


Fiume di Luna
Primo posto al Concorso Surrentum 2004
Commento giuria:
Una storia d’amore senza confini. Il coraggio di una donna nell’affrontare la punizione che le leggi tribali del suo popolo infliggevano a quelle come lei, con una sola colpa, portare nel grembo il frutto proibito di una passione pi? forte di tutte le guerre.L’unico suo conforto il continuo dialogo con la luna, madre di tutte le madri, testimone silenziosa della sua storia. Luna, che alla fine impietosita compie il miracolo, illuminando le menti dei popoli in guerra, che salvando il bambino ritrovano la pace.
Fiume di Luna
“L’amore è un albero le cui radici affondano nella comprensione.”
***
La montagna, in primavera odorosa di fiori, ed illuminata dalla bianca luce della luna, sembrava dipinta da sfumature quasi magiche. In questo posto vicino al cielo ma ancora unito fermamente alla terra, Taddeo e Fiume di Luna, si amarono. I due giovani nascosero alle loro famiglie questo sentimento, poiché appartenevano a villaggi avversi da sempre in guerra tra loro.
Fiume di Luna e Taddeo, si sentivano trasportare da un amore senza confini, talvolta l’immensità del cielo e di tutte le sue stelle, sembravano non poter contenere il palpitare dei loro cuori all’unisono.
S’incontravano sempre di notte, quando tutti chiudevano gli occhi al mondo, loro li aprivano all’amore. Cullati dalla luna, i sogni si alzavano leggeri come mongolfiere senza pesi, e i sentimenti fiorivano come profumati alberi di pesco.
Una notte come tante Fiume di Luna giunse in anticipo al loro consueto appuntamento. Era felice nonostante i venti di guerra soffiassero nuovamente sul suo villaggio, aveva da annunziare a Taddeo una notizia bellissima, erano in attesa di un figlio.
Quel amore già vivo, ed intensamente sentito stava ora per dare il suo frutto, e nel nome di questa nuova vita sarebbe sbocciato il fiore della pace, e la luce della ragione avrebbe illuminato le menti dei loro popoli. Fiume di Luna non riusciva a fermare le lacrime di gioia, che le cadevano copiose dal volto, ma le asciugò in fretta non voleva che Taddeo le potesse fraintendere, perché si piange allo stesso modo sia per gioia che per dolore.
La luna era alta e le stelle le facevano da cornice, la giovane la fissava quasi ipnotizzata, nei racconti degli anziani essa rappresentava la dea della femminilità, ed era pertanto sacra a tutte le donne, ma per Fiume di Luna rappresentava qualcosa di più, la madre celeste alla quale innalzare ogni sua vittoria,ochiedere conforto nei momenti di profonda prostrazione. La giovane parlava davvero con la Luna, anche se in realtà non aveva mai ascoltato alcuna sua risposta, ma stranamente dopo averle espresso timori o indecisioni, trovava poi in se una risposta. Viveva nella convinzione che la Madre Celeste, potesse ascoltarla infondendole saggezza nel profondo dell’anima.
Quella serata era davvero di gioia, Fiume di Luna non sapeva come esprimere a parole ciò che sentiva nel cuore, avrebbe voluto prendere tra le sue mani la propria anima e sospingerla in alto sino al cielo, per dire grazie, per dire che amava la vita, per dire che amava Taddeo.
Giuse Taddeo, vide Fiume di Luna in preghiera e decise di nascondersi per non distoglierla da quel momento che sapeva sacro. Quell’altura a picco sull’immenso cielo della notte intarsiato da una miriade di stelle e dalla bellissima luna piena, apparve a Taddeo come al massimo del suo splendore, e la figura esile e luminosa di Fiume di Luna, lì in ginocchio lo commosse tanto da sentire il cuore colmo di una gioia che non aveva mai provato, in quell’istante maledisse le sue mani e la sua memoria, perchè non avrebbe mai potuto fermare quel momento meraviglioso:
- Dipingete mani questo istante sulla tela del tempo, affinché mai questo momento possa essere soffiato via dal suo incedere. L’ amore per quella donna supera ogni mio pensiero. Oggi la vedo come un icona sacra cui immolerei la mia vita
Mentre la sua preghiera arricchiva l’anima del mondo, Taddeo fu distratto dalla voce di Fiume di Luna che innalzava la sua preghiera al cielo, era sempre molto attento a tutte le sfumature della giovane e colse nel tono del sua voce una strana e sconosciuta determinazione, rafforzandone naturalmente la sua attenzione:
- Madre, nel mio cuore scorgo il soffio di vita dell’amore, i miei sogni oggi sono vivi, le speranze nutrite. I campi aridi dove risiedevano sono ora fertili prati, e fiori odorosi mi cingono il capo, tanto accade a me piccola Luna sulla terra, tu Luna madre tra le madri, che sei amore allo stato puro, accogli e tieni sacro questo figlio che il mio grembo porta, come tuo figlio. Fa che i suoi passi nelle nere notti della vita siano illuminati dai raggi delicati della tua luce.
