
Nonna Mariù e l’incantesimo del Tutù
Era inutile discutere con nonna Mariù ne sapeva sempre una di più, si parlava del mare, e lei con le parole riusciva quasi a fartelo toccare, si parlava delle Piramidi in Egitto e in quattro e quattrotto ti ritrovavi a camminarci dentro diritto, diritto, nonna Mariù ne sapeva sempre una di più.
Solo una cosa poteva far smettere di parlare nonna Mariù, menzionare la parola Tutù, si poteva parlare per ore e ore, e lei senza stancarsi mai, ti descriveva con dovizia di particolari posti che neanche aveva mai visto, ma che sembrava conoscere alla perfezione, ma alla parola Tutù nonna Mariù sembrava non esserci più, si ammutoliva assentandosi in un mondo tutto suo.
Alessia era la sua nipotina preferita, ma era anche un tantino monella, di tanto in tanto si divertiva a ripetere la parola Tutù, anche se la mamma glielo aveva vietato:
Alessia, non ti permettere più, di dire dinnanzi alla nonna la parola Tutù!
Ma per Alessia, i divieti non erano porte chiuse, ma porte da aprire a tutti i costi, e quando la mamma non c’era, ogni tanto in qualche discorsetto con nonna Mariù, la parola Tutù veniva sempre fuori.
Il segreto di nonna Mariù doveva essere nascosto in soffitta, pensò un giorno Alessia e fu così che approfittando dell’assenza della nonna, che si era di nuovo persa nell’incantesimo della parola Tutù, salì su in soffitta. Aprì la piccola finestra che si trovava sul lato sinistro del tetto, e una fievole luce prese a filtrare nel disegnare il movimento lento, di una miriade di particelle di polvere.
Con sguardo attento e acceso dalla sua fortissima curiosità, Alessia prese a perlustrare la soffitta, chiedendosi da dove cominciare la sua ricerca. La soffitta era piena di cianfrusaglie, un grande specchio copriva un intera parete, pacchi, pacchetti, scatoloni, una scala vecchia con i pioli sconnessi, un orsacchiotto enorme poggiato sul lato destro della soffitta, sembrava quasi sorriderle, nell’incitarla a non perdere quella volontà che l’aveva porta sin là.
Alessia si rimboccò le maniche e prese a cercare tra le cose, ma niente, solo tanta polvere e vecchissimi oggetti rotti, ma nel mentre cercava, la sua attenzione fu attratta da una vecchia cassapanca coperta a malapena da un lenzuolo ingiallito. Colta da una profonda emozione, lasciò cadere quello che aveva tra le mani, e corse verso la cassapanca come rispondendo ad un richiamo. Tirò via il lenzuolo, liberandola da quello scomodo straccio e poi si voltò indietro, come per controllare che non ci fosse nessuno che potesse rubarle parte di quel momento magico. Alessia era sola in quella soffitta, o forse non proprio sola, in quella soffitta c’era Alessia e la cassapanca.
La luce che filtrava dalla piccola finestra era fievole, ma gli occhi della bambina si erano ormai abituati alla penombra, aprì con mano tremolante la cassapanca, uno scricchiolio del legno la fece sussultare, si guardò di nuovo intorno circospetta, e solo quando fu convinta d’essere davvero sola, prese a carezzare con lo sguardo il contenuto della cassapanca.
Erano tutti abiti dismessi della nonna, abiti anni venti, c’erano persino dei cappellini con le piume, Alessia era felicissima per la scoperta, quei vestiti lavati e aggiustati, sarebbero stati perfetti per il carnevale, e mentre rovistava nel cercare quello che le sarebbe stato meglio, affondando le sue manine curiose tra le morbide stoffe, toccò del tulle rigido. La bambina allontanò istintivamente la mano, e dopo qualche istante tornò ad affondarla con maggiore convinzione, tirandone fuori un meraviglioso Tutù rosa.
Fu in quel preciso momento che Alessia ricordò, il perché si trovava lì, era venuta a cercare una spiegazione alle assenze della nonna, quando si nominava la parola Tutù.
Quel Tutù si era conservato in maniera perfetta, emanava persino un profumo, sembrava di fior di pesco. Alessia non resistette alla tentazione di indossarlo e corse allo specchio che aveva visto entrando.
Lo specchio le raccontò di una fata velata, di una rosa in boccio, lo specchio le raccontò di Alessia che indossava il Tutù di nonna Mariù. Le venne voglia di danzare, e prese a girare a suon di musica, una musica che poteva ascoltare solo lei, e danzò, danzò, danzò così come non aveva mai fatto, e quando si sentì sazia e felice si sedette in terra e capì…
Scese di corsa dalla soffitta con ancora in dosso il Tutù, si avvicinò a nonna Mariù che era ancora avvolta dall’incantesimo, le carezzò la morbida guancia depositandoci poi un dolce bacio, e dinnanzi ai suoi occhi che sembravano guardare lontano prese a danzare col suo Tutù.
Nonna Mariù si svegliò come per incanto dicendo:
Allora la senti anche tu questa musica? Pensavo fosse solo nella mia mente.
La piccola Alessia corse ad abbracciare la nonna dicendo:
Si “ninni” la sento, vieni danziamo insieme.
Alessia non aveva mai voluto chiamarla nonna, perchè Mariù era una donna speciale, era una nonna “cool”, ed aveva coniato per lei la parola “ninni”.
Mariù e Alessia, presero a danzare con la musica nel cuore, una musica che nessuno avrebbe mai potuto ascoltare, la loro musica.
Ti voglio bene “ninni”, sento dentro di me, tante piccole parti di te che danzano, non so come spiegartelo. Sarà questo Tutù?
Disse Alessia portandosi immediatamente la mano alla bocca, sapendo d’aver pronunciato una parola che non si doveva ripetere, ma stavolta nonna Mariù non si assentò più, era li che le teneva la mano e danzava, danzava, danzava lieta alla musica del cuore.

marzo 9th, 2010
2 Comments at "Nonna Mariù e l’incantesimo del Tutù – La favola del Cuore"
Brava Cleonice, hai aperto una sezione per i bambini, vediamo la rrisposta delle mamme, sono curioso.
Ok
E’ bello riscoprire quel tono confidenziale che solo con una nonna si può avere. E se poi proprio lei ci fa capire che alcuni termini sono poco graditi, perche’ troppo arditi, è giusto pure rispettare i suoi profondi sentimenti e farseli sfuggire proprio quando non se ne può fare a meno!
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