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Il Fiore Nero

Un Cuore grande come un Prato, vide che un Fiore Nero sul suo manto era sbocciato, e tutto amareggiato informò ogni fiore ben nato. I fiori tutti alla notizia si sentiron distrutti, un fiore malnato presagiva un cattivo fato per l’intero prato.

Un Fiore Nero? Non posso crederci?

Disse il Giglio che del Cuore eri il prediletto figlio.

Il Prato era in subbuglio e quel parapiglio svegliò il Sole che in uno sbadiglio parlò al primo figlio:

Che accade perché nel Prato tanto scompiglio?

Sole un Fiore Nero è nato, e il Prato tutto ne è addolorato! Strappalo via!

Giglio ma anche quel fiore è mio figlio!

Ma è un Fiore Nero, il suo è un malevolo pensiero!

Che sia, lo strapperò via!

Disse il Sole. L’intero Prato si sentì sollevato e grato.

Giglio prima che io lo strappi via, vorrei che guardassi quanto profonde son le sue radici, affinché nello strappo il prato non sia danneggiato.

Vado nell’immediato!

Il Giglio affondò gli occhi nella terra e vide le radici del Fiore Nero intrecciarsi strettamente a quella degli altri fiori del Prato, se il Sole lo avesse estirpato, avrebbe distrutto l’intero Prato perché ogni fiore era l’uno all’altro strettamente legato.

Si affrettò a tornare in superficie dicendo:

Sole non farlo, non puoi estirparlo, nello sradicare il Fiore Nero sradicheresti il prato intero, le sue radici sono strettamente annodate agli altri fiori. Se lui muore, si spegne tutto il Cuore.

E il Sole disse:

Che sia, non lo strapperò via!

L’intero Prato era davvero agitato nell’aver capito che il bene al male era indissolubilmente annodato. Il Giglio calmò gli animi dei fiori dicendo:

Anche quel Fiore Nero è un figlio, non fingete di non vederlo esso è parte del Prato e alla Vita è strettamente annodato, il suo seme da mano fu deposto e anche lui spetta in questo prato un posto!

I fiori del prato incominciarono a guardare con amore quel Fiore Nero, e cercando di carpirne il mistero, dissero:

Piccolo fiore parlaci del tuo dolore!

E il Fiore Nero rispose:

In un tempo che fu, nella terra del Cuore il seme del dolore trovò culla, riscaldato e alimentato fui come ogni altro seme del prato, poi un giorno mi trovai sbocciato. Che colpa ne ho, io esisto e altro non so!

I fiori del prato rimasero senza fiato, quel fiore tanto odiato aveva ben parlato, che colpa ne aveva se era semplicemente sbocciato? E il Fiore Nero aggiunse:

Questo Cuore che oggi è un Prato variegato e profumato, un dì era terra arida e brulla dove non attecchiva nulla, il  suo Cielo era spento, nuvole nere minacciavano tempeste funeste, ed è in questo posto che il mio seme venne deposto.

I Fiori tutti ascoltavano incantati del Fiore Nero il racconto.

Il mio il seme si chiamava Dolore, un fulmine trafisse di questa Terra il Cuore ed in quel solco il mio seme fu sepolto. Il dolore come un pungolo prese a ferir la terra, e la stessa dal suo sonno profondo fu riportata nella Realtà del Mondo. Il Cielo pianse lacrime e la terra ne bevve, e quando il Cuore fu desto con lui si schiusero mille occhietti, eravate voi semi benedetti.

Da allora abbiamo camminato insieme, le nuvole nere piansero tutte le loro pene e spezzate furono le catene, la terra divenne serra ed ogni seme prese a germogliare, e quando il Sole spuntò ogni fiore sbocciò.

Se oggi questo Cuore è un bellissimo prato fiorito, deve tutto al seme del dolore che un giorno dal cielo gli fu impiantato nel cuore, che ne risvegliò una terra dormiente dove non attecchiva niente.

Bellissimi Fiori che arricchite questa terra di colori, io sono un Fiore Nero è vero, ma ne sono fiero, perché inviato fui dal cielo.

Un applauso si sollevò tra tutti fiori, e il Sole sorridente disse:

Fiore Nero hai detto il vero, fosti mandato per risvegliare questo Cuore e solo grazie al Dolore, ogni suo seme è oggi sbocciato, meriti di restar in codesto Prato, affinché sia sempre ricordato che anche al dolore il Cuore  è Grato.

E fu così che il Fiore Nero dal Prato venne onorato perché grazie al suo operato quel Cuore si era risvegliato.