O Luna tu che da sempre osservi le tue figlie, dona a me oggi il coraggio per affrontare gli sguardi, la forza per sostenere i principi, donami le mani per guidare chi non crede, sii tu la mia forza.
Taddeo esplose di una gioia incontenibile, e corse verso Fiume di Luna dimenticando la sua rispettosa attesa, l’abbracciò con tenerezza anche se in quell’istante avrebbe voluto stringerla con tutta la forza che possedeva, ma ora non era più solo la sua donna, ma la madre di suo figlio. Le sussurrò all’orecchio parole dolci e incoraggianti, mentre teneramente le carezzava il capo:
- Amore, insieme saremo la forza di nostro figlio, il mio coraggio sarà il tuo coraggio, le mie mani le tue mani, da oggi non ci separeremo più e il sole illuminerà i nostri passi del giorno.
Trascorsero molte ore a parlare del loro futuro a dipingere i sogni, Fiume di Luna indicò con la mano una stella cadente, e colsero insieme il magico momento, esprimendo un segreto desiderio. La giovane incuriosita dal silenzioso riserbo di Taddeo gli chiese cosa avesse desiderato, e Taddeo disse:
- La salute per il nostro piccolo.
La giovane lo guardò incredula anche lei aveva desiderato la stessa cosa. In quel momento non esisteva nient’altro che il frutto del loro amore, si strinsero in un abbraccio che durò l’intera notte, niente poteva offuscare la loro felicità.
L’arrivo delle prime luci dell’alba li ritrovò l’uno stretto all’altra, Taddeo baciò Fiume di Luna sulla fronte augurandole una felice giornata, ed entrambi rientrarono nei loro villaggi, portando nel cuore una grande gioia.
Fiume di Luna giunse alla tenda come al solito guardinga, e notò subito che l’intero villaggio era in movimento, gli uomini aveva i volti dipinti dai colori di guerra e le donne erano intente ad avvelenare le punte delle frecce.
Era di nuovo la guerra, la fanciulla corse dal padre implorandolo di finirla con quell’inutile spargimento di sangue che non avrebbe portato a niente, e che si sarebbe potuti giungere ad un accordo fatto di parole e non di morte. Lo stesso fece Taddeo mentre il padre ormai era lontano nei pensieri, preoccupato per l’imminente battaglia.
Gli uomini partirono nel silenzio di quel freddo mattino. Le guerre non avevano mai fatto vincitori, ma sempre e solo vittime da entrambi i lati. Furono ore di paura e trepidazione per le donne del villaggio; solo al tramonto videro tornare i loro uomini, molti erano feriti, altri non fecero ritorno. Fiume di Luna corse con la madre alla ricerca del padre e del fratello, erano entrambi feriti.
Di Taddeo non aveva notizie, il cuore le palpitava in preda ad un agitazione che ormai durava da ore, il suo villaggio aveva vinto, riportando però molte perdite, dolore, morte e lacrime erano il canto di vittoria di quest’altra inutile battaglia.
Mentre era intenta a medicare uno degli uomini, la giovane ascoltò la notizia che non avrebbe mai voluto sentire: suo fratello aveva ucciso il figlio del capo villaggio, Taddeo, e se ne vantava con i suoi amici.
