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La donna dalla mani di ghiaccio – Leggenda

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La donna dalla mani di ghiaccio

Viveva nel lontano paese del Ricordo una donna dalle mani di ghiaccio. Ogni cosa la sfortunata donna sfiorasse, si gelava morendo inesorabilmente, a causa della sua maledizione. Il popolo tutto per paura l’allontanò dal vivere, mandandola in esilio tra le montagne del Silenzio. In quel luogo dimenticato da Dio, tra i ghiacciai e le immense distese di neve, la donna trovò un po’di pace, nella consapevolezza che non avrebbe potuto nuocere a nessuno, perché niente di vivo resisteva in quel luogo.
Nel Tempo si diffusero sulla donna strane leggende, tutti nel paese parlavano di un essere Malefico imprigionato da Dio tra le montagne del Silenzio, che nelle notti di luna piena lasciava andare il proprio rancore ad uno sfogo disperato rivolto al cielo, per la sua sorte avversa. Ma la gelida donna in vero non aveva mai urlato contro il cielo, al contrario, aveva innalzato allo stesso tutte le preghiere che conosceva, affinché potesse riscaldarle quelle sue gelide mani, permettendole di ricongiungersi ai suoi cari. Quel Dio che solo il cuore conosceva era però sordo alle sue accorate preghiere, e la donna tra sconforto e dolore decise di dimenticarlo voltandogli la faccia. Fu proprio in quel momento, quando i suoi occhi presero a guardare lontano, che Dio le inviò un angelo dal cuore caldo.
Donna, tocca il mio cuore con le tue gelide mani!
Disse l’angelo dalle sembianze di uomo. Ma la donna consapevole della sua maledizione, non riconoscendo la sua natura angelica, ne ebbe pietà allontanandosi.
L’angelo stupito per la generosità della donna, ben nota invece al Signore, e se ne innamorò profondamente, chiedendo a Dio di lasciargli le sue forme umane, perché sentiva per quella donna una passione intensa esplodergli nel cuore.
Dio acconsentì:
Che sia, insieme sarete una sola anima, ma per il tempo in cui resterai dovrai rinunciare al Paradiso, sarai un uomo tra gli uomini!
L’angelo ormai uomo, non si voltò mai più indietro, ma prese a camminare incontro alla donna che cercava invece di sfuggirgli. Quell’uomo apparso dal nulla sembrava non avere occhi che per lei, continuò a seguirla in ogni luogo lei andasse, era divenuto la sua ombra, ovunque ella voltasse lo sguardo, sotto un albero innevato, tra i cespugli di rovo, nelle valli lontane, la sua sagoma sfuggente era lì. Tanto che un giorno la donna decise di affrontarlo, dicendo:
Uomo cosa cerchi da me, sappi che sono colei che ha le mani gelide, non ti accostare troppo potresti morirne.
Conosco la tua maledizione, preziosa regina, e non ho paura, continua a guardarmi negli occhi ed io ti donerò il mio cuore.
Rispose l’angelo ormai umano.
Non posso accettare il tuo sacrificio ne moriresti, fuggi via prima che il mio dolore, mi faccia dimenticare la generosità che ora mi anima. Lo faccio per te, ascoltami ti prego.
Ma l’uomo non l’ascoltò si avvicinò sino alla sua bocca e prese a baciarla con passione, la donna era a dir poco sconvolta, quell’uomo la baciava con una forza e un coraggio che a lei era sconosciuto, mentre lei continuava a tenere le mani lontane dal suo corpo per la paura di congelarlo inavvertitamente.
Ma l’uomo, le prese con forza le mani unendole al suo cuore, e come per miracolo le mani gelide della donna presero a riscaldarsi. Un calore profondo iniziò a riscaldarla dal di dentro, e la donna che aveva adottato tra quelle montagne abiti pesanti per difendersi dal gelo, prese a spogliarsi sotto lo sguardo stupefatto dell’uomo angelo. Gli strati che tolse furono tanti e quando finalmente restò nuda, la neve del monte si sciolse al sorgere di un grande sole, e i fiori della primavera presero a sbocciare profumatissimi e vividi.
Chi sei tu, per aver rotto l’incantesimo che teneva imprigionato il mio cuore?
Chiese la donna.
Mi chiamo Amore e sono uno degli angeli di Colui che più non cerchi, la mia missione era quella di richiamarti al vivere riscaldandoti il Cuore, ma la tua profonda bontà e la tua generosità hanno invece catturato il mio cuore. E’ per i tuoi occhi che io ho rinunciato al paradiso, per viver con te il tuo tempo in terra.
Non posso accettare una cosa del genere vola alto dal tuo Dio e digli…
Ma l’uomo non le permise di continuare a parlare, non riusciva a starle lontano neanche un istante e riprese a baciarla con grande passione e quando l’impeto si fu momentaneamente placato disse:
Non è il mio Dio ma il nostro, egli oggi ha legato le nostre due vite insieme, saremo una sola anima per sempre.
La donna sentiva il suo caldo alito sul volto, la teneva talmente stretta da farla respirare a stento:
Non credo nei legami, nessun anello potrà mai imprigionare il mio cuore!
Disse cercando di divincolarsi da quello stretto abbraccio.
Non è un anello di vile metallo che ti offro, so che non esistono catene materiali in grado di imprigionare un cuore, solo l’amore è in grado di rallentarne la corsa. Io sono l’Amore e camminerò al tuo fianco sino alla fine di questo lungo giorno che sarà il tuo viver.
La donna continuava a non capire e tentando ancora di liberarsi, prese a guardare nella profondità del suo cuore e vide una luce talmente intensa da farle perdere le forze. L’uomo continuò a tenerla stretta sussurrandole parole d’amore e quando si riebbe, la donna non sentì più il desiderio di fuggire.
Mano nella mano scesero al vivere, mentre freschi getti d’acqua provenienti dai ghiacciai del monte ormai sciolti presero a irrorargli i piedi, ed ovunque passarono la vita germogliò.
La felicità fu l’unica casa che conobbero, insieme misero radici profonde in terra, e quando l’amore diede i suoi frutti, alla donna spuntarono due bellissime ali e da quel giorno non voltò mai più lo sguardo da quel cielo che l’aveva voluta felice.
Talvolta il nostro non saper dare amore non è una colpa, ma una prova. Di quella prova chi ne saggerà la morte in vero vivrà, chi penserà d’aver vissuto conoscerà altresì la vera morte. Se tendendo l’orecchio al palpitar del tuo cuore, riconoscerai non solo il suo battito ma anche il soffio gelido del vento, chiediti il perché di tanta fortuna? E’ baciato dalla fortuna l’uomo che si riconosce miseria, perché il suo occhio illuminato potrà porre rimedio al male. Nell’oblio è invece l’uomo che non riconosce il soffio gelido dei venti nel palpitar del suo cuore, ignaro del suo divenir seminerà campi per raccoglierne infine gramigna, convinto d’aver seminato grano. Sconfiggi l’inganno che tiene prigioniero il tuo cuore, per te che scorgi la sua gelida morsa, e semina il tuo campo di biondo grano, solo così mieterai oro.
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One Comment

  1. peppino fieni sabato 10 ottobre 2009

    E’ non è una leggenda, l’hai scritta come se lo fosse, quindi per me lo è. L’amore ci scongela il cuore, forse è l’unico sentimento che lo può fare. Spesso siamo ibernati.Ok

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