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PARADOSSO di Peppino Fieni

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PARADOSSO

Racconto paradossale
di Peppino Fieni
C’era una volta…
Paradosso  un essenza eclettica, vivace e intelligente che sapeva “pesar” la gente, attraverso il filtro arguto della sua mente…talvolta  supponente e saccente, perché nel dar ascolto  alla mente aveva dimenticato che talvolta mente. E fu così che Paradosso si trovò di fronte a un fosso che ai suoi occhi sembrò un dosso.
Passato e presente presero a danzare nella sua mente, e fu come aver messo il dito nella corrente:
“Volete sapere come Paradosso ha gli occhi?
Non si sa. Volete sapere se ce li ha!”
Dal fosso creato da  Paradosso uscirono “presenze” a più non posso, una folle mescolanza del tempo andato e del tempo che avanza, e fu così che Paradosso iniziò la sua danza e forse anche ad averne abbastanza. Il passato fu riesumato dal suo silente stato, e per questo a Paradosso fu profondamente grato. Giulio Cesare tornò dal mondo dimenticato e a Carla giovane fanciulla che nella realtà aveva fiato, fu affiancato.
Paradosso credette così d’aver aggirato quel dosso che invece era un fosso.
“Carla e Cesare sentono che il valore, nel loro vocabolario, è cambiato, non si sa dov’è. Non ha un luogo, un senso. Non ha colpa del suo accadere e non ha merito. Si trova sospeso nel vuoto.”
Paradosso sa che ogni “Età” ha cercato e cercherà  la sua eternità,  ma a questo gioco lui non ci stà:
“L’eternità e lui e guai a chi gliela toccherà”
Lasciò così aperto quel  fosso che credeva un dosso, e dal passato tornò Amleto ma ancora non si era al completo, Dante, Antonio e Cleopatra, il giovane Werther, madame Bovary, Socrate, Santippe, Madre Teresa.
Tutti chiedevano dell’eternità, e qualcuno si chiese chi sono?
Paradosso camminando lungo il filo della storia aveva raccolto quel che il “colto” e “l’incolto” avevano seminato senza goder del raccolto:
“L’amore per l’altro è l’amore di sé hanno la stessa radice.”
E venne internet e la mente di Paradosso si aprì, oltre il suo passo:
“Ecco, le tradizioni, ormai sembravano traduzioni.  Allora venne la globalizzazione. Donne, uomini, bambini misero la stessa divisa e partirono per dove ancora non si sa. Un fatto nuovo? Chissa?”
In questo mondo a tratti profondo e ad altri senza fondo, Paradosso incontra  la Speranza.
“Speranza, resiste a Paradosso, è la forza senza opposizione. Era sicuramente femminile. …  Insieme Paradosso e Speranza eliminarono il futuro. Ne fecero un presente vivente.”
Presente che insieme chiamarono Adesso.
“L’emozione non spingeva più all’azione.  Questa era ferma in quella immobilità, non fissava più l’aldilà, ma solo l’eternità di Paradosso e Speranza che avevano ricominciato la danza. Danza diversa. Non ballo in maschera, ma giù la maschera.”
Fu così che Paradosso e Speranza, puntarono insieme alla: “oltre-eternità”, ora Paradosso sa che amare è innanzitutto amare se stessi.
Paradosso e Speranza insieme scrissero un nuovo vocabolario e dal loro amore non amore, nacque Nessuno, ma di questo Nessuno non troverete l’etimologia nel vecchio vocabolario a cui corre l’immaginario, il Nessuno di Paradosso e Speranza è figlio di una nuova  danza, non ha a cuore l’eternità perché egli la possiede già.
“Nessuno non scriverà un nuovo vocabolario e tutti significherà uno, come uno per tutti, tutti per uno.”
Cleonice Parisi
Come ordinare il libro:
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Peppino Fieni
PARADOSSO è un racconto che nasce dall’inconscio. È spontaneo perchè racconta la verità com’è, con due o più facce. La medaglia è la stessa, bisogna solo cercarla, è preziosa, come è la storia, anche quella recente. La storia siamo noi, anche attraverso altri personaggi importanti o non. Ma questo non importa. Basta essere un po’ come Amleto: il dubbio diventato amuleto.

