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La Maledizione di Re Mida – La favola della Tavola Imbandita

La Maledizione di Re Mida – La favola della Tavola Imbandita

La Maledizione di Re Mida

remida


“La mitologia racconta che Mida ottenne da Dionisio il potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava. Il re si accorse presto però che in tal modo non poteva neppure sfamarsi, in quanto tutti i cibi che toccava diventavano istantaneamente d’oro. Resosi conto che la sua cupidigia di denaro lo avrebbe portato alla morte, implorò Dioniso di togliergli tale potere, che impietosito dal pentimento del re, esaudì la richiesta.”


Voglio essere il sovrano più ricco del mondo.  Dionisio ti imploro, fa che ogni cosa divenga oro!

Re Mida rinnovava ogni giorno questa sua preghiera a Dionisio, tanto che la divinità stanca di ascoltarlo un giorno decise di accontentarlo:

Da oggi la tua cupidigia sarà accontentata, tutto quello che toccherai muterà in oro.

Re Mida non poteva crederci, il suo sogno si era avverato, poteva tramutare ogni cosa in oro.Volle immediatamente mettersi alla prova, e dirigendosi verso il suo trono di legno intarsiato, lo trasformò al semplice tocco della sua mano in oro massiccio. Felice come non lo era mai stato, decise di scendere per le vie della sua città, voleva che tutti ammirassero e venerassero, questo Re ora divenuto un semidio. Mentre camminava con il suo folto seguito che cospargeva di petali di rose il suo cammino, vide un uomo seduto su un masso con in volto tanta tristezza. In quel giorno fausto, dove si decretava la sua gloria, Re Mida considerava di cattivo presagio la tristezza, e allora si avvicinò all’uomo dicendo:

Cosa ti rende tanto triste, non vedi che la vita ti arride, giovane ancora sei, hai calzari ai piedi e possiedi abiti curati. Cosa ti rattrista uomo?

Grande Re è in me una maledizione, la vita è un grande tavola imbandita ed io dei suoi prelibati piatti ho saggiato ogni sapore, ma nessuno di essi mi ha reso sazio. E cosa ancor più grave, il raggiunto ha poi perso di valore ai miei occhi!

Ahahahahahahaha, stupido uomo, come puoi aver perduto il gusto di vivere, osserva e troverai altre mille tavole imbandite a cui sedere, e quando anche del loro sapore sarai stanco, troverai ancora altre tavole.

Ormai i miei occhi sono aperti.

Risposte l’uomo triste.

Conosco l’inutilità di tale azione e pertanto non sento in me il desiderio di compierla. Te l’ho detto io sono maledetto, non ho più motori nel mio vivere, sono rimasto solo, io e la mia forza.

Per Re Mida le parole di quell’uomo erano insensate, lo guardò con pietà mentre riprendeva il suo cammino di gloria. Il popolo tutto lo acclamava e venerava come un dio e mentre sulle ali della gloria continuava ad alimentare il proprio ego, il re sentì fame e avvicinandosi ad un uomo che vendeva frutta, prese una mela. Non riuscì neppure a darle un morso che la mela divenne d’oro massiccio. Il popolo tutto nel vedere il prodigio, gridò al miracolo, e re Mida capì che in quel dono c’era la sua fine. Nel chiedere il miracolo a Dionisio aveva ascoltato solo la voce della sua cupidigia, senza dar ascolto anche alla sua ragione. Disperato come non lo era mai stato prese a correre attraverso il mercato, e tutto quello che toccò divenne oro. Il popolo impazzì per la gioia.

Re Mida, Re Mida!

Lo acclamavano tutti felici, mentre il grande re sentiva il fantasma della morte essergli sempre più vicino. E nel divenire triste come non lo era mai stato, ricordò l’uomo seduto sul ciglio di strada, ammalato della sua stessa tristezza, e decise di raggiungerlo.

Ora so quel che provi, ogni cosa toccata perde di valore, io volevo possedere tutto ed ora mi trovo a non possedere più niente. Tutto quello che tocco diviene inutile ed insensato, che me ne faccio di tanto oro, io non mangio oro, non bevo oro, non mi vesto d’oro, non vivo d’oro. Come sono stato sciocco!

Disse pieno di rammarico e disperazione re Mida. E fu in quell’istante che l’uomo triste si alzò dal masso mutando il suo aspetto. Re Mida era sconvolto per la rivelazione, quell’uomo altro non era che Dionisio.

Ti imploro liberami da questa maledizione, tutto quello che tocco diventa oro, ai miei occhi ha perso valore ogni cosa, sono destinato a morire.

Re Mida ti era necessaria una lezione, a molte tavole dovrai sedere per alzarti conservando la tua eterna sete e la tua insaziabile fame, sino al giorno in cui i tuoi occhi si apriranno davvero, per comprendere che nessuna tavola imbandita dalla mano del vivere, potrà mai saziare la fame del cuore. Ed allora, solo allora cercherai con occhi nuovi l’unica tavola imbandita che davvero sazia, cercherai nei cuori della gente la sorgente e quel giorno non avrai più bisogno di niente. Tornerai ad esser quel che eri, ma ricorda nessuna tavola imbandita dalla mano del vivere, sazierà mai la tua fame e la tua sete, cerca altrove.

Cleonice Parisi

Un pensiero su “La Maledizione di Re Mida – La favola della Tavola Imbandita

peppino fieniPubblicato in data3:43 pm - Ago 29, 2010

Erotodo, storico greco, racconta che la prima monetazione è avvenuta in Lidia. Quel re Mida voleva fare tutto da solo ed è rimasto fregato. Gli sta bene, speriamo la cosa si ripeta ai nostri giorni. Mi piace la tua favola e mi piacerebbe veder reaizzata l’altra, nessun dio, che non sia pagano, risistemerà la cosa. Re Mida, Lidia che ci ettiamo vicino? Indovinello.

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