Un Melo in Fiore – Favola

Un Melo in Fiore
Un melo in fiore, in ogni frutto ci avrebbe voluto metter il cuore, ma non tutti i suoi fiori divennero frutti e lui se ne fece lutti, e non tutti i frutti crebbero sani, prima che giungesse l’uomo a metterci le mani:
Caro Melo perché ti danni: Non tutte le ciambelle riescono col buco, e non tutte le mele restan senza bruco!
Cinguettò una piccola uccellina, ma il Melo era triste, aveva faticato tanto per fiorire, e troppi fiori aveva visto a terra in fin finire, e quelli che eran diventati frutti i bruchi li avevan rovinati tutti.
Orsù grande Melo togli dai tuoi occhi il velo e comprendi, che non è solo nel fruttificar che nella vita tendi.
E a cosa altro servirei?
Disse il Melo mogio, mogio.
Ecco ad esempio per me sei di appoggio!
Che grande consolazione.
Rispose il Melo all’apice della disperazione.
Aspetta fammici pensare, tu servi anche a riparare.
A riparare da cosa?
Grande Melo tu per noi sei una casa, che ci ripara da ogni cosa.
Continuò nel dire l’uccellina. Quel grande Melo era la casa di molti animali, scoiattoli, grilli, formiche, persino le cicogne erano solite fare il nido tra il suo fogliame, ma il Melo non si sapeva rassegnare e solo ai suoi frutti malati continuava a guardare, ed improvvisamente prese ad invecchiare, perse dapprima tutte le foglie, poi caddero i suoi frutti, sia quelli sani che quelli malati ed in pochissimo tempo divenne un albero arido e spoglio. Tutti gli abitanti dell’albero trovarono riparo altrove, solo l’uccellina gli era rimasta vicina.
Uccellina va via, non vedi che sto morendo?
Disse un giorno il Melo. Ma l’uccellina non volle andare via e continuò a fargli compagnia, e incominciò a parlargli dell’alternanza delle stagioni, dei frutti cattivi e di quelli buoni.
Uccellina cara è primavera per tutti, solo nel mio cuore c’è la neve sui tetti.
Vedi Melo le stagioni del cuore, scandiscono un tempo assai speciale, e le sue lancette si chiamano bene e male, ma la tua sensibilità, troppo peso dà a quel che male và, e al bene peso non ne dà.
E’ sbagliato allora il mio modo di pensare?
Chiese il Melo.
Ricorda non sei nato solo per fruttificare, ma anche per riparare e sostenere.
L’albero prese a guardarsi attorno, come avrebbe voluto che tutti i suoi amici animali facessero ritorno tra i suoi rami, ma ormai non aveva più niente da offrire, rimpiangeva persino quei fastidiosi bruchi, che alle sue belle mele facevano tanti buchi. E allora desiderò di fiorire, e lo desiderò con una tale intensità da dare vita a dei fiori di una nuova varietà.
Gli animali s’incuriosirono tutti e con occhi grandi stettero a guardare, cosa quello strano Melo sarebbe andato a fruttificare, e nel frattempo tra i suoi rami ripresero a dimorare, scoiattoli saltatori, topini di campagna, bruchi verdi e gialli e blu, farfalle variopinte, cuculi, passeri dal petto giallo, afidi, grilli canterini, tornarono persino le cicogne, e fu così che caddero i fiori e nacquero dei piccolissimi frutti, la curiosità era proprio di tutti.
Saranno mele piccine, o forse delle mele albine, sempre di mele si tratterà, forse è una nuova varietà!
Dicevano gli ormai tanti abitanti della sua folta chioma.
Aspetteremo, se a raccoglierla sarà la mano d”uomo, vorrà dire che il frutto è buono!
Ma un giorno scese dal cielo uno strano uomo con delle grandi ali, e prese a riempire due grosse ceste con i frutti dell’albero, le riempì e volò via, dopo un po’ fu di ritorno e prese a riempirle di nuovo e stavolta l’albero chiese:
Dove porti i miei frutti?
Li porto dove ne potranno mangiare tutti.
