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Il Linguaggio Universale – La favola della Musica

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Il Linguaggio Universale

La musica è il linguaggio universale , un giorno le parole le dovremo lasciare.

Disse un Sasso a un Usignolo che volava solo.

L’Usignolo colpito da quelle parole scese nei pressi del  Sasso senza fermare il suo volo.

Quel che hai detto corrisponde al vero, ma come hai a fatto a concepir tal pensiero, tu che sei ancora nel sentiero?

Ci ho solo riflettuto un pochino, sai all’apparenza tra me e quell’albero laggiù c’è differenza, invece siamo fatti della stessa essenza.

E’ buono il tuo di partenza!

Disse pieno di entusiasmo l’Usignolo e il Sasso aggiunse:

Il linguaggio è solo un temporaneo ancoraggio,  è quel qualcosa occorso per darsi coraggio, perché mio caro Usignolo è meglio credersi  parte di un coro, piuttosto che sentirsi solo.

E’ giusto anche questo tuo pensiero!

Disse l’Usignolo nel fermare completamente il suo volo nei pressi del Sasso. E il Sasso continuò nel parlare:

Vedi  Usignolo io non comprendo quel che confessa il Girasole al Sole, e neppure cosa il Filo d’Erba in cor suo riserba,  perché diverso è il nostro parlare e difficilmente tra le parole ci potrem incontrare, ed è questa barriera che è destinata a cadere. Le parole sono  un mezzo di comunicazione primordiale  che ancora  ci legano al nostro progenitore  animale.

L’Usignolo era estasiato:

Dimmi a cosa altro hai pensato?

Tante cose!

Disse ridendo il Sasso e poi aggiunse:

Forse penso troppo!

Non lo credo, penso che tu sia avanti.

Tempo fa  pensai – continuò il Sasso –  che il linguaggio universale nella telepatia trovasse la sua via. La telepatia è  la trasmissione del pensiero, ma anche i pensieri son fatti di parole, e quella mia teoria perse di valore.  E poi nel confrontare la musica alle parole capì che solo la prima era universale.  La musica penetra della mente le prigioni, per scivolare dritta al cuore  accendendone il motore.

Un cuore funziona quando  vibrazioni sprigiona, gioia, amore, felicità, ma anche rancore,  odio, dolore, risentimento, pentimento son del cuore il sentimento, niente andrebbe nascosto, la vita per ogni cosa trova un posto.  La musica  nel cuore riesce ad arrivare e con le sue vibrazioni ad emozionare,  ma se c’è una via per entrare, ci sarà anche una via per uscire!  Immagina ora che accadesse l’inverso, le emozioni divenissero vibrazioni e le vibrazioni musica, dal di dentro al di fuori?

L’Usignolo continuava a guardare il Sasso ammutolito…

Vedi Usignolo se le emozioni divenissero vibrazioni, impareremmo a suonare una musica universale e quello si che sarebbe un comunicare, la musica parla a tutto il mondo, non c’è razza non c’è religione non c’è alcuna prigione che ne limiti il suo libero volo. Certo lo so inizialmente rischieremo di stonare, ma  sarà semplice il cuore accordare, e prima o poi tutti la stessa musica sapremo suonare.

La favella è una maschera sempre bella, cela agli occhi la verità,  ma se oggi nascondi i piccoli errori di domani ne alimenterai  gli orrori. Dovrebbe venir tutto alla luce il buono e il cattivo, il bello e il brutto, solo così potremmo aggiustare tutto ed evitare al mondo altro lutto.

Ti racconto una favola ti va?

Certo!

Rispose l’Usignolo.

C’era una volta un piccolo seme che in terra era stato piantato,  il suo  germoglio prese  a crescer storto,  destinato era a divenir  un albero “contorto”, ma una mano che lo aveva veduto capì che andava aiutato, per non farlo “crescere” in un modo errato. E fu così che al germoglio legò un piccolo sostegno e grazie a quella semplice manovra il germoglio nato storto, crebbe dritto e alto. Se nessuno l’avesse veduto, storto sarebbe cresciuto. Dell’errore l’uomo ne ha il terrore, e per paura della gogna lo nasconde con vergogna.

L’Usignolo aveva taciuto fermando il suo volo per ascoltare il Sasso e quando ebbe finito di ascoltare, il suo canto al cielo volle elevare, per annunciare l’evoluzione di un Sasso che era tanto avanti nel passo. E stavolta fu il Sasso che in silenzio stette estasiato ad ascoltare, e dopo un po’ con l’Usignolo si mise a cantare.

Ma allora tu sai parlare il linguaggio Universale? Dove l’hai saputo imparare?

Chiese l’Usignolo.

E’ bastato semplicemente “ascoltare”.

