Il Viandante

Celato da un vecchio mantello, camminava nascondendo a tutti il viso spesso non condiviso. Il mistero era la sua forza, la sua sola scorza, il poco dire, il molto esitare, il tanto ragionare e spesso sragionare, l’attingere dal quel che già era stato detto, era da sempre il suo tetto, il suo grido, il suo solo verdetto. Il suo sentirsi senza mani costretto a vedere orizzonti lontani, aveva reso ribelle ogni centimetro della sua pelle.  Nel suo viandare dinnazi ad un tempio un giorno si volle fermare, e la Sacerdotessa del luogo lo prese ad osservare e fu così che quell’occhio aperto tolse da quella pentola il coperchio.

Viandante dal volto celato  fa che del tuo dire mi raggiunga il fiato.

Disse la Sacerdotessa al Viandante.

Son della luce l’ardito amante e di storie potrei raccontarne tante.

Svelati allora ai miei desiderosi occhi, fa che invero io ti tocchi.

Non mani e non occhi, sfioreranno mai del mio cor i rintocchi.

Il cuore? Non è il tuo cuore che anelo vedere, quello lo posso già sentire, parlami del tuo compiuto di quello che hai fatto durante il tuo aver vissuto.

Camminai scalzo tra pioggia e vento, sospeso da ogni turbamento, sollevai del viso un fiore e “conobbi” il suo amore.

Encomiabile è il tuo dire, racconta vorrei ancora sentire, che altro facesti e di cosa ti fregiasti intanto camminasti?

La vita è una partita, e ancor non è finita.

Rispose il Viandante.

Ma la tua Vita finisce, pertanto a cosa il tuo cor ardisce?

Ardisco al vero a quell’unico sentiero dove ogni uman pensiero è veliero.

Il Viandante avvolto dal suo manto scuro riprese il sentiero, la Sacerdotessa lo seguì con lo sguardo e capì che era ancora lontano  dal  traguardo.

Aspetta!

Disse la Sacerdotessa.

La tua Vita è la partita, non giocarla vuol dire averla già finita! Tu cammini spedito senza accoglierne l’ invito!

Non è forse la saggezza una delle sue forme? Non ti ho forse raccontato il viver in questo nostro interloquire? Chi altro può parlare del vivere se non ha attinto dalla sua più profonda sorgente?

Ancora tu ascolti la mente Viandante,  spogliati del tuo manto che cela la tua vera essenza, anche la semplice margherita nella vita ha la sua eccellenza se nell’inseguir la vita a raggiunger se stessa è riuscita. Il mistero di cui ti adorni è un abito di ingannevole fattezza, e ingannevole sarà anche della tua mano la carezza. Qualsiasi sia la tua natura se ne avrai portato a compimento il suo sentimento, della vita ne diventerai fermento. Ogni natura che a se stessa giunge alla Vita si congiunge.

Io sono quel che sono, non ti curar di me, Sacerdotessa.  La Vita è infinita!

Disse il Viandante con arroganza.

E la Sacerdotessa rispose:

La Vita è infinita ma l’Uomo finisce, scala la tua incomprensione prima che la tua incomprensione scali te.

Il Viandante riprese il passo mentre una leggera lacrima prese a scivolargli sul viso.

Svelami il mistero, come hai fatto a toccarmi il cuore solo con le parole!

La Sacerdotessa sorrise dolcemente:

Non erano solo parole, il tuo cuore era nel mio cuore e questo sentimento si chiama amore.

Il Viandante riprese il suo cammino e la Sacerdottessa quel cuore conservò nel suo cuore per sempre.

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