Perché?
Chiese l’albero.
Nel mondo c’è fame di verità e questi frutti sanno dare sazietà.
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Un melo in fiore, in ogni frutto ci voleva metter il cuore, ma non tutti i suoi fiori divennero frutti, e il melo se ne fece lutti, e non tutti i frutti crebbero sani prima che l’uomo ci mettesse su le mani:
Caro Melo perché ti danni: Non tutte le ciambelle riescono col buco, e non tutte le mele restan senza bruco!
Cinguetto una piccola uccellina.
Ma il Melo era triste, aveva faticato tanto per fiorire, e troppi fiori aveva visto in terra finire, e quelli che eran diventati frutti, i bruchi li avevan divorati quasi tutti.
Orsù grande Melo togli dai tuoi occhi il velo, e comprendi che non solo al fruttar nella vita tendi.
E cosa altro servirei?
Disse il Melo mogio, mogio.
Ecco ad esempio per me sei di appoggio!
Che grande consolazione.
Disse il Melo all’apice della disperazione.
Aspetta fammici pensare, tu servi anche a riparare.
A riparare da cosa?
Grande melo tu per noi sei una casa, che ci ripara da ogni cosa.
Continuò nel dire l’uccellina.
Quel grande Melo era la casa di molti animali, scoiattoli, grilli, formiche, persino le cicogne erano solite fare il nido tra il suo fogliame, ma il Melo non si sapeva rassegnare, solo ai suoi frutti malati sapeva guardare, ed improvvisamente prese ad invecchiare, perse dapprima tutte le foglie, poi caddero i suoi frutti, sia quelli sani che quelli malati ed in pochissimo tempo divenne un albero arido e spoglio.
Tutti gli abitanti dell’albero trovarono riparo altrove, solo l’uccellina gli era rimasta vicina.
Uccellina va via, non vedi che sto morendo!
Disse un giorno il Melo.
Ma l’uccellina non volle andare via e continuò a fargli compagnia, prese a parlargli dell’alternanza delle stagioni, dei frutti cattivi e di quelli buoni.
Uccellina cara ma è primavera per tutti, solo nel mio cuore c’è la neve sui tetti.
Vedi Melo le stagioni del cuore, scandiscono un tempo tanto speciale, e le sue lancette si chiamano bene e male, la tua sensibilità estremo peso dà a quel male và, e a quel che è bene peso non dà.
E’ sbagliato allora il mio modo di pensare?
Chiese il Melo.
Ricorda non sei nato solo per fruttare, ma anche per riparare e sostenere.
L’albero prese a guardarsi attorno, come avrebbe voluto che tutti i suoi amici animali facessero ritorno tra i suoi rami, ma ormai non aveva più niente da offrire, rimpiangeva persino quei fastidiosi bruchi, che alle sue belle mele facevano tanti buchi.
E allora desiderò di fiorire, e lo desiderò, con una tale intensità da fiorire con fiori di una nuova varietà.
Gli animali s’incuriosirono tutti, e con occhi grandi stettero a guardare, cosa quello strano Melo sarebbe andato a fruttare, e nel frattempo tra i suoi rami presero a dimorare, scoiattoli saltatori, topini di campagna, bruchi verdi e gialli, farfalle variopinte, cuculi, passeri dal petto giallo, afidi, grilli canterini, tornarono persino le cicogne, e fu così che caddero i fiori e nacquero dei piccolissimi frutti, la curiosità era di tutti.
Saranno mele piccine, o mele albine, sempre di una varietà di mele si tratterà, dicevano gli ormai tanti abitanti della sua folta chioma.
E un giorno scese dal cielo uno strano uomo con delle grandi ali e due grosse ceste vuote, che prese a riempire dei frutti dell’albero, le riempì e volò via, dopo un po’ fu di ritorno e prese a riempirle di nuovo e stavolta l’albero a chiese:
Dove porti i miei frutti?
Li porto dove ne potranno mangiare tutti.
Perché?
Chiese l’albero.
Nel mondo c’è fame di verità e questi frutti ne sono una prezions
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