Fiume di Luna sentì un forte dolore al petto e perse i sensi, venne condotta nella tenda di famiglia dove cercarono di rianimarla. Al risveglio il suo volto era irriconoscibile, la luce che da sempre le accendeva lo sguardo era spenta, così come il suo sorriso, e da quel momento non proferì più parola. La madre era disperata e piangendo cercava di spronarla, ma Fiume di Luna era come assente.
Tutte le notti ritornava alla vita e lentamente ripercorreva le vie che l’avevano vista felice, lì restava ore ed ore in attesa del suo amore che però non giunse, stavolta la Luna non fu consigliera di un amore, ma testimone di un triste e disperato grido di solitudine:
- Luna maledico il giorno in cui ti chiamai amore, oggi non ho più vita in questa vita, il tuo splendore è offuscato dal mio pianto, non ho più respiro ha finito di soffiare quando il suo respiro si spense, ma la vita ancora mi chiama, essa affonda dentro di me le sue radici: dimmi Luna come può un albero morente avere il grembo pregno e le radici ben affondate in terra? Come può un ramo secco conservare ancora in se il germoglio di un fiore? Oggi io sono quell’albero che, seppur morente, continua a vivere una vita che non è vita, sono quel ramo secco che culla ancora il suo germoglio.
Ogni notte si ripeteva questo triste rito: Fiume di Luna saliva sulla montagna che l’aveva vista insieme a Taddeo e gridava alla Luna il suo dolore. Varie volte la madre aveva tentato di parlarle, ma la fanciulla era chiusa in un profondo silenzio. Quando non fu più possibile nascondere la gravidanza, il padre la raggiunse manifestandole il suo grande dolore per il disonore che aveva gettato sulla famiglia; come capo villaggio doveva dare l’esempio. La punizione per le donne che non avevano rispettato la legge, era l’esilio, ed anche a Fiume di Luna non fu risparmiata questa sorte.
Una canoa venne dipinta con i colori del disonore, dotata di poco cibo, acqua e una coperta. Scese la notte, tutto il popolo fu riunito per assistere all’umiliante esilio della giovane, la quale fu abbandonata sulla canoa e staccati gli ormeggi.
Era ancora nei pressi della riva, quando la fanciulla aprì il palmo della mano, che aveva dipinto di rosso mostrandolo: nel loro linguaggio voleva dire vi amo.
La madre pianse sommessamente, quasi nascondendosi, la legge del popolo andava rispettata, ma la legge del cuore aveva le sue regole e non poteva sottostare alle leggi umane. Rivolgendosi al consorte palesò i suoi sentimenti:
- Avrei sofferto di meno se mi avessi pugnalata al cuore con le tue mani, anziché vedere il sangue del mio sangue allontanato, queste leggi non considerano i sentimenti, ti imploro, abbandona questa decisione fa che Fiume di Luna torni a casa, ormai manca poco alla nascita del bambino.
- Quel bambino non ci appartiene, ed ora anche nostra figlia. Il disonore ha macchiato la nostra stirpe, il mio cuore sanguina proprio come il tuo, ma la legge è legge.
Così dicendo il padre abbassò lo sguardo e il rituale continuò. La canoa scivolava leggera sulle acque del fiume, che istante dopo istante, divenivano sempre più impetuose. Le rapide erano vicine e Fiume di Luna, sentiva sempre più distintamente il sordo gorgoglio. Intimorita prese il remo per cercare di raggiungere la riva, i dolori del parto erano incominciati ed incalzavano sempre più. Fu un balzo della canoa a farle perdere il remo, la sua unica speranza per poter raggiungere la riva. Stanca e preda delle doglie. La giovane si accovacciò nella canoa, mentre il bambino premeva per uscire. Il cuore le batteva velocemente aveva paura.
Un urlo straziante si perse nei boschi vicini, e il vagito di una nuova vita riempì l’aria. Fiume di Luna pianse quando vide per prima volta suo figlio, era un bellissimo maschietto, lo avvolse teneramente nella coperta stringendolo a se. Le forze ormai le mancavano, una forte emorragia le stava soffiando via la vita, vedeva tutto in modo confuso, e i suoni le sembravano lontani: capì che sta per morire. Rivolse alla luna l’ultima preghiera, con un filo di voce:
- Sento la vita, lasciarmi, ma ora non ho più paura, se questa è la morte non la rifuggirò. Signora del cielo, madre amatissima, accogli il mio spirito che a te si unirà sereno, e colma di luce questo animo che freme non per se stesso, ma per il suo bambino. Salvalo, solo così potrò unirmi a te, nella tua pace.