Il bambino povero


piccolo e incalcolato si mette tra la gente,
questa, cretina, pensa poverino!!
ma lui è ricco, il suo pensiero non cerca
ciò che non conosce e questo lo fa stare
in pace.
viene addirittura un dubbio insieme ad
un interrogativo: e se la pace fosse lui?
allora, poveri noi grandi e ricchi, diciamo
poverino a lui e già facciamo tanto per
dimostrare la nostra pietà, ma non siamo
niente, senza di lui, che impassibile ci
ricorda, con la sua innocenza che la fame
è infame, almeno quanto noi che la
accettiamo e ci accomodiamo in quella falsa pietà
che non ci sta bene per niente con la verità.

 

 

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Le Favole della Vita

Un libro per bambini dai 12 ai 99 anni.

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  1. Scusa, ma lo fai apposta, mi sono ancora commosso. No, non lo fai apposta.Sento che hai sentito e quel bambino povero, Nessuno, corona il mio sogno, beati i poveri perchè, anche se non si può dire , loro sono i ricchi qua in terra.
    Ma la tua comprensione Cleonice ha, per me, una sensibilità che quasi tutti, ancora cercano di sapere dave stà e cos’é, forse anch’io, non lo so, ma oggi lo so.
    Quel c’era una volta all’inizio è un grande indizio per te naturale *Favolista Spirituale*. La tua favola mi è piaciuta moltissssssimo è cresciuta anche per me e il mio cuore è cresciuto con lei. Oggi posso dire di essere quello che ho sempre sognato di essere, più piccolo e più grande contemporaneamente. Be’ tu ci sei riuscita, dimostrando che anche i “grandi”, oggi, hanno bisogno di favole.
    Sei stata la sintesi del mio inconscio ora più conscio.
    Grazie Cleonice, ti porterò con me nella mia tasca più riposta, che è la mia anima.

  2. Sono felice d’aver toccato qlc tasto del tuo cuore, come ti ho detto il tuo libro, non è per tutti, perchè è un libro introspettivo, con migliaia di spunti, richiami storici, domande che chiedono al lettore una profonda riflessione. Siamo abiutati a leggere per distraci dal nostro pensiero, mentre il tuo libro invita a pensare o per meglio dire ti rapisce nel mare del pensiero.

    :) )

  3. Ti rapisce nel mare del pensiero: mi viene in mente Einstein che, davanti al mare si diceva che, non era possibile che Dio non esistesse, e io ancora non sono religioso. Ma sento questa frase nel profondo del mio ESSERE.Qualche tasto! Questo è un concerto di Rubinstein e la frase è di quelle che ti rapiscono.
    Grazie è sicuramente poco.

  4. Anna Rita FIENI says:

    Commozione profonda che quasi non riesce a uscire fuori così carica di sensazioni che porto dentro di me sempre nei momenti in cui riesco a pensare…rileggerò ancora e poi ancora…fino a entrare in contatto con queste anime pure, leggere e sapienti di un sapere libero da concetti vuoti…
    E’ questa la vera e forse l’unica dimensione della vita?
    GRAZIE

  5. Te lo dirò su skip o quando ci vediamo. Comunque questo è il posto giusto per noi. Questa recensione magistralmente sentita da Cleonice Parisi, scrittrice e caposcuola, e questo detto a te, magistra vitae,di un nuovo genere nella letteratura italiana ormai fatta solo di ” Vespe “. Il genere si chiama, come avrai letto, *Favolista Spirituale*.
    Mi conosci! Sono favole per adulti sentite per gli adulti di oggi e di ieri.
    Ciao! Ci risentiamo anche qua.
    OK

  6. Grazie d’essere passata Anna Rita…la vera dimensione della vita è quella che apparirà vera agli occhi del nostro cuore, e non quella che confonde gli occhi della nostra mente. La Vita viaggia verso la luce di una nuova dimensione, siamo un esercito di cuori che palpita all’unisono con l’Energia, particelle brillanti che vestono il Sole.

    Alla prossima :) )) Scusa il ritardo nella risposta.

  7. Grazie Peppino di tutto il tuo sincero “sostegno”, attribuisce al mio “impegno” un abito “degno”.

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