


Il Castello – La favola che giustifica il Fardello
Il Castello
Ogni uomo crederà d’esser una stanza di un grande castello, sino a quanto la Vita non lo chiamerà per nome.
Castello? Castello? Castello rispondi?
Gridò impaziente la Vita ad un Castello.
Vita il Castello dorme, io sono solo una delle sue stanze.
La Vita prese a ridere e con occhi benevoli, rispose:
Tu non sei una Stanza, TU sei il Castello.
Vita credimi già essere Stanza per me è abbastanza, essere Castello vorrebbe dire portare da sola tutto il fardello. La responsabilità che credevo di aver condiviso, nel tuo parlare, diventa solo per me un peso. Se io sono davvero il Castello, come farò a portare tale fardello?
Cara ma è nel portar da sola il Fardello che comprenderai d’essere un Castello.
E il Castello che aveva creduto d’essere semplicemente una Stanza, disse:
Vita solo ora capisco, quella musica che ascoltavo provenire da lontano, era nata sempre e solo dalla mia mano, ed ero sempre e solo io la creatrice del tormento, e con grande abilità ho sempre diviso di tutto la responsabilità.
Si Castello hai ben compreso, a portare il peso sei sempre stata sola.
Vita ma è nel dividere la mia responsabilità, io credevo d’ aver trovato la felicità.
Disse il Castello nel calar il capo tristemente.
Castello ma quella non era la verità, nel dividere le responsabilità tu hai creduto d’essere meno della metà. E’ solo nell’accettare la responsabilità bella e brutta, che riuscirai a vederti tutta, tu della vita ne sei la sposa e non l’operaia inoperosa.
Vita ma ora mi sento enormemente sola, questo Castello è troppo grande per me, sento il silenzio vedo l’oscurità, mi sento impazzire, fammi da questo posto fuggire.
Fuggire? Fuggire da te stessa? Cara non si può, tu sei acqua limpida che un dì lontano “la mano” mescolò al sacro e al profano, tu sei la lega che ogni cosa lega, tu sei l’Essenza che fa di se esperienza. Fuggire? Non si fugge dalla verità essa ti apparterrà per l’eternità qui come nell’aldilà. Tu sei l’Anima del Castello, e l’Anima senza queste mura perderebbe la sua individualità, la sua Essenza volatile tornerebbe ad essere parte del tutto. Accetta il tuo fardello e riconosciti Castello, accendi tutte le luci è tempo di far festa, e vedrai sfumare dal tuo orizzonte ogni tempesta. Tu non sei solo una stanza tu sei un Castello e il fardello era lì proprio per farti capire quello.
No, non c’è la faccio è pesante il fardello, questa esistenza più non voglio, tutto mollo.
La Vita guardò tristemente il Castello le cui luci era tutte spente, la musica era ormai un ricordo:
Castello quanto eri bello quando la responsabilità credevi condivisa, quante risa si ascoltavano dalle tue stanze, i momenti incerti non ti son mancati ma li hai sempre superati, Castello quanto eri bello quando nell’illusione credevi di poggiar il fardello sulle spalle del fratello, oggi che invece sai, a vivere non c’è la fai!
Il Castello accese la luce di una stanza e la Vita capì che c’era ancora speranza.
Vita ormai per me è finita, non c’è la faccio da sola a portare una tale responsabilità, mi ha fatto solo male la verità.
La Vita chiama ogni cosa per nome, il tuo nome è Castello, a gridartelo da sempre è il tuo Fardello!
Il Castello era rassegnato, doveva scegliere tra la morte e il peso della responsabilità, allungò le lunghe braccia verso la Vita dicendo:
Sono pronta dammi il mio Fardello, io oggi so di essere un Castello.
E la Vita nel sorriso depositò tra le braccia del Castello un fagotto pesante, il Castello fu sorpreso nell’aprire il Fardello.
Vita ma è un bambinello, pesa ma quanto è bello!
Castello il Fardello che ogni uomo ha è nella responsabilità di esistere, ora che sai insegnalo a tuo figlio.
Ad ogni Castello il suo Fardello, non fingere di non vederlo, ne accrescerai solo il peso, e come una voce che da prima sussurra e poi nel veder che non l’ascolti prende e urla. Ascolta il tuo Fardello vuol solo dirti che sei un Castello. Assumiti la tua Responsabilità!
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Le Favole della Vita
Un libro per bambini dai 12 ai 99 anni.
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Me lo ha cancellato, sarò più sintetico: le tua favole raccontano l’anima filogenetica dell’umanità. Pensaci, di solito sono gli adulti che raccontano favole ai bambini, qui succede il conttrario, una bambina racconta favole agli adulti. Pensa il mare: una distesa di acqua, sotto la quale bolle una vita che ancora non conosciamo. Lo vogliamo chiamare inconscio, archetipo, mito, simbolo, ecc. ma che ci frega, questa è la straordinarietà e insieme la difficoltà di arrivare agli adulti ” giunti”. Questi bisogna cercarli, stanarli, perchè sono aggtrovigliati nei loro ” affari”.
Ogni uomo ha il suo fardello, bisogna solo saperlo accettare.
Grazie Cleo,
e di cuore oggi questa tua favola mi illumina e mi dà una forza ed una consapevolezza che stamattina non avevo.
Il magico potere delle parole ben spese e della condivisione.
Mi incuriosisce e stupisce sempre il tuo modo semplice di scrivere e raccontare cose così complesse.
Buona giornata e lo sai che i tuoi libri non mi sono ancora arrivati.
Marika…sono contenta…ma tu sei già un raggio di sole, mi chiedo come sarebbe possibile illuminarti di più
))))))))))))
Per i libri pazienta …la casa editrice ne ha bloccato l’invio a causa della copertina sbagliata ed io non riesco ad aggiustarla…
E si, è proprio una grande fatica essere presenti a se stessi e agli altri, soprattutto quando il Silenzio s’impossessa anche di quella parte che noi crediamo che ci appartenga! Buongiorno Cleonice!
Ciao Elisa bentrovata.