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La Nuvola Mutata – La favola della tempesta che annuncia la festa

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La Nuvola Mutata

Ogni cosa nel vivere nasce per compiere un cammino verso l’evoluzione della propria essenza, ogni seme ha già in se le caratteristiche della pianta che diverrà.

Il cielo era buio, il vento soffiava violentissimo ed una nuvola nera trascinata dall’incedere forzoso del vento, venne depositata sopra un mare profondo e cristallino.

Il vento sembrò acquietarsi solo dopo averla depositata proprio in un posto preciso, e spegnendosi lentamente si dissolse del tutto. Ora la nuvola nera era sola, e quel cielo sereno era un contesto a cui non era abituata. Prese allora ad osservare quell’immensa distesa d’acqua che il vivere chiamava mare.

Vide tartarughe giganti nuotare serene, enormi balene soffiare alto il loro spruzzo d’acqua, i pesci volanti nuotare a filo d’acqua per poi sorprenderla con le loro roteanti piroette, la Nuvola guardò ogni cosa, senza mai soffermarsi a guardare la propria immagine riflessa nel mare, aveva vergogna della sua buia natura.

Il suo osservare continuò sino a quando non vide qualcosa muoversi nei fondali, qualcosa di cui non riusciva a riconoscere ne forma e neppure la natura.

Trascorsero i giorni e quella cosa era sempre lì immobile come un sasso, ma la nuvola sentiva che non si trattava di  un sasso, la curiosità cresceva nel suo cuore e il suo sguardo restò immobile su quel oggetto misterioso.

Affiorò a pelo d’acqua un pesce farfalla e la nuvola, con grande garbo disse:

Farfalla d’acqua, meravigliosa creatura del vivere, sapresti tu dirmi cosa giace lì giù nel fondo del mare?

E il pesce farfalla lusingato dai complimenti ricevuti dalla nuvola, rispose:

Non saprei, non ci ho fatto caso, mi ritufferò e dopo averne osservato le fattezze ritornerò a portarti notizia.

Il pesce farfalla si rituffo in mare, scendendo sempre più giù, mentre la nuvola fremeva per la curiosità,  passarono solo brevi momenti e il pesce  riaffiorò a pelo d’acqua, dicendo:

Gentile nuvola mi spiace giù nel fondale io non ho trovato nulla.

E detto ciò riprese di nuovo il suo volteggio a pelo d’acqua allontanandosi. Ma la nuvola continuava a vedere qualcosa e prese ad abbassarsi proprio a filo d’acqua per cercare di vedere meglio, senza riuscire comunque a capire.

Passò di lì una vezzosa balena:

Signora Nuvola il suo sostare qui a filo d’acqua, infastidisce non poco la mia serena crociera, attraverso il suo nebuloso manto non mi è dato di vedere il mio orizzonte. Occupi di grazia il cielo che più le si addice, lasciando a noi esseri d’acqua il nostro spazio.

Mi scusi tanto signora Balena!

Disse la Nuvola mortificata.

Io in verità avrei da chiederle una cortesia.

Una cortesia?

Disse quasi incredula la Balena.

Che sia, dica pure, cosa potrei  fare io,  per una nuvola.

Vede è da tempo che osservo il vostro meraviglioso vivere, e tutto ciò che ho visto ha lasciato nel mio cuore un odore di vita, ma non riesco proprio a capire cosa sia quell’oggetto lì giù nel fondale. Di grazia la prego, mi saprebbe dire di che si tratta?

La Balena, non se la sentì di rifiutarsi, ad una tanto accorata richiesta, e si tuffò nelle profondità del mare facendo ritorno quasi subito.

Mia cara Nuvola ma il fondale e sgombro da ogni cosa, mi spiace penso che tu abbia solo preso una svista.

La Balena andò via tra i vapori del suo soffio, lasciando la Nuvola profondamente rattristata. Un gabbiano tuffatore passando lì nei pressi, la sentì singhiozzare  e planando leggero a pelo d’acqua disse:

Che tu piangi? Dovresti gioire, invece!

La Nuvola fece per guardare laddove proveniva la voce e vide un bianco gabbiano sciacquarsi il becco nelle acque cristalline.

Gabbiano cosa puoi capirne tu dei crucci di una Nuvola?

Nuvola? Io non vedo nuvole qui intorno il cielo è terso e limpido.

Gabbiano, se io fossi in te mi sciacquerei anche gli occhi invece che il solo becco.

Guarda cara che io ci vedo benissimo!

Allora dimmi cosa sarei io se non una Nuvola?

Tu una Nuvola?

Disse sbellicandosi dalle risate il Gabbiano, io le Nuvole le conosco benissimo ma tu non sembri una Nuvola.

Allora dimmi cosa sono?

No cara non devo essere io a dirti cosa sei, perché non provi tu stessa a riconoscerti. Questo mare che da tanto osservi, ha in se la risposta alla tua domanda, specchiati osservandoti e non osservando, e capirai cosa sei.

Il gabbiano riprese il volo immediatamente, e la Nuvola decise che non avrebbe più cercato di capire cosa c’era nelle profondità del mare, ora voleva capire cosa era in realtà.

Fu in quel preciso istnte che prese a guardare la sua immagine riflessa nella limpide acque del mare, e non scorse nulla se non l’immagine di un cielo sereno.

Tremò tutta nel capire che non aveva più corpo ed individualità, e prese a piangere disperata, e il gabbiano che in verità non si era mai allontanato davvero, ma solo spostato per permetterle di specchiarsi, le disse:

Cara perché disperi, non sapevi d’esser divenuta Cielo, pensavi ancora d’essere una Nuvola Nera?

Il tuo destino era quello di divenire cielo, tu appartieni al tutto, non cercare oltre nei fondali di questo mare quello che era semplicemente l’ombra della tua precedente natura, tu da oggi sei cielo.

Quella che era stata una Nuvola Nera, prese a guardare di nuovo il fondale del mare e non vide più quell’oggetto misterioso sul fondale, il mare era limpido e cristallino.

Gabbiano ma come è potuto accadere, io  ero una nuvola nera, figlia della tempesta e dei cieli nefasti del non vivere, oggi sono cielo terso, questo è un miracolo?

Tu lo chiami miracolo io lo chiamo semplicemente Vita, tu hai condotto i tuoi passi sul giusto sentiero, seguendo dapprima il tuo tifone ed in seguito la tua ombra. Ogni cosa nel vivere segue la stessa legge, ogni cosa nasce per poi divenire luce, tu sei semplicemente mutata in quello che dovevi essere sin dall’origine.

La nuvola mutata capì finalmente cosa era, e da quel giorno prese a specchiarsi nel mare conscia della sua nobile natura.

Ogni cosa nel vivere nasce per compiere un cammino verso l’evoluzione della propria essenza, ogni seme ha già in se le caratteristiche della pianta che diverrà. La nera terra gli farà da giaciglio e le lacrime del cielo saranno il sostegno che ne accrescerà il divenire, il seme muterà in pianta, in fiore, in albero, e tu cosa sei? Specchiati nel tuo mare cercando la tua ombra, segui il cammino suggerito dalla tua anima, nel buio sentiero lo specchio che rifletterà la tua vera essenza.

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