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Il Sicomoro Sapiente – La favola di chi nella vita crede di sapere troppo e invece sa niente

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Il Sicomoro Sapiente

La verità è nel cuore semplice del vivere.

Un uomo senza tempo dall’illimitata sapienza, viveva tra i rami di un albero di Sicomoro, sospeso in una dimensione mistica, tra il presente e il passato, tra il cielo e la terra, nel chiedersi:

Divenire è preferibile a essere, o essere è da preferire al divenire?

Giungevano da ogni parte del mondo per vedere l’uomo da tutti chiamato “Il Sicomoro”, ormai divenuto leggenda, un uomo che non beveva se non l’acqua del cielo, che non mangiava se non i frutti di quello stesso albero, un uomo le cui parole sembravano voler profetizzare la vita.

Quante anime in cerca di risposte, con i volti protesi al cielo, avevano cercato di cogliere le sue fattezze tra le fitte foglie, di ascoltare anche un suo solo gemito che potesse aprirgli la mente alla sapienza dell’anima.

Le giornate del Sicomoro trascorrevano lente, così come è lento lo scorrere di un ruscello su una piatta prateria, e un giorno alzando lo sguardo al cielo constatò che era ancora troppo lontano, e tornando a guardare la terra, si accorse d’essere troppo distante anche da quel luogo, e profondamente amareggiato, tornò a chiedersi:

Divenire è preferibile a essere, o essere è da preferire al divenire?

Un bambino che raccoglieva fiori nei pressi dell’albero, colse le sembianze di un uomo celato tra le foglie e preso da meraviglia disse:

Signore, perché ti trovi su quest’albero con la testa all’ingiù?

Il vecchio uomo guardò con interesse il bambino, e subito dopo rispose:

Piccolo figlio della vita, cosa vedi?

Vedo un vecchio signore, appeso con la testa giù su un alto ramo. Non ti va il sangue alla testa?

Piccolo, ma la mia non è una posizione naturale?

Chiese l’uomo ormai fuori dal mondo da troppo tempo.

Assolutamente no!

Rispose il piccolo con grande fermezza.

Gli uomini, prima cosa camminano in terra, e soprattutto nessuno è appeso al contrario su un albero.

Il Sicomoro ora si trovava dinnanzi un quesito ancora più ostico del suo essere o divenire a cui rispondere, aveva compreso dalle semplici parole di un bambino una verità inconfutabile, lui era al contrario, e pertanto la sua visione delle cose non poteva essere corretta.

Non perse tempo a chiedersi il perché dell’errata posizione, in fondo la sua saggezza gli aveva già suggerito la risposta: erano i percorsi dell’anima che nel procedere lo avevano modificato, modellandolo per la traversata per rendergli più agevole il percorso, ma ora era giunto il tempo di varcare la porta del divenire, bisognava riportare l’equilibrio ad ogni cosa.

Si raddrizzò immediatamente sul ramo, rivolgendo lo sguardo prima al cielo e poi in terra, e li sentì immediatamente più vicini.

E il bambino felice e sorridente, disse:

Ora si che sei diritto, avrai di certo meno sangue alla testa, e riuscirai a “vedere” meglio.

Quanta saggezza nella semplicità di un bambino, il Sicomoro per troppo tempo aveva visto le cose al contrario, e dalla sua posizione era stato indotto nell’errore, forse anche quella domanda che lo tormentava da sempre, era il frutto di una sua errata visione.

Il bambino lo salutò e l’uomo ormai sollevato dalla sua sofferenza disse:

Piccolo ti ringrazio, talvolta la semplicità è la chiave che apre la porta ai tesori più preziosi, io nella mia ricerca avevo perso di vista le cose semplici della vita.

Il Sicomoro completò il suo cammino, salendo sino all’ultimo ramo dell’albero. Ora poteva quasi sfiorare il cielo, e sentendosi completamente avvolto da una luce potente, fece per guardare la terra, convinto che ormai fosse lontana mille mondi, ma con gran sorpresa constatò che non era mai stato tanto immerso nel viver, come in quel preciso momento.

I suoi piedi affondavano in un soffice composto di terra fertile, e le mani sfioravano alberi colmi di frutta, sotto un cielo pieno di luce, era finalmente giunto in paradiso,  prese a camminare incontro al vero vivere  libero dal suo abito umano.

“Nella saggezza è in agguato il più malefico dei demoni, il “Sapiente”. Non è facile riconoscerne il volto, esso si maschera del tuo volto, sorride del tuo sorriso, vive nel tuo respiro. Quando del viver non assaporerai più il semplice effluvio di un fiore, o la repentina nuvola dei cieli, indaga! Rivolgi l’occhio al tuo animo, e se nel cuore del tuo cuore, non troverai più l’amore per la semplicità, sappi d’esser preda del “Sapiente”. A questo potente custode è affidata la frontiera dell’ultimo passo, molti audaci hanno abbassato le armi, proprio in questo punto del loro cammino. Si può combattere contro tutto e tutti, e talvolta anche contro se stessi, ma per farlo bisogna prima riconoscersi nell’errore, ma il “Sapiente” accresce l’onnipotenza della sua malcapitata preda accecandola. Riconosci la vita nella semplice spiga di grano maturata ai raggi del sole, e quando sarà giunto il tempo della raccolta, godi dei suoi genuini frutti, altro non cercare perderesti tempo prezioso. La verità è nel cuore semplice del vivere.”

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