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La semplice creatura

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La semplice creatura

Il sole sorride è illumina la conoscenza
quel che appariva nebuloso
ora è chiaro
è brilla nella luce del giorno semplicemente.


Povero nei tratti, celato da un vecchio e umile mantello, tremulo sulle gambe, camminava indeciso dagli altri deriso e non condiviso, nascondendo a tutti il viso. Il mistero era la sua unica forza, la sua sola scorza.

Il poco dire, il molto esitare, il tanto ragionare e sragionare, l’attingere dal quel che già era stato detto, era da sempre il suo tetto, il suo grido, il suo solo verdetto. Il suo sentirsi senza mani gli mostrava orizzonti lontani.

Finché un giorno apparve al suo cospetto la Vita, e fu così che l’occhio aperto tolse da quella pentola il coperchio.

Signore dal volto celato, fa che del tuo dire mi raggiunga il fiato.

Son della luce l’ardito amante e di storie potrei raccontarne tante.

Svelati allora ai miei desiderosi occhi.

Disse la Vita :

Fa che invero io ti tocchi.

Non mani e non occhi, sfioreranno del mio cor i rintocchi.

Il cuore? Non è il cuore che anelo vedere, parlami del tuo compiuto, di quello che hai fatto durante il vissuto.

Camminai tra pioggia e vento, sospeso da ogni turbamento, sollevai del viso un fiore e conobbi il suo amore.

Encomiabile è il tuo dire, resto qui vorrei ancora sentire. Che altro facesti e di cosa ti fregiasti intanto camminasti?

La vita è una partita che non è mai finita.

Rispose l’uomo.

Ma la tua vita finisce, pertanto a cosa il tuo cor ardisce?

Ardisco al vero, a quell’unico sentiero dove ogni uman pensiero è veliero.

L’uomo avvolto dal suo manto scuro riprese il sentiero, la Vita lo segui con lo sguardo e capì quanto lontano era il suo traguardo.

Signore aspetta!

Gridò la vita…

È questa la partita, non giocarla vuol dire averla già finita! Cammini spedito ma della Vita non accogliesti l’invito.

Vita sei cieca, non è forse la saggezza una delle tue forme? E non ti ho forse raccontato il viver in questo nostro interloquire? Chi altro può parlare del vivere se non ha attinto dalla sua più profonda sorgente?

Appari uomo per quello che invero sei, in tutte le tue manifestazioni, spogliati del manto che cela la tua vera essenza, anche la semplice margherita nella vita ha la sua eccellenza, se nell’inseguir la vita a raggiunger se stessa è riuscita.

Il mistero di cui ti adorni, è un abito di ingannevole fattezza, e ingannevole sarà anche la tua carezza.

Qualsiasi sia la tua natura creatura, se ne avrai portato a compimento il suo sentimento, della vita ne diventerai fermento e non solo fievole vento.

Ogni natura che a se stessa giunge alla Vita si aggiunge, la Vita è una bocca e i cuori in fermento il suo più fine nutrimento.

Io sono quel che sono. Non ti curar di me.  La Vita è infinita.

Disse l’uomo con arroganza.

E la Vita risposte:

La Vita è infinita, ma l’Uomo finisce, scala la tua incomprensione prima che la tua incomprensione ti scali. Buon cammino.

L’uomo riprese il passo, mentre una leggera lacrima prese a scivolargli sul viso, la Vita era riuscita a toccargli il cuore.

 

 

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