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La primavera dell’Essenza – La favola del risveglio dei sensi

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La primavera dell’Essenza

E venne il vento caldo della stagione degli amori, la Ninfa del Lago emerse dalle acque e nel guardarsi intorno vide mille cacciatori pronti a far del suo “essere” preda, e sorrise beffarda alle loro piccole aspettative. Mutando in Musa dei Venti prese a lambire le loro menti, per spiar del loro pensiero i commenti.
E’ bella mi avventurerò tra le sue acque!
Disse un cacciatore, che improvvisamente tacque nel percepir una nuova presenza.
Chi sei? Sento la tua presenza, ma non riesco a scorgere la tua avvenenza!
Avvenenza?
Rispose la Musa dei Venti, mentre come invisibile essenza volteggiava attorno al corpo inconsapevole del cacciatore.
Neanche conosci le mie forme e già dici che sono avvenente? Dovresti aspettare di tornire i confini della mia essenza materiale, prima di sbilanciarti nel parlare, non credi?
Ma il cacciatore, come corda di liuto sentì il suo cuore vibrare al semplice fiuto.
Mostrati divina, fatti alla mia anima vicina!
Disse voglioso come uno sposo a lungo a riposo. Mentre con le mani cercava d’imprigionare quel vento che stava divenendo il suo fermento.
Cosa … cacciavi?
Chiese la voce che sospirava attraverso il vento.
Avevo attenzione per la Ninfa del Lago la trovo bella, ma ora il mio interesse non è più in quella, ma nella voce che dal vento favella, la trovo ancor più bella.
Davvero? Ti vibra il cuore?
Disse brillando attraverso una risata cristallina la voce nel vento.
Mi piaci, e mi accendi voglio che mia diventi!
Cacciatore interessanti sono i tuoi fermenti, ma io sono la Musa dei Venti, non ho corpo e non ho sentimenti.
La Ninfa del Lago ascoltava ma non le bastava, e fu allora che divenne anche Serpe d’Acqua. E sotto quella altra sembianza raggiunse il cacciatore, ancora intento a voler catturare della Musa il sentimento.
Sei fuoco o acqua, cacciatore?
Il cacciatore ascoltò quest’altra voce provenire dal lago, guardò in terra e vide una serpe d’acqua avvinghiarsi sulla gamba con fare lascivo e disinvolto.
Chi sei? Che parole son queste?
Disse il cacciatore cercando di liberarsi della scomoda serpe, con energici colpi di gamba.
Che fai mi cacci?
Disse tra un sibilo e l’altro la serpe.
Non eri forse tu ad aver poggiato lo sguardo sulla Ninfa del Lago? O sbaglio!
E questo cosa c’entra, si la guardavo e ne ammiravo la beltà e con ciò?
Io sono chi ti potrebbe condurre sino al suo cuore e “oltre”.
Il cacciatore era confuso, la Musa dei Venti aveva acceso con le sole parole i suoi fermenti, mentre la Serpe d’Acqua velenosa e provocante, lo teneva stretto e prigioniero, lui sentiva di non riuscire più a scorgere il vero. E pertanto cambiò sentiero, abbandonando il lago.
La Ninfa del Lago ebbe un sorriso evidente e tra se disse:
Solo un altro perdente!
La primavera latente rendeva la sua essenza ardente, doveva colmare la sua mente fluente e vide tra i tanti, un cacciatore che era un passo più avanti, i cui occhi arditi erano dal cuor conditi, e fu così che mandò i suoi celati inviti:
La sua serpe inquieta gli fu al tallone come una maratoneta.
Cacciatore a cosa aspiri?
Chiese la serpe.
Io anelo alla Ninfa del Lago ho il cuore acceso dal fuoco dei draghi, ma non muoverò passo se non ne toccherò prima il suo profondo nesso.
Capisco!
Disse la serpe. Il vento soffiava caldo e la Musa del Vento, tornò a dare il suo fermento:
Ho ascoltato nel non voler udire: Aneli alla Ninfa del Lago, e il tuo cuore acceso è dai draghi?
Chi sei profumata essenza, che accarezza quel che la mia mente pensa?
Disse il cacciatore.
Io sono la Musa del Vento, e tu raffinato cacciatore sei un silenzioso amatore, ma non abbraccerai così il suo profondo nesso se non avrai fatto un passo verso…
Non spreco del mio cor  l’ardire se non conoscerò della Ninfa il profondo dire.
Capisco!
Disse la Musa del Vento e con la Serpe D’Acqua, svanì in un momento a quell’ultimo commento.
La Ninfa del Lago ebbe un sorriso evidente e tra se disse:
Solo un altro perdente!
Tentò ogni cacciatore ma in nessuno riconobbe il giusto calore.
Tanti cacciatori attorno al lago, ma con poco spago qui per me non c’è svago!
Disse infin la ninfa nel cambiare tinta e riabbissarsi tra le acque.Ma improvvisamente un vento prese a portarle fermento.
Dove conduci il tuo luminoso andare Ninfa del Lago?
Disse una voce nel vento, mentre una serpe le si avvinghiava ad una caviglia, sibillandole:
Hai detto perdente, ma a te non era chiaro quel che è invece evidente.
La Ninfa fu sorpresa e accesa da quella inattesa presa.
Chi dei tanti sei? Come hai fatto a capire che ero ninfa, musa e serpe?
Sono una simil natura, non si inganna chi della stessa arte tracanna!
La Ninfa fu affascinata dalla simil essenza e nel seguire la voce del vento sino al cuore del cacciatore, portò il suo fermento, e li vi trovò il calore di un profondo e unico amore.
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  1. Maria Bonaria Fanunza says:

    Cara Cleo, il risveglio dei miei sensi non so quando averra!Li sento come atrofizzati,sento solamente tanto freddo,
    sento tanta nostalgia,sento tanta malinconia,penso che siano morti con il mio Sposo. Non ho aridità, sento che ho tanto Amore da dare, ma darlo hai miei ammalati,portatori di handicap All’ora il mio cuore scoppia d’Amore per i Fratelli e Sorelle in difficoltà.Nei loro occhi Vedo gli occhi di Gesù
    sofferente,Crocefisso,questi sono i miei sentimenti,Amare, Amare tutti con tutto il cuore Maria Bonaria Fanunza.IO COMUNQUE MI SENTO AMATA, MOLTO AMATA.E rendo grazie a DIO PER TUTTO Ciò E LA SANTA VERGINE MARIA MADRE NOSTRA E DI GESÙ’

  2. Cosa sono i sensi, se non il nostro essere sensibili…io penso che i tuoi sensi siamo più che desti, nel tuo saper donare amore c’è anche la primavera della tua essenza.

    Un abbraccio.

  3. Leggere, vedere, sentire, sono un tutt’uno nella favola spirituale che ti può dare senza chiedere,un nuovo scambio che non è monetario, non è la ormai troppo usata solidarietà, ma è e basta, perchè sei già dentro.
    Oh

  4. RISVEGLIO
    …tempo, tempo, tempo,
    per tempo
    apparirà il sogno più nero
    perché nel mondo inquieto
    esiste un solo colore vero,
    il nero…

    Nel nero più temuto
    Si finisce
    E finisce il dispiacere
    Provato.
    Nel nero più malinconico
    Si ascolta il silenzio
    In silenzio
    E l’uomo annuvolato
    Sghignazza.
    Nel nero più privo
    La presunzione dei giovani
    E l’irritazione
    Nei più vecchi incontrati
    Contro l’attimo rubato.
    Nel nero più al di fuori
    I supponenti
    Gli intelligenti
    E chi ha
    Il feto della guerra
    In corso e tecnologica.
    Nel nero più ingiusto
    Il niente
    L’aria fannullona
    Degli immortali
    E l’aria annoiata
    Sui mortali
    Per una vita modesta
    Osteggiata.
    Nel nero più al colletto
    Migliaia di aristocratici
    Replicanti e intellettuali
    Svoltati presso
    Le opportunità.
    Nel nero più avverso
    Il puro volto a rendere
    A prendere
    Il tratto contratto
    Da un immischiato nemico
    La scomodità onesta.
    Nel nero più radunato
    La capanna a buon mercato
    Denudata o smagrita
    Ma entrati per poco tempo
    Perché
    Nel tunnel del gorgoglìo
    Il nero…
    È un eterno sano
    Risveglio.

    ©
    Da “Il cuore degli Angeli”
    di Maurizio Spagna
    http://www.ilrotoversi.com
    info@ilrotoversi.com
    L’ideatore
    paroliere, scrittore e poeta al leggìo-

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