia e infiamma?
La fiamma brucia e consuma, basta una scintilla in un terreno ben predisposto e di quel luogo il fuoco ne farà il suo avamposto.
Mi vuoi far interedere che è bastata un scintilla a far fuoco e fiamma?
Esatto, quando il terreno è incolto e il suo contadino altrove rivolto, non può che andar tutto storto.
Penso di aver capito, quella terra fu accesa dalla fiamma e ora Cenere tu ne sei quel che resta!
Disse il Narratore con voce mesta.
Perché usi una voce tanto funesta? Non è la fine ma solo l’inizio, slegati dal pregiudizio ricordi la favola della fenice?
Quella… solo mitologia! Frutto dell’umana fantasia o per meglio dire utopia!
E se così non fosse? Se la fantasia e l’utopia mostrassero la via? La mente ti svia!
Certo se lo dici tu che sei Cenere, perché non dovrei crederti!
Disse schernendola il Narratore.
Vero sono Cenere, ma da questa Cenere risorgerà la vita!
Il Narratore smise di parlare e si mise ad osservare, brevi scintille di tanto in tanto ancora smuovevano la Cenere, e un accenno di ghigno gli si disegnò sul viso, nel dire:
Cenere sei, Cenere resterai!!!
Mai dire mai o te ne pentirai…
Rispose la Cenere. Non aveva neppure finito di parlare che la terra prese a tremare, un enorme luce sembrava fuoriuscisse da ogni fessura, improvvisamente un bagliore accecante inibì la vista del Narratore, anche a lui in quel momento sarebbe servito un buon dottore, e quando il bagliore si fu attutito vide quel che da sotto alla cenere era uscito.
Ma… ma… ma è…
Sono una Fenice!!!
Non è possibile è un personaggio mitologico!
La mitologia è una delle figlie della fantasia, e la fantasia come l’utopia altro non insegnano che a inseguir la via, ricorda la mente ti svia!
Il Narratore era senza parole aveva assistito alla nascita di una Fenice ed ora per quella rinascita si sentiva davvero felice…
Dove andrai ora?
Pensi possa importare, dal cielo al mare, dal monte alla pianura, ora più niente mi fa paura è la vita che mi cura.
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“E semplicenente ha trovato un giusto dottore”. Questa è la chiave per me. Narratore e cenere sono la porta e la serratura. Con queste metafore dico tutto e niente.