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La Musica del Creato – La favola del Fiato Errato

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La Musica del Creato

Cosa dici ? Non è possibile?
Il SILENZIO era andato a portare spia al CREATO, di cose che aveva udito dire agli Umani.
Non è Possibile!
Tuonò di rabbia il CREATO e la terra tutta tremò, gli uccellini lasciarono i nidi incustoditi dal boato infastiditi, scoiattoli impazziti presero a saltare di ramo in ramo, caprette dalle lunghe barbette presero saltellare interdette, leoni a ruggire a pieni polmoni, una grande agitazione s’impossessò della Natura tutta.
Il CREATO si rese conto solo in quel momento di quel  che aveva combinato, e chiese scusa alla Natura dicendo:
Scusate mi sono adirato di quel che il SILENZIO mi ha raccontato.
Il brusio sconvolto di ogni creatura vivente copriva quasi la voce del CREATO, e lo spirito di una Quercia Antica nell’interpretare il pensiero comune disse:
Cosa può mai aver detto l’UMANO per averti adirato, Creato?
Il SILENZIO ha racccontato…ed improvvisamente tutti poterono udire: ” Il canto del Creato? Ora che perfettamente lo abbiamo imitato e senza dubbio superato, va intimamente dimenticato!”
Cosa? Ha detto SUPERATO, ha detto DIMENTICATO? E con cosa, di grazia l’UMANO avrebbe superato il canto del CREATO?
Disse la Quercia Antica addolorata.
Con la MUSICA!
Rispose il CREATO ancora agitato.
Un Usignolo offeso nel sentir sul suo cor  il peso, prese a intonare una melodia  da incanto che leggera come l’aria  penetrò nel cuore di ogni cosa, entrando persino nel ventre delle creature gravide, infondendo  gioia e serenità alle nuove vite in attesa di nascere.
Scalcia il mio piccolino!
Disse felice una Puzzola.
Anche il mio!
Disse una Giraffa.
Anche il mio!
Disse un piccolo Topo.
Quante madri in attesa!
Esclamò felice il CREATO.
Mi viene da dire che la natura è in gravidanza, ma certo dimenticavo che la primavera avanza!
Tutti presero a ridere e il CREATO aggiunse:
L’UMANO che  abbiamo preso per mano e portandolo lontano, oggi è un  ribelle che dimenticato ha il canto di grilli e stelle.
Va perdonato! Va perdonato! E’ piccolo, non ha ancora capito!
Chi è che parla?
Chiese il CREATO stupito, ed un Pulcino che dall’uovo era appena uscito, disse:
Sono io che ho parlato!
Tu? Ma se sei appena nato! Pulcino cosa puoi sapere tu, l’Umanità ha un certa età!
E’ vero sono un Pulcino e ti dico che l’UMANO è ancora un “Bambino”. Ogni razza animale ha bisogno di tempo per maturare. L’Umanità è figlia di un essere senza età, di tempo per maturare ancora c’è ne vorrà, ma alla fine capirà.
Che saggio Pulcino è nato!
Disse orgoglioso il Creato.
Peccato che  gli Umani siano ormai così lontani.
Creato noi umani non siamo lontani!
Rispose  un Bambino che aveva ascoltato il parlare del Creato e prendendo tra le braccia il pulcino, aggiunse:
Io sono quel Bambino, l’Umanità è un grande mare che un infinità di gocce vanno a formare, non fermarti ad ascoltare le voci di poche gocce  se l’uomo sa musicare è solo perché il creato ha saputo ascoltare ed imitare, siete voi che lo avete saputo ispirare. Sappiateci perdonare siamo piccoli abbiamo ancora tanto da imparare.
Il Creato si sentì placato solo dopo che quel “Bambino” l’ebbe con le parole abbracciato. L’Umanità doveva ancora tanto camminare e il Creato sapeva perdonare.
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  1. Cleonice questa è musica che si impara dalla natura, ma noi lo abbiamo dimenticato. Ci basta Riccardo Muti che, come bravo direttore di orchestra, ci ricorda, quando dirige magari la primavera di Vivaldi, che la musica e la natura sono la stessa cosa. La tua favola questo dice, per me, e poi quel pulcino che sta nascendo che metafora perfetta!

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