Tratto da Wikipedia

La musica come linguaggio universale superiore

La musica è una forma d’arte di livello superiore di livello globale forse è la più universale tra tutte le forme d’arte in quanto il codice dei suoni è universalmente riconosciuto da ogni razza e persona umana, mentre la poesia è sempre vincolata alla cultura e alla lingua territoriale in cui nasce. Una poesia di Manzoni o un brano di Hemingway è eccellente ma può venire percepita solo nella lingua in cui è scritta, già la traduzione fa perdere i significati, le rime ed il pathos. Anche i poemi scritti da Orazio devono essere letti nella lingua in cui sono stati scritti: il latino. Un’opera scritta da Mozart si sente e basta, si può essere educati o no al gusto della musica classica, ma la si può ascoltare senza conoscere il tedesco proprio perché la musica è un linguaggio universale che è completamente staccato dal contesto letterario storico. Il contesto storico può influenzare, nutrire l’artista nel momento della creazione è non v’è dubbio che Mozart e Beethoven siano stati fortemente influenzati dallo spirito del loro tempo, ma le loro opere sono completamente indipendenti, e per questo universali, dal pensiero filosofico del momento.

Il Linguaggio Universale

La musica è il linguaggio universale , un giorno le parole le dovremo lasciare.

Disse un Sasso a un Usignolo che volava solo.

L’Usignolo colpito da quelle parole scese nei pressi del Sasso senza fermare il suo volo.

Quel che hai detto corrisponde al vero, ma come hai a fatto a concepir tal pensiero, tu che sei ancora nel sentiero?

Ci ho solo riflettuto un pochino, sai all’apparenza tra me e quell’albero laggiù c’è differenza, invece siamo fatti della stessa essenza.

E’ buono il tuo di partenza!

Disse pieno di entusiasmo l’Usignolo e il Sasso aggiunse:

Il linguaggio è solo un temporaneo ancoraggio, è quel qualcosa occorso per darsi coraggio, perché mio caro Usignolo è meglio credersi parte di un coro, piuttosto che sentirsi solo.

E’ giusto anche questo tuo pensiero!

Disse l’Usignolo nel fermare completamente il suo volo nei pressi del Sasso.

E il Sasso continuò nel parlare:

Vedi Usignolo io non comprendo quel che confessa il Girasole al Sole, e neppure cosa il Filo d’Erba in cor suo riserba, perché diverso è il nostro parlare e difficilmente tra le parole ci potrem incontrare, ed è questa barriera che è destinata a cadere. Le parole sono un mezzo di comunicazione primordiale che ancora ci legano al nostro progenitore animale.

L’Usignolo era estasiato:

Dimmi a cosa altro hai pensato?

Tante cose!

Disse ridendo il Sasso e poi aggiunse:

Forse penso troppo!

Non lo credo, penso che tu sia avanti.

Tempo fa pensai – continuò il Sasso – che il linguaggio universale nella telepatia trovasse la sua via. La telepatia è la trasmissione del pensiero, ma anche i pensieri son fatti di parole, e quella mia teoria perse di valore. E poi nel confrontare la musica alle parole capì che solo la prima era universale. La musica penetra della mente le prigioni, per scivolare dritta al cuore accendendone il motore.

Un cuore funziona quando vibrazioni sprigiona, gioia, amore, felicità, ma anche rancore, odio, dolore, risentimento, pentimento son del cuore il sentimento, niente andrebbe nascosto, la vita per ogni cosa trova un posto. La musica nel cuore riesce ad arrivare e con le sue vibrazioni emozionare, ma se una via per entrare, d sicuro esisterà anche una via d’uscita! Immagina ora che accadesse l’inverso, le emozioni divenissero vibrazioni e le vibrazioni musica, dal di dentro al fuori?

L’usignolo continuava a guardare il Sasso ammutolito…

Vedi Usignolo se le emozioni divenissero vibrazioni, impareremmo a suonare una musica universale e quello si che sarebbe un comunicare, la musica parla a tutto il mondo, non c’è razza non c’è religione non c’è alcuna prigione che ne limiti il suo libero volo. Certo lo so inizialmente rischieremo di stonare, ma sarà semplice il cuore accordare, e prima o poi tutti la stessa musica sapremo suonare.

La favella è una maschera sempre bella, cela agli occhi la verità, ma se oggi nascondi i piccoli errori di domani ne alimenterai gli orrori. Dovrebbe venir tutto alla luce il buono e il cattivo, il bello e il brutto, solo così potremmo aggiustare tutto ed evitare al mondo altro lutto.

Ti racconto una favola ti va?

Certo!

Rispose l’Usignolo.

C’era una volta un piccolo seme, che in terra piantato, il suo germoglio prese a crescer storto, destinato era nel divenir un albero contorto, ma una mano che lo aveva veduto capì che andava aiutato, per non “crescere” in un modo errato. E fu così che al germoglio legò un piccolo sostegno e grazie a quella semplice manovra il germoglio nato storto, crebbe dritto e alto. Dell’errore l’uomo ne ha il terrore, e per paura della gogna lo nasconde con vergogna.

L’Usignolo aveva taciuto fermando il suo volo per ascoltare il Sasso, e quando ebbe finito di parlare, il suo canto al cielo volle elevare per annunciare l’evoluzione di un sasso che era tanto avanti nel passo. E stavolta fu il Sasso che in silenzio stette estasiato ad ascoltare e dopo un po’ assieme all’Usignolo si mise a cantare.

Ma allora tu sai parlare il linguaggio Universale? Dove l’hai saputo imparare?

Chiese l’Usignolo.

E’ bastato semplicemente “ascoltare”.

 

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