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Una scelta di fede – La favola della “fede”

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UNA SCELTA DI FEDE

Un giorno un uomo misero trovò sulla sua via due calici, il primo tutto d’oro intarsiato da tante pietre preziose e il secondo di fattura molto umile ricavato da un tronco d’albero, entrambi i calici erano racchiusi in un scrigno di cristallo assicurato da una grossa catena, con un rocchetto chiuso a doppia mandata. E su una lastra di pietra posta al suo fianco  vi erano scolpite le seguenti parole:

Uomo a te la scelta prendi il tuo calice, e se la scelta sarà stata giusta, chiedi pure ciò che più desideri, niente ti sarà negato.

L’uomo tentò in tutti i modi di scassinare quel grosso rocchetto e i suoi rovinosi tentativi lo sfibrarono. La vista di tutto quel oro, lo rese febbricitante, tanto che incominciò ad esser ossessionato dal calice d’oro, neanche la notte più gli portava ristoro, alla luce di una timida candela prese a studiare tecniche varie per riuscire ad impossessarsene. Ma una notte senza luna, la sua candela si consumò, smettendo di dare luce e l’uomo restò nel buio più cupo. In quel istante il suo cuore smise di palpitare e la sua mente di pensare, e per pochi istanti l’uomo conobbe la morte.

Esiste una morte che ti lascia sempre un filo di fiato per ritornare a vivere, anche quando non c’è più la volontà di ritornare, ed in virtù di quella morte l’uomo riaprì gli occhi alla vita.

Sconvolto dal terrore chiese aiuto al cielo tendendo la sua mano verso qualcosa che non vedeva, ed in quel momento di intenso dolore, il calice di legno prese vita incominciando a brillare intensamente. Quella luce confortò all’istante l’ uomo ridonandogli la dignità che la morte gli aveva rubato. Morbidamente protetto dai raggi di luce del calice,  si addormentò e al risveglio si sentì completamente ristabilito, la febbricitante volontà che lo spingeva ad appropriarsi del calice d’oro era svanita, al suo posto una grande ammirazione per la semplice coppa di legno. Quella fu la chiave che gli permise di aprire lo scrigno di cristallo, la semplice consapevolezza delle cose gli aveva reso l’accesso ad entrambe i calici.

L’uomo con grande devozione si piegò in ginocchio allungando la mano verso il calice di legno, prendendolo, sapeva che quello scrigno non si sarebbe mai più richiuso e che la ricchezza più grande era ora nelle sue mani. La fede era l’unica chiave in grado di aprire tutte le porte. Questa consapevolezza a cui era giunto con grande patimento, sapeva essere cosa ardua ed incomprensibile per chi non avesse compiuto i suoi stessi passi. Fu allora che il sangue incominciò a scendere dalla sue mani e le lacrime dai suoi occhi, ricordandogli il suo calvario, e  in quel momento espresse il suo desiderio:

Calice rendi meno arduo il cammino ai miei fratelli.

E il calice rispose:

Tu uomo che hai tanto sofferto per giungere alla tua consapevolezza, potevi chiedere qualsiasi cosa ed invece mi chiedi di rendere il cammino dei tuoi fratelli meno arduo?

Si! – Rispose l’uomo – Nel mio cammino di Vita ho compreso, che l’egoismo non paga, e che esprimere un desiderio per il mio solo tornaconto sarebbe stato un atto di grande egoismo.

Io so cosa il tuo cuore chiede, sei sicuro di voler barattare la tua pace, per rendere il cammino dei tuoi fratelli meno arduo?

Si ne sono certo!

Si affrettò a rispondere l’uomo. Qualche istante di silenzio consolidò le sue parole e poi il calice disse:

Non posso fare ciò che mi chiedi!

Perché?

Disse affranto l’uomo. E il calice ripeté:

Non posso fare ciò che mi chiedi se non accetti prima di divenire pace, dimmi accetti?

L’uomo non se lo fece ripetere due volte e disse:

Accetto!

E il calice aggiunse:

Oggi si è aperta una porta.

Il calice che era nelle sue mani divenne colomba alzandosi al cielo e l’uomo ebbe la sua pace e una promessa strappata al cielo. Da quel momento il cammino dei suoi fratelli sarebbe stato meno arduo, dovevano solo avere fede nell’uomo e dal cielo grande luce sarebbe scesa a illuminargli la vita.

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  1. E da qui il libero arbitrio di Sant’Agostino. E non è in fondo quello che facciamo sempre? Pensando invece che si tratta di una scelta oculata e torniamo al dunque: chi sono io senza gli altri? Niente, neanche Robinson Crusoe che è solo una leggenda.Io sono se gli altri sono e questa non è religione è la vita anche se spesso lei mi guarda e io sono assente.

  2. Cosa sono io senza gli altri…

    Mi tornano in mente queste parole, che scrissi tanto tempo fa:

    NESSUNO è QUALCUNO senza gli ALTRI

    L’amore e l’odio che con il nostro vivere, ispiriamo nel prossimo, sono quei sentimenti che come una matita tracciano i confini del nostro essere, dico matita e non penna, perchè possiamo sempre modificare l’immagine che diamo alla vita, imparando a vivere, attraverso gli ALTRI.

    Grazie Peppino il confrontarmi con te mi apre la mente.

  3. Maria Bonaria Fanunza says:

    Quel Calice Messo li non per caso in questo momento è un segno molto concreto della nostra Fede, specie in queste Feste di Pasqua, pensare che c’è il Sangue di Quel Gesù che ha Offerto la vita per noi,per redimerci dal peccato Originale, da schiavi che eravamo Lui ci a chiamato Amici, Fratelli e come tali ci ha ridato la vita Eterna che Eva ci aveva reclusa con il suo orgoglio.Come Vorrei capire sempre più al meglio questo Mistero! Mi Affascina sempre di più. Quando sono in Chiesa per assistere alla Santa Messa e partecipare a quest’Evento mi sento la persona più felice del mondo. PANE IN CARNE; VINO IN SANGUE.GRAZIE SIGNORE PER LA VITA CHE CI HAI DONATO.Grazie Cleo. Maria Bonaria Fanunza.QUEL CALICE E TUTTA LA NOSTRA VITA.

  4. E’ passato quasi un anno. Quello che hai scritto non è cambiato, ma un po’, forse, sono cambiato io. Questo è dejavu, anche in questo ci sono gli altri, quelli del nostro passato. Tante, tante, tamte persone, non si contano.

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