E’ nato prima l’uovo o la gallina?

Tratto dal mio primo libro “La Piccola Voce”

Era giunto il tanto atteso momento: la gallina non era in se dalla gioia, il suo unico uovo stava per schiudersi, il ticchettare del piccolo becco all’interno del guscio era sempre più frenetico e in pochi momenti una testolina minuta spuntò fuori, due occhietti scuri si aprirono alla vita riconoscendo la propria mamma, che immediatamente si avvicinò al piccolo pulcino per ascoltarne il primo “pio pio”, ma accadde un fatto alquanto insolito. Il piccolo invece di pronunciare il solito verso di rito, rivolse alla mamma attonita una domanda:

- Mamma è nato prima l’uovo o la gallina?

La gallina restò sbigottita alla domanda del piccolo, al quale non riuscì a dare nessuna risposta, perchè in effetti non si era mai fatta una domanda tanto difficile. Del resto lei era solo una gallina.

Nell’intero pollaio incominciò a circolare la voce di questo strano pulcino che nascendo non aveva pigolato ma immediatamente parlato, e cosa ancora più anomala aveva posto un quesito a cui neanche i grandi galli del pollaio erano mai riusciti a dare una risposta.

Se ne discuteva ormai in ogni angolo, e i saggi del posto si sentirono come chiamati in causa a dover per forza dare una risposta al piccolo pulcino, che instancabile chiedeva a tutti quelli che incontrava la stessa cosa.

Il grande e temuto Gallo Major, il più anziano della comunità, convocò i saggi di tutti i pollai vicini nella prestigiosa stanza del sapere, a cui potevano avere accesso solo le grandi menti, e dopo ore ed ore di discussione giunsero a una risposta. Il Gallo Major fu portavoce dello scelto gruppo nel dire:

La nostra nascita è dovuta a una creazione divina, noi siamo esseri speciali nati da Dio, il quale ci ha plasmati dal nulla. Siamo i suoi figli.

La risposta piacque a tutti, e insieme si diressero verso il nido del piccolo pulcino. Il Gallo Major gli diede la tanto attesa risposta, ma il piccolo pulcino li stupì ancora e con voce squillante disse:

- Scusa Gallo Major, se noi siamo i figli prediletti di questo Dio che ci ha plasmati, perché soffriamo per trovare il mangiare, ci ammaliamo e moriamo? I figli di un Dio non sono immortali?

Il gallo offeso guardò adirato il pulcino e andò via, ma nel tornare alla propria dimora fu costretto a riflettere sulle parole del piccolo e dovette riconoscere anche nel proprio cuore dei dubbi.

L’intera comunità pretendeva una risposta certa, quel piccolo pulcino aveva acceso una vera e propria battaglia di parole. Il Gallo Major convocò di nuovo i saggi e dopo un’intera giornata di discussioni si sentì pronto a dare la risposta al pulcino.

Stavolta l’intero paese fu invitato ad assistere; il Gallo Major disse:

Piccolo pulcino, con le tue parole hai saputo mettere in crisi la nostra stabile comunità, ma sappi che l’esperienza e la saggezza prevalgono sempre su tutto. Eccoti la risposta: La fede e la più forte delle certezze, se non l’Unica. La fede é la risposta alla tua domanda, abbi fede e tutto ti diverrà chiaro!

Il pulcino guardò la mamma contrariato, come se non avesse capito la risposta, e poi disse:

- La fede?

- Sì – si affrettò a rispondere il Gallo Major con voce potente ed altisonante.

- Cos’è, qualcosa che si mangia? – replicò il pulcino.

Il gallo si strinse nelle spalle come per dire che non c’era speranza, e poi rivolgendosi all’intera comunità disse:

E’ piccolo, non può capire, ma cercheremo di spiegarglielo. La fede non la puoi vedere, è quella cosa che senti dentro il cuore e che ti incoraggia nelle difficoltà della vita.

Il pulcino sorrise e fece cenno con la testa d’aver capito e poi disse:

- Ma sì, ho capito, è quella cosa che fingiamo d’avere per non piangere ogni attimo della nostra vita, come si dice è quella scusa che abbiamo nei confronti di noi stessi.

