favola bambini favole
  • info@cleopa.it

Non sputare in cielo, che in faccia ti viene

Non sputare in cielo, che in faccia ti viene

 

Non sputare in cielo, che in faccia ti viene

 

La vita accorre,
laddove occorre.

La vita è un infermiera amara
che ti aggrava se ti ama.

Se sei cieco ad un occhio
perderai anche l’altro;

Se sei zoppo ad un piede,
ti danneggerà il secondo;

La vita è una sarta sadica
ti punge per indurti alla pratica;

La vita è un fiume in piena
che spezzerà ogni tua catena
non conosce tempo,
non conosce pena.

La vita a se stessa tende
è un fiume impetuoso
che trascinerà tutto e tutti
nel suo unico mare.


 

La vita è un fiume in piena, è un maestro instancabile che non ascolta pena, vuole a tutti i costi l’evolversi spirituale di questo grande ed unico essere l’umanità.

E questo concetto tanto difficile anche e soprattutto per me, cercai di spiegarlo a mio padre quando ero ancora una bambina. Papà è sempre stato un razzista, ma a miei occhi questo suo rigido esprimersi l’ho sempre interpretato come un controsenso, perché conoscevo il suo immenso cuore.

Come può un cuore grande e sensibile essere razzista?

Per razzista intendo chi non accetta il diverso, e per diverso parlo di tutte le categorie che non abbiano la pelle bianca e un sesso “riconosciuto”, ma a volte l’ignoranza ci rende cieco anche il cuore.

Papà.. non sputare in cielo che in faccia ti viene?

Figlia mia, papà vuole che ti sposi, non importa che sia ricco, colto, ma vedi di non portarmi a casa un negro!

Beh in quel periodo ero follemente innamorata di Leroy Johnson un ballerino di Saranno Famosi (Fame), ed ogni volta che mio padre ripeteva questo suo dogma, dentro di me dicevo:

Ma io Leroy me lo sposerei, io non lo vedo nero?”.

Un giorno ebbi la felice idea tra il serio e il faceto di confidare/sfidare mio padre.

Papà ma a me piace l’uomo nero!

Apriti cielo i suoi occhi si annebbiarono, smise di parlare, e si chiuse in camera da letto con mamma a parlare per una decina di minuti, sentivo la voce di mamma rassicurarlo:

Ma ha scherzato non vuole mica sposare un negro, stai tranquillo, rasserenati.


Da allora il tarlo evidentemente incominciò a lavorare nel profondo e ogni volta che vedeva un uomo di colore in tv, si girava di scatto verso di me per guardarmi gli occhi.

Voleva forse cogliere il mio stato emotivo?

Sono passati molti anni da quel giorno, non mi sono innamorata di un uomo di colore, ma non è stato per il limite imposto da mio padre, ma solo per le occasioni della vita, ed in papà gli anni, e l’esperienza hanno ammorbidito quella sua rigidità, o forse si è solo tranquillizzato osservando le mie scelte.

Una sera era tornato da lavoro, faceva il direttore di sala in un ristorante, ed io lo aspettavo sveglia per accaparrarmi le bomboniere che puntualmente la sposa lasciava ai camerieri, era sorridente nonostante l’evidente stanchezza e mi disse:

Ma lo sai Omar il lavapiatti è proprio un bravo ragazzo, ha detto che se vado in Africa mi vuole regalare tre cammelli, l’ho invitato a mangiare a casa uno di questi giorni.

Omar, era un ragazzo di colore immigrato clandestino, a papà era simpatico e lo comprendeva. Lui proprio lui, il razzista per antonomasia, o semplicemente un uomo che non aveva aperto il cuore alla diversità, ora aveva occhi per vedere.

Il razzismo nasce appunto nel non conoscere, nel non voler vedere, di sicuro per paura che le nostre “sicurezze” in qualche modo possano subire uno squilibrio. Ma la vita è un vento instancabile e le nostre torri di sabbia le distruggerà dal primo all’ultimo giorno di vita, fino a quando non capiremo che dobbiamo costruire torri fatte di pietra e sole, attraverso la ragione e il cuore.

