


Il giardino di Achab – Favola
Il giardino di Achab
“Oltre le montagne che non vedi, esiste un giardino dai profumi intensi e profondi, dove ogni animo trova il suo paradiso. Esso non è percepibile ad occhio umano, a scorgerlo è solo il cuore. Intraprendi pure il viaggio verso ciò che non vedi, ed i tuoi passi ti condurranno sino alla felicità.”
Il gregge di pecore si inerpicava lento verso un giardino dalla straordinaria bellezza, che aveva luogo oltre un imponente altura. A capo di questo gremito popolo vi era Achab pecora anziana, di profonda ed indiscussa esperienza.
Il cammino non era tra i più agevoli e le pecore durante tutto il tragitto non facevano altro che lamentarsi, per la difficile praticabilità del terreno, per il pulviscolo maleodorante che si sollevava ogni volta che calpestavano quella terra arida e brulla, ed inoltre fame e sete avevano messo a dura prova la loro resistenza. Achab ne era consapevole, ma non si lasciava mai intenerire dal loro belare e dalle continue lamentele, le incitava a camminare con solerzia e coraggio, perchè da lì a poco avrebbero goduto dei frutti dei loro sacrifici. Dopo giorni e giorni di interminabile cammino, le pecore ormai sfinite si rifiutarono di andare avanti, accovacciandosi stremate nella polverosa terra, vani furono i tentativi dell’anziana pecora nel volerle incitare a continuare, le pecorelle erano talmente stanche da non riuscire a muovere neanche un muscolo. Eppure mancava talmente poco al giardino promesso da Achab, un altra mezza giornata di cammino e sarebbero giunte finalmente in un posto ricco d’erba ed acqua, dove non avrebbero più patito sofferenze. L’anziana pecora nonostante la stanchezza, invitò nuovamente le pecore a proseguire:
Sorelle, forza, manca talmente poco, i profumi dei fiori e il fresco vento dei ruscelli già mi inebriano, aprite anche voi i vostri sensi ed ascoltate la vita che vi parla. Essa è sì invisibile agli occhi, ma dipinta con mano ferma ed indelebile nei vostri cuori, riconoscete il suo chiamarvi,.
Si alzò un lamento incredulo da parte del gregge, che a queste parole non sollevò nemmeno il capo.Tra tutte però una pecorella trovò la forza di parlare:
Ormai la fame e la sete hanno stremato i nostri sensi, siamo stanche Achab, stanche e senza alcuna speranza. Il paradiso che ci avevi promesso non è alla portata di noi povere pecore, o forse lo sarà il giorno in cui in nostro respiro non apparterrà più a questa terra. Lasciaci riposare in pace, lasciaci morire.
Achab con gran voce urlò:
No non dovete morire, dovete vivere. E’ vostro dovere vivere, affinché si sappia che esiste questo posto di pace, dove il cibo abbonda e l’acqua purifica ogni cosa.
Povero Achab – disse la pecorella – Sei un sognatore e forse morirai nei tuoi sogni. Sai quanto ho faticato per giunger sin qui, e quante volte ho sollevato il capo dalla polvere solo per seguire la direzione del tuo sguardo, senza nulla vedere?
Lo so figlia ed è per questo che rivolgo a te le mie parole. A te che per tanto tempo hai ascoltato una voce prometterti la vita, seguendo speranzosa la sua scia di luce, non cedere ora agli ultimi momenti di sconforto e procedi verso la meta certa, non te ne pentirai, ascolta chi loda i tuoi passi.
Achab sono stanca, non mi è rimasta energia per procedere.
Ma l’anziana pecora sembrava non voler ascoltare ragioni, dicendo:
L’energia nasce dal desiderio del credere, se un animo non crede la forza si dilegua, ma se esso riapre lo sguardo alle speranze le energie ritornano, la loro dimora è dove c’è vita non dimenticarlo. Alzati e colma l’ultima distanza tra te e la felicità.
La piccola pecorella sollevò con grande fatica il proprio corpo dalla polvere, i primi passi le tolsero quasi il respiro per l’enorme sforzo, ma mano, mano che procedeva nel salire verso la cima, le parve di sentire il profumo dei fiori e il rumore di un ruscello. Bastò poco a farle ritrovare la forza per procedere. Achab e la pecorella, lentamente avanzarono verso un giardino dagli splendidi colori, e dai profumi intensi, ad attenderli un altro gregge di pecore che viveva felice.
Pochi istanti dopo la luce del sole aveva già lavato via la stanchezza della piccola pecora e l’acqua fresca di un incontaminato ruscello, sanate le sue ferite.
La missione di Achab era terminata, sollevato e felice, salutò la piccola pecora e fece per andare via.
Dove vai aspetta, ora che siamo giunti, tu riparti?
Disse la pecora, ed Achab:
Il mio compito non è finito, figlia i tuoi fratelli attendono, devo portarli ad uno ad uno sin qui. Tu ora riposa i tuoi passi stanchi, meriti ciò che vedi.
