


Piccola Luna- II Capitolo – Romanzetto

Piccola Luna
II CAPITOLO
La zattera varcava la fitta coltre di nebbia che tagliava il Grande Fiume, Atropos chiamato da tutti Aquila Grigia, Re del popolo dei Maoni, l’osservava piangendo calde lacrime nel dare l’ultimo saluto alla sua giovane sposa Gazzella che Corre, che aveva corso troppo rapidamente verso l’ultimo orizzonte nel dare alla luce la loro unica bambina, Piccola Luna.
Quante lacrime erano cadute in quelle poche e disperate ore, e nonostante il suo profondo dilaniarsi riusciva ancora ad ascoltarne nel cuore le sue care parole dirgli:
- Ricordi amore al fiume la nostra prima notte, la mia vita è iniziata allora, ci sono istanti che restano indelebili per tutta l’eternità nel cuore di una donna, l’amore e il coinvolgimento con quale ho vissuto quei momenti sono bastati a darmi la felicità. Ricordalo, e ti prego non mi dimenticare
Un amore grande il loro, troppo grande per poterlo non vivere, l’urlo di dolore di Atropos invase tutta la foresta, spaventandone i suoi piccoli abitanti addormentati, il dolore profondo gli aveva squarciato il cuore, senza Atina la sua gazzella sentiva di non aver la forza di continuare, guardò le acque tranquille del Grande Fiume, e non ritrovò il riflesso della sua immagine, ciò che vedeva era solo il nulla, il nulla aveva risucchiato persino il suo riflesso. Quante parole avevano costellato le loro notti e quanti sogni si erano illuminati al loro sorriso di una speranza, ed ora niente più restava se non un uomo che non aveva più alcun desiderio di vivere.
Il desiderio di farla finita per sempre era purtroppo sopraggiunto nel suo animo, ed ora anche nella sua mente, avrebbe scelto la stessa via che un dì il suo antenato Coros aveva intrapreso, le acque del fiume avrebbero accolto anche il suo cadavere.
Alla base delle antiche tradizioni della tribù vi era una antica storia, per molti una leggenda tramandata per lo più dalle donne che ne erano la memoria storica, una storia che Atropos aveva ascoltato per la prima volta dalle labbra di Atina e che ora ritornava a girargli per la testa come una straziante premonizione della sua fine:
Piccola Luna era una giovane donna, innamorata perdutamente di Coros, la passione che univa i due giovani aveva dato il loro frutto, e la giovane aveva partorito un bambino .Ma quel giorno di gioia, venne offuscato da una funerea previsione del vecchio stregone del villaggio, sessualmente invaghito di Piccola Luna e non ricambiato, l’uomo roso dall’invidia andò da Coros iniettandogli nel cuore un veleno per il quale non c’e’ antidoto, la gelosia.
Questo tarlo prese a fare il proprio lavoro, divorando lentamente le certezze di Coros sino a portarlo alla follia. Dilaniato dalla sua falsa certezza con l’inganno attirò Piccola Luna e il suo bimbo nei pressi del Fiume Grande, lontano dal loro villaggio e lì dopo averle confessato il suo sospetto, nel baciarla con passione le conficcò una lama nel cuore, e non avendo più desiderio di vivere e si buttò nel Fiume Grande lasciandosi morire.
Il dolore di Coros gli sembrò ora comprensibile, ora poteva confermare che esiste un dolore che riesce a paralizzare il cuore, tanto profondo e sconfortante, dal quale è difficile districarsi e dal quale forse è l’uomo stesso a non volersene liberare.
L a nebbia era bassa e nascondeva alla vista il suo distendersi attraverso la fitta boscaglia, il buio intenso di una notte priva di stelle e le copiose lacrime che scendevano senza vergogna dai suoi occhi, resero l’atmosfera attorno ad Atropos quasi irreale, e l’uomo completamente avvolto dallo sconforto prese a parlare alla vita in quel momento unica colpevole della sua disperazione:
- Vita tu prometti e dai, vita e come hai dato togli, guarda questa tua ultima vittima e piangi calde lacrime di sconfitta, perché nessuno al mondo potrà mai resistere ai tuoi disegni insensati, pregni solo di dolore e di lacrime.