Tornando alle diversità che a dire il vero non ho mai concepito, tipo non ho mai considerato diversi i maschi dalle femmine. Ricordo che ero piccola quando mi chiedevo perché dopo cena io e mamma dovevamo sparecchiare e i maschi no?

Papà mi aveva sempre chiamata principessa, ma se ero una principessa perché dovevo sparecchiare solo io, questa cosa non mi sembrava giusta.

Fai alzare anche Carlo e Lino.

Urlavo mal disposta indicando i miei fratelli.

Devi farlo TU sei femmina.

Diceva papà rigido.

NOOOO!!! Lo devono fare anche loro!

Per questo motivo ero sempre imbronciata a fine pasto, inoltre papà aveva la così detta “deformazione professionale”, o perlomeno così la definiva mamma, se lui aveva finito di mangiare voleva che immediatamente la tavola fosse liberata, e se noi eravamo più lente nel mangiare, dovevamo affrettarci a finire.

Che sciocchezze inutili e fastidiose che rendono solo il malumore, ma papà non faceva altro che proiettare in una famiglia “moderna” le abitudini antiche della sua famiglia natale, dove la mamma era “la regina di casa”.
Ma io sta cosa della regina che di casa che in realtà era la schiava di tutti, non l’ho mai capita, o forse sì, era la solita presa per i fondelli.

Da quel giorno capì, il perché papà mi chiamava principessa, era il mio destino, sarai diventata anche io una regina di casa, ruolo al quale ho immediatamente abdigato .


“Non sputare in cielo che in faccia ti viene”

Quando mio padre parlava male dei gay, io ero solita chiedermi se fosse capitato a mio figlio una cosa del genere, cosa avrei fatto?

Il pensiero mi angustiava non perché fossi contro la categoria, che invero stimo e non poco, la loro prova è molto dura, nascere in una famiglia che ti insegna che i colori della vita sono il bianco e il nero, e capire nel l’ascoltarsi di non essere ne l’uno e ne l’altra, non è facile.

E di questo loro profondo turbamento ero consapevole, lo sentivo nitido nel mio cuore, e dovevo farlo capire a papà, anche perché una strana teoria mi girava per la testa, laddove hai intolleranza la vita arriva ad appianarle, come???

Te le fa vedere molto ma molto da vicino. Ebbene i miei fratelli erano maschi dichiarati ma mio figlio? I miei nipoti?

E se la vita decideva di dare una lezione a mio padre attraverso mio figlio? La vita dei gay è difficile sofferta, uno per un figlio vorrebbe il meglio, allora dovevo ammorbidire l’asperità di papà e un giorno gli dissi quel che pensavo:

Papà ricordi la storia non sputare in cielo…ecc. ecc. smetti d’essere così intollerante con i gay, pensa se uno dei tuoi nipoti diventasse gay?

Rividi negli occhi di papà la nebbia ed anche se a distanza di tanti anni, si andò a richiudere in camera da letto con mamma, e ascoltai sempre la stessa voce rassicurante di mamma dirgli di non preoccuparsi, che i bambini non erano gay, che si sarebbe visto, anche da piccoli avevano tendenze.

Papà uscì dalla stanza con occhi diversi, e ogni volta che mio figlio tendeva la pargoletta mano verso una bambola, lo vedevo accorrere come un folle e sostituirgliela con una macchinina, o con un trattore o con Dragonball, senza parlare.

“Non sputare in cielo che in faccia ti viene”

La vita è un fiume in piena spezzerà ogni tua catena, la vita non conosce tempo, sa portare avanti il suo intento e per aprirti gli occhi saprà aspettare il giusto momento. La comprensione e la benevolenza possano donarti la pazienza e nel cuore del mondo scorgerai un immenso girotondo, e aggiungerei quando ti dicono che sei una principessa mandali a quel paese.

Cleonice Parisi

Invia il messaggio