Quel attimo di smarrimento nel vederlo andare via lentamente, si perse nell’enorme gioia d’essere finalmente giunta in quel luogo di pace e di riposo. Achab riprese il suo cammino verso le piccole pecore che ancora giacevano nello sconforto al di la dei monti, ma nel suo cuore una nuova fiamma ardeva infondendogli speranza e gioia, l’aver salvato anche una sola pecorella lo rendeva euforico e pieno di energia.
La piccola pecora che aveva vissuto una vita di stenti e sofferenze, era finalmente giunta a casa, e quel giardino impresso nel suo cuore da sempre, ora le riempiva anche gli occhi.
In quel istante riconobbe nell’umile Achab il padre della vita, e comprese il suo luminoso progetto. Il giardino prese a sbocciare di nuovi fiori, ad ogni nuovo sole la pecorella rendeva grazie ad Achab e a se stessa, in fondo quella sua personale vittoria nella vita, era stata merito della sua tenacia.
Achab continuò instancabile il suo progetto e ben presto quel giardino accolse altre pecore che avevano percorso smarrite le irte vie della vita.
La piccola pecora da canto suo per agevolarle nel raggiungere il giardino, ogni giorno affidava il suo canto al vento, che benevolo portatore di grazia soffiava consolatore su tutte le terre al di là dell’altura.
Era instancabile come il suo maestro, e talvolta irrequieta come una bimba attendeva che Achab facesse ritorno dalla sua missione, desiderava ardentemente essergli d’aiuto, così come lui lo era stato per lei.
Un mattino radioso Achab fece ritorno al giardino, e con sguardo commosso le disse:
Grazie.
La piccola pianse di lacrime sincere, non avrebbe mai osato sperare tanto, le sarebbe bastato un solo suo sorriso, e commossa disse:
Achab non è nulla rispetto a ciò che tu hai fatto per me, non smetterò mai di cantare la tua lode, affinché il tuo progetto possa avere il successo che merita. Grazie di avermi tratta in salvo e di essermi stato vicino anche quando i miei dolori ti ferivano. Non riesco ad esprimere a parole la gratitudine del mio cuore, spero solo che tu possa leggerla nei miei occhi.
Figlia mia se la tua gratitudine somiglia alla gioia che provo nel vederti felice in questo giardino, comprendo bene la tua impossibilità nel poterla descrivere e talmente grande da colmare tutti i cuori del mondo, sii felice hai camminato in modo retto. Vivi.
La piccola pecora visse a lungo attorniata dai propri cari, e nei colori solari del cielo attinse le parole più luminose, lasciandole quali testimoni della sua vita felice, in quella valle serena che portò per molto tempo l’arcobaleno del suo sorriso.
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- Newsletter del 22 marzo 2009 - Le nuvole del cielo, son spose con il velo - La Piccola Voce - [...] Tratto da: Il Giardino di Achab [...]










CARA CLEONICE;hai veramente un grande dono! Io mi sono commossa nel leggere
questa nuova storia e pensavo a Mosè quando portò i suoi nella terra promessa.quel
giardino di Achab-era come il mio pastore, o meglio il mio consigliere spirituale, che continua a ripetermi dai non fermarti, continua per la strada intrapresa, vedrai che tutto poi ritornerà quasi come prima. “Sto quasi”, non è uguale a prima, ma già mi accontenterei di sentire meno dolore, meno tristezza, meno solitudine. Ma poi riprendendo la mia vita in mano, con l’aiuto della Madre Celeste sento che il profumo dell’erba, fresca, dell’acqua del ruscello che emana un dolce richiamo, siano i miei tempi di riprendere in mano la situazione e continuare ad andare avanti.I miei Amici Ammalati questa mattina quando ho loro portato la Santa Comunione mi han fatto capire che per loro sono indispensabile. Ciao Cleo ti Abbraccio M. Bonaria.
…ogni voce è la sua voce…ascolta con il cuore e sentirai laddove ha parlato la vera vita.
Un abbraccio forte.
Cleo
Carissima Cleo! Le Tue parole hanno avuto l’effetto di un balsamo per la mia povera Anima, non ti dico che le lacrime scendevano copiose sulle mie guance ma sentivo dentro una leggerezza quasi da non sentire più il dolore di prima.Te ne ringrazio caramente, sei una persona molto sensibile ed io Ti Raccomando ogni giorno al Signore perchè tu possa avere tutto ciò che Vuoi di bello dalla vita, sia materiale che Spirituale.
Mi Hai scritto chiedendomi l’indirizzo,ora te lo dico Nome e cognome come sopra,(ho trascritto l’indirizzo, e cancellato dal post per tutelarti.)
Ciao a Presto Maria Bonaria Fanunza.
E’ un piccolissimo gesto ma fatto col cuore Maria…ci vuole ancora un pochino di tempo per la pubblicazione, ma appena pronto il libro…te lo invierò in breve tempo…un bacio.