Detto ciò chiuse gli occhi e la vita di Fiume di Luna si spense.
Ad un tratto la canoa fu presa al laccio, due uomini a cavallo cercavano di trainarla a riva, erano il padre e il fratello della giovane, e poco dietro la madre che correva a piedi accompagnata da tutto il popolo, avevano sentito le urla strazianti di Fiume di Luna ed in quell’istante il padre era saltato a cavallo correndo lungo il corso del fiume per trarla in salvo.
L’onore macchiato era ora poca cosa al cospetto di quel grido disperato. La canoa venne tratta sino alla riva, la fanciulla era ormai senza vita, il suo volto pallido e triste, e tra le braccia il neonato. Il padre raccolse il corpo di Fiume di Luna, mentre piangendo le chiedeva perdono. Quando si rese conto che nulla l’avrebbe più fatta tornare, cadde in terra distrutto ancora stringendola a se, cullandola così come aveva fatto quando era piccola. Fiume di Luna era lì, non più nel corpo, ma in spirito, non più nel dolore, ma nella pace, e al suo fianco c’era Taddeo.
Ora da li le era tutto chiaro:
- La vita è amore, e l’amore è un albero le cui radici affondano nella comprensione. La vita umana a cui l’uomo si stringe così avidamente considerandola sua unica ricchezza, è solo una minuscola scintilla, rispetto al sorgere di un sole che appare quando un anima si completa.
La luna era alta nel cielo ed ora Fiume di Luna poteva ascoltarla non soltanto nel cuore, la fanciulla impietosita dal dolore della sua famiglia, le chiese come ultimo dono di illuminarla agli occhi del padre, che stringeva ancora tra le braccia il suo corpo senza vita, la Luna acconsentì e sulla canoa apparvero mano nella mano Taddeo e Fiume di Luna.
Non proferirono parola ma i loro volti erano distesi e pieni di luce, la fanciulla aprì per la seconda volta il palmo della mano, per dirgli quanto li amava, dissolvendosi poi con Taddeo in un fascio di luce.
Da quel giorno le guerre furono sospese, e i due villaggi riuniti in nome di un amore che non avevano conosciuto e compreso, quel bambino fu chiamato Figlio della Luna testimone di un gesto d’amore, e del grande coraggio di una donna nel cui nome era scritto il suo destino.
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non ho pianto perchè c’era gente con me, ma avrei tanto voluto farlo per liberare le emozioni che inondavano le mie vene..
magic moment
Quanto sei dolce Nino…molto.
Quando le parole non arrivano, si è toccato il cielo con le dita.A me è successo questo.
Grazie Peppino ora sono io senza parole.
In quest’opera troviamo l’apoteosi dello stile “Cleopardiano” nel suo pieno splendore letterario, permeato di emozione in tutti i suoi aspetti ed esplosivo nei sentimenti umani.
E’ narrato l’amore oltre l’amore e cioè “l’amore indissolubile”.
Proprio quell’amore che rimarrà saldamente ancorato nei nostri cuori, indipendentemente da qualsiasi avversità e/o male possa accadere durante il percorso della nostra vita.
Leggendo questa splendida opera si percepisce una sensazione meravigliosa, che invade in tutto il nostro essere, capace di risvegliare le nostre coscienze attraverso il pungolo del dolore.
L’autrice dimostra semplicemente come l’amore può sovrastare qualsiasi male, facendo risaltare quei sentimenti contrastanti tra loro e di cui oggi (e da sempre) si nutre l’intera umanità in tutte le loro forme, come l’odio e l’amore.
Il messaggio finale l’ho sentito forte dentro me: quando l’umanità chiuderà gli occhi del mondo e aprirà quelli del cuore allora scoprirà l’indissolubilità dell’amore, percorrendo il fiume della vita, proprio attraverso la comprensione.
L’amore indissolubile, presente in questa favola, poteva essere rappresentato in modo esemplare solo da un fiore eccelso. Complimenti per la maestosità dell’opera, Ricky.
Ricky non solo sono senza parole, ma anche commossa…non posso dire che grazie, grazie…