Il gallo Major stavolta andò via infuriato, gridando a destra e manca che non avrebbe più dato ascolto a quel pulcino impazzito, ma il pulcino lo chiamò dicendo:

- Gallo Major vorrei farti un’altra domanda: ma se siamo così fragili, e le nostre vite tanto brevi, quanto conta il nostro passaggio su questa terra, visto che un soffio di vento può portarci via in un istante?

Il gallo stavolta guardò il pulcino con comprensione, così piccolo faceva domande tanto grandi sicuramente scaturite da una profonda paura, e alle quali lui stesso non sapeva cosa rispondere, se non con la fede che da sempre lo aveva incoraggiato. Stavolta con grande umiltà disse:

- Ascolta piccolo ma già grande pulcino, posso vedere in te il crescere della nostra comunità, ogni nuovo ciclo di vita porta con sé un granello in più di saggezza e di essa ti è già pregno il cuore, ma di questa tua “bellezza” non devi e non puoi ringraziare te stesso, ma coloro che ti hanno preceduto nella vita su questa terra. Tu sei il risultato di un miracolo molto complesso, che dura e durerà ancora secoli di cammino e di perfezionamento. Ora so dare una risposta alla tua saggia domanda. Dicesti: è nato prima o l’uovo o la gallina? E io ti dico nessuno dei due.

Il popolo tutto sussulto con un solo gemito di sorpresa e con maggiore attenzione ascoltò le parole del Gallo Major, incuriositi:

Noi siamo il frutto cresciuto di una pianta nata milioni e milioni di anni fa, la quale nacque piccola e fragile e che dal suo niente seppe con pazienza, dolore e caparbietà raccogliere i primi frutti.  Ecco, noi siamo i primi frutti di quella pianta che man mano crescerà e darà alla luce figli sempre più saggi, e tu pulcino ne sei l’esempio vivente. Quindi oggi vi dico né l’uovo e né la gallina nacquero per primi, essi sono il frutto evoluto di un essere primordiale al quale noi dobbiamo la vita, e la scintilla che diede inizio a tutto è il Dio che da sempre invocate.  Seppur la nostra di vita ci appare ancora dura e talvolta pesante, sappiate che è mille e mille secoli migliore di ciò che era. Mi chiederete allora: perché questo Dio ci ha creati imperfetti, atti solo a soffrire? Non poteva già darci la perfezione che permette di vivere senza pesi?
La mia risposta è:  Puoi tu che chiedi, dare dignità al figlio che esce dalle tue viscere, se non spingendolo nella vita?
Puoi tu alleviarlo anche di un solo fardello nel camminare, senza renderlo più debole?
E seppure lo facessi, domani quando non ci sarai, chi toglierà il fardello dalle sue spalle, e cosa ancora questo figlio potrà insegnare a suo figlio, se neanche lui ha appreso nulla?

Perciò vi dico: Siamo su una strada che ci condurrà alla luce, non piangiamo dei nostri passi pregressi, essi costruiranno la scala che ci condurrà sino al cielo, e dall’apice di quella scala ci affacceremo sorridenti.

Detto ciò prese il pulcino con sé e lo condusse sino alla sua dimora, aprendogli la grande stanza del sapere e innalzando quel piccolo essere alla pari dei più grandi saggi, ai quali era dato accesso, e concluse col dire:

- Sei ricco di un dono non comune figlio, tu sai mettere in discussione il pregresso, e questo elemento ti eleva là dove pochi sono giunti. Accomodati e cerca pure ciò che ti è in dubbio, sono certo che da te avremo delle luminose intuizioni.

Da quel giorno si diffuse nel villaggio la Fede, ma non era la fede che non puoi toccare, quella a cui devi credere senza che niente e nessuno la possa mai convalidare, era la fede in tutti gli esseri viventi, nel loro continuo migliorarsi. Improvvisamente anche la mamma del piccolo pulcino capì di non essere solo una gallina, ma di essere La Gallina, nel cui cuore albergavano gioie e paure, ansie e certezze, ma che tutto ciò era meraviglioso perché il risultato di secoli e secoli di lavoro dei suoi progenitori. La Gallina, ora consapevole del proprio valore andava fiera di se stessa e del suo talentuoso pulcino, figlio suo ma prima di tutto figlio del mondo.