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E venne Chiamata Due Cuori – Marlo Morgan

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E venne Chiamata Due Cuori

di Marlo Morgan

La Vera Gente

E venne chiamata Due Cuori è la storia vera di una donna, Marlo Morgan, un americana che per motivi professionali si trovava in Australia all’inizio degli anni Novanta. Convinta di dover partecipare a una cerimonia in suo onore per l’attività svolta in favore dell’integrazione sociale dei giovani aborigeni, viene invece “sequestrata” da una tribù ( la Vera Gente) che le regala la condivisione della propria antica saggezza durante un viaggio a piedi nel meraviglioso paesaggio australiano. Marlo scopre un popolo che viveva l’armonia dei rapporti con gli altri, con l’Essere supremo e la natura.

Gli animali

Lo scopo del regno vegetale è di nutrire animali e uomini, consolidare il terreno, accrescere la bellezza e mantenere l’equilibrio nell’atmosfera. Mi venne detto che le piante e gli alberi cantano silenziosamente per noi umani e che tutto ciò che ci chiedono in cambio è di cantare per loro. … Lo scopo principale dell’animale non è quello di nutrire l’uomo, e tuttavia, quanto è necessario, acconsente, a svolgere tale funzione. Il suo scopo è quello di contribuire all’equilibrio atmosferico, di essere compagno dell’uomo e di istruirlo con l’esempio. Per questo ogni mattina la tribù invia un pensiero o un messaggio agli animali e alle piante che intorno: “ stiamo camminando sulla vostra strada, veniamo a farvi adempiere allo scopo della vostra esistenza”. Sta alle piante e agli animali decidere chi verrà scelto.…La tribù non aveva provviste, non seminava né mieteva. Semplicemente, percorreva l’incandescente outback (è una delle zone più genuinamente intatte del mondo e si trova nel Sud dell’Australia) sicura che ogni giorno l’universo avrebbe generosamente dispensato i suoi doni. E l’universo non la deludeva mai.

La Telepatia

Intuivo che la telepatia era qualcosa a cui i miei connazionali sarebbero stati restii a credere. Potevano accettare tranquillamente che tutto il mondo gli uomini si massacrassero l’un l’altro, ma non che sulla terra esistesse della gente non razzista che andava d’amore e d’accordo e si aiutava reciprocamente, che andava alla scoperta dei propri talenti e li onorava così come onorava quelli altrui. Secondo Ocota, il motivo per cui la Vera gente può utilizzare la telepatia è soprattutto uno: nessuno di loro mente mai; per la tribù non esistono mezze verità o piccole bugie, né tanto meno smaccate falsità. E poiché non mentono, non hanno nulla da nascondere, e non hanno paura di aprire la mente per ricevere, così come sono sempr disposti a dare. Mi spiegò poi come si sviluppava tale capacità. Capitava per esempio che un bambino di due anni desiderasse per sé il sasso legato a una corda con cui vedeva giocare un compagno, Se però tentava di portaglielo via, subito sentiva su di sé lo sguardo di disapprovazione degli adulti. Imparava così che la sua intenzione di appropriarsi senza permesso di qualcosa era nota a tutti, e da tutti giudicata inaccettabile. Quanto al secondo bambino, imparava a condividere le cose e a non attaccarsi a esse e poiché aveva avuto modo di divertirsi con il giocattolo e di interiorizzare il ricordo del divertimento, capiva che non era l’oggetto in sé a essere desiderabile, ma la sensazione di felicità che l’oggetto gli procurava. Telepatia… è questo il modo in cui in origine dli esseri umani erano destinata a comunicare. Idiomi e alfabeti scritti non possono che essere considerati un ostacolo.

La Voce e i Talenti

La Vera Gente non crede che la funzione precipua della voce sia quella di parlare. Parlare e qualcosa che coinvolge il cuore e la testa, se si utilizzarla voce, si tende inevitabilmente a dire cose futili, poco spirituali. La voce è fatta per cantare, per celebrare e per guarire. Mi dissero che ciascun essere umano possiede molti talenti e che tutti possono cantare. Se io non onoravo il dono elargitomi, perché ero convinta di non saper cantare, questo non basta a sminuire la cantante che è in me. I miei compagni mi dimostrarono che è indispensabile essere sincera, accettare e amare me stessa, per potere a mia volta trasmetterlo agli altri.

I Compleanni

Mi ascoltarono con interesse raccontare delle feste di compleanno, delle canzoni, dei regali e delle candeline, che di anno in anno si aggiungono sulla torta. “Perché lo fate?” – Mi chiesero poi. - “Per noi, è una celebrazione di qualcosa di speciale, ma non c’è nulla di speciale nell’invecchiare. Non è necessario alcuno sforzo per riuscirci. Succede e basta!”, “Se non festeggiate il fatto di diventar più vecchi che cosa festeggiate allora?”, “Il fatto di diventare migliori.” Fu la risposta. “Festeggiamo quando pensiamo di essere divenuti migliori e più saggi. Ma solo il diretto interessato può sapere quando questo accade, e sta a lui informare gli altri che è arrivato il momento di organizzare una festa.” Mentre quella sera mi addormentavo priva del conforto di una pelle di dingo, mi tornò alla mente la famosa preghiera:

Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare, e la saggezza di distinguere tra le une e le altre.

Marlo Morgan

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