Vita imbellettata dei tuoi colori più intensi oggi ai miei occhi appari sbiadita e priva di alcuna attrattiva, smettila di parlare, zittisci i tuoi figli almeno ora al cospetto della morte, ed ammira chi parte verso lidi che non conosce e con coraggio abbandona il certo.
Atropos salì un alto precipizio che si affacciava sulle gelide acque del Grande Fiume, deciso a voler portare a termine quel suo oscuro pensiero, sciolse i lunghi capelli grigi sulle spalle in onore della sua amata Atina, lei amava vederlo così, s’inginocchiò alzando lo sguardo alla luna come per chiederle perdono e con volto rassegnato rivolse alla sua giovane consorte un ultima preghiera:
- L’orizzonte della mia vita, porta il tuo volto amore, aspettami presto voleremo insieme in un solo cielo.
Ma le sue ultime parole furono disturbate da un rumore di passi tra l’erba alle sue spalle, Atropos si voltò disperato non voleva che nessuno potesse interrompere il suo piano, la luna era alta ma la notte sembrava avvolgere ogni cosa nella buia foresta, notò qualcosa muoversi e lentamente avvicinarsi a lui. Sembrava all’orizzonte sembrava delinearsi una sagoma femminile, un corpo snello dal passo lento e morbido e per un attimo il cuore di Atropos prese a palpitare intensamente, quelle movenze gli ricordavano tanto Atina, ma mano, mano che la figura avanzava le fattezze della donna si facevano sempre più chiare, era una bella donna dai morbidi e lunghi capelli ramati, vestita come una guerriera, con fascia nei capelli, e coltello alla vita, Atropos la guardò con ammirazione sembrava una visione o forse lo era davvero, mentre era preso da questi pensieri la giovane prese a parlargli. La sua voce era calda e rassicurante e i suoi occhi sembravano trasferirgli pace, poi tendendogli le mani disse:
- Credimi c’è più coraggio nel continuare a vivere.
Atropos la guardò sorpreso, come faceva a conoscere i suoi pensieri disperati. Chi era!
- Ti prego vattene, non conosco il tuo nome, e non voglio sapere come tu conosca i miei pensieri, voglio solo che mi lasci solo.
La giovane prese a ridere, con una risata solare e schietta:
- E’ il contrario il coraggio non sta nel togliersi la vita, ma nel viverla, nessuno ammirerà mai un re che ha lasciato di se l’amaro ricordo del suicidio, al suicidio giungono coloro che non hanno saputo cogliere la luce oltre la nera coltre di fumo del dolore, io sono qui per farti vedere la luce.
Atropos era un uomo piegato dal dolore, e la giovane guardandolo negli occhi continuò nel dire:
- Ti prego non lo fare, se tu dovessi decidere di morire, molte cose cambierebbero, il tuo popolo si dissolverebbe nel buio di un cammino senza un condottiero, e la tribù dei Maoni diverrebbe solo un ricordo sbiadito tra l’accaduto e la fantasia, la tua piccola bambina attende suo padre. Credimi alle sue spalle l’ombra di un padre debole morto suicida non l’aiuterà ad imporsi come regina, le sue parole saranno solo soffio d’alito tra i venti della vita, se invece tu continuerai a vivere il tuo popolo accrescerà la già enorme stima che ha in te e la tua Piccola Luna avrà un futuro da grande regina, permettile di vivere una vita degna raggiungila e crescila con la saggezza di cui solo tu sei capace. Sconfiggi il demone che dentro il tuo cuore ti ha portato su questa roccia. Sappi che Gazzella che Corre attende Aquila Grigia, ma potrai raggiungerla solo morendo di una morte onorevole e dignitosa,attendi che sia giunto il tempo del trapasso, altrimenti i vostri passi non s’incroceranno mai più. Persegui l’orizzonte che ti disse da te dipendono molte vite.
Atropos l’ascoltava senza fiato, quelle parole avevano saputo stranamente toccargli l’anima e non capiva come avesse fatto, lo sguardo deciso e forte di quella giovane donna lo avevano lasciato senza parole, un urlo di dolore come liberatorio uscì dalle sue labbra e le lacrime presero a scendere di nuovo copiose dai suoi occhi, ma il pericolo sembrava cessato, quelle parole sembravano provenire dal cielo, e come sempre accade le parole del cielo riescono ad essere ascoltate dall’animo umano. Atropos ora era di nuovo in se, guardò alle sue spalle quel fiume che sino a qualche istante prima aveva rappresentato la sua pace nella disperazione ed ora gli riapparve semplicemente un fiume, guardò la coltre di nebbia e non gli sembrò più un invito ad oltrepassare il sottile filo che divide la vita dalla non vita, tutto aveva ripreso i colori della normalità e con voce stanca disse:
- Come ti chiami, chi sei tu figlia della notte, come fai a parlare al mio cuore, fa che possa conservare di te non solo le parole ma anche il ricordo di un nome, e raccontare al mio piccolo tesoro che una donna è riuscita a strapparmi dal sentiero della morte con le sue parole che avevano il sapore di una profezia.
La giovane donna sorrise nell’alzarsi e arretrò di qualche passo da Atropos dicendo:
- Il tuo piccolo tesoro ora è felice, la sua vita si realizzerà grazie al tuo coraggio Grazie padre mio, nei cieli il tuo nome oggi hai colori dell’onore, io sono l’essenza di ciò che un giorno potrò divenire, ti prego persegui lo stesso volo, ed un giorno ad accoglierti tra le sue braccia troverai la mamma .
Gli occhi di Atropos presero ad aprirsi a dismisura incredulo per le parole della giovane che lentamente si dissolse sotto i suoi occhi in un raggio di luna, non prima di sussurrare un ultima parola:
- Grazie -.
Atropos, guardò la luna nell’alto del cielo, chiedendosi che disegno ci fosse alle spalle di tanto dolore e se era lui uno dei pilastri di questo disegno, prese a camminare verso il villaggio, era ancora notte ma nessuno nel villaggio aveva chiuso occhio, i genitori di Atina lo raggiunsero abbracciandolo e Piccola Luna fu portata al cospetto del padre, Atropos l’aveva vista solo per un attimo, ma ora prese a guardarla con attenzione aveva sulla testa una leggera peluria rossa e sorrise nel carezzarla, chissà forse aveva avuto un allucinazione sulla roccia e non aveva visto davvero l’essenza di Piccola Luna, ma comunque fosse andata era ancora lì a stringere la sua amata bambina.
L’intero popolo ammirò quel Re coraggioso che aveva vinto la morte dell’anima tornando a vivere la propria vita in virtù di un altro grande amore, quello per la sua Piccola Luna.
-Oggi il dolore ha messo tenda nel mio animo, ma niente potrà dissuadermi dal guidarvi verso una vita migliore, fino a quando i miei giorni saranno finiti e questa piccola creatura proseguirà il mio cammino, un giorno sarà la vostra condottiera, il villaggio dei Maoni non avrà mai fine, finché lo spirito di vita albergherà nel petto di tutti noi.
Detto ciò il muscoloso braccio di Atropos sollevò Piccola Luna verso il cielo, il popolo prese a formare un grande cerchio prendendosi per mano attorno al più valoroso degli uomini,e donne,bambini e uomini intonarono insieme una dolce melodia che non possedeva parole ma la cui musica nasceva dai cuori. E quella notte buia si accese i di una miriade di stelle che apparvero nel cielo come per magia, ma nessuno fu spaventò da quel fenomeno perché l’intera notte aveva avuto il sapore del miracolo ed ai miracoli si può solo assistere con cuore colmo di gioia senza nulla chiedere.
Una mano dall’alto? O una mano dal di dentro? Cosa importa capire cosa o chi ci abbia teso una mano. L’importante è prendere l’aiuto che ci viene offerto per superare quei momenti che talvolta soffocano la nostra visione del futuro per poi riprendere a camminare da soli.
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Bellissima
Mi ha commosso
))
Elenù ma dove sei non eri partita?
Sono tornata lunedì sera
))))
Pic indolor
))) pensavo ti trattenessi molto di più
)))