Ansietta e l’Anima Eletta – La favola della Mente che Svetta Un pesce fuor d’acqua – La favola della diversità



Il Frutto Sacro – La favola della Gioia

Il Frutto Sacro
Un Uomo stanco, aveva vagato al vivere per un tempo che neppure più ricordava, alla ricerca di un unico “sentire” la sua GIOIA.
Gioia, Gioia!
Gridava l’Uomo nella solitudine del suo immenso deserto.
Ti chiamo da sempre e di te solo arido deserto, Gioia, Gioia, questo sarà il mio ultimo grido alla tua inesistente figura, se esisti appari ora al mio vedere, fa che io scorga la tua essenza anche senza possederti.
Il sole era alto e l’afa rendeva l’orizzonte mobile, e fu proprio in quel vedere confuso che l’Uomo scorse i passi di una bellissima donna vestita di una tunica candida, che gli offrì della acqua dicendo:
Io sono la Serenità.
L’Uomo guardò quella nobile creatura con occhi delusi, e disse:
Non di te ho avevo chiesto la visione, seppur meravigliosa cosa, tu non sei la Gioia!
La Donna, guardò con amore l’Uomo e spogliandosi nuda di fronte ai suoi occhi attoniti, gli mostrò la sua avanzata gravidanza. L’Uomo guardò senza comprendere l’audacia di quella Donna, e continuando a fissare quel ventre turgido e pregno disse:
Di chi è il frutto che porti in grembo?
E la Donna illuminatasi di una luce interiore disse:
E’ tua figlia!
L’uomo scoppiò in una risata cristallina, e mentre il sudore gli rigava il volto, una strana consapevolezza lo colse, rendendolo muto.
Uomo è da tempo che chiedi alla VITA di offrirti il suo frutto sacro la GIOIA, ma è nel raccogliere il frutto della SERENITA’ che quel giorno fecondasti la tua GIOIA. Il frutto che porto in grembo è tuo.
L’Uomo si alzò dalla polvere sottile del deserto abbracciando la Serenità, e quando le poggiò una mano sul ventre e la piccola Gioia esultò scalciando al tocco del padre. Era giunto il momento di nascere, il deserto divenne culla e l’uomo consapevole costruì nel suo cuore dimora degna, per accogliere la Serenità e il suo frutto.
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Le Favole della Vita
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Perchè la favola della gioia sembra proprio una favola? Forse per il significato che si dà a questa parola. La gioia esplode improvvisa, non avverte, neanche ci stupiamo, ma finalmente siamo. Ecco “siamo”! Al massimo ci stupiamo di essere, da qua la gioia. Certo quello della favola è un esempio, il ventre.
Nella serenità c’è la gioia, l’uomo lha trovata nella donna.Nella coppia serena alberga la gioia, non c’è cosa più bella nell’amore tra un uomo ed una donna il cui frutto non può che essere la gioia.Con le parole di Schiller Beethoven ha composto il suo capolavoro che è l’inno alla gioia incluso nella nona sinfonia, massima ed ineguagliabile espressione musicale.
…è una bella riflessione Ugo.
Per Peppino:…il ventre…la culla della vita, e se non c’è gioia lì…proprio non saprei.
La vita intrauterina è stata studiata da Melain Klein, psicanalista inglese. Lo studio è stato impostato per curare alcune gravi patologie psichiatriche. Insomma le psicosi, ancora incurabili. Siamo, fin dall’inizio, una canna al vento e questo, per non parlare della mappa genetica, che ancora si sta studiando.
Mi dispie Cleonice, ma la nostra vita intrauterina potrebbe essere stata infelice, per il significato che diamo a questo termine.
E’ bellissima, ma chi l’ha scritta?
Grazie Nicoletta